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Attualità | 16 ottobre 2017, 18:32

Mountain bike nelle Alpi Marittime: facciamo chiarezza. Sul sito del Parco pubblicata la versione sbagliata del Regolamento

Il presidente dell'Ente Paolo Salsotto: “Semplicemente sono circolate due versioni. Sull'albo pretorio del Parco c'è quella sbagliata. Chiediamo scusa, è stato un errore nostro. La versione depositata in Regione è invece quella corretta"

Foto dal gruppo facebook "Stop alle MTB nelle Alpi Marittime?!?"

Foto dal gruppo facebook "Stop alle MTB nelle Alpi Marittime?!?"

Mountain bike nelle Alpi Marittime: facciamo chiarezza.

Il Regolamento delle Aree protette delle Alpi Marittime contestato dal movimento cicloalpinismo.com e pubblicato sull'albo pretorio del Parco (alla pagina http://en.parcoalpimarittime.it/albopretorio/2180) non coincide con il regolamento inviato alla Regione Piemonte per l'approvazione.

Un'incongruenza che ha generato polemiche e dibattiti con la creazione del gruppo facebook Stop alle MTB nelle Alpi Marittime?!? e di una petizione su change.org che in sole 24 ore ha raccolto 1.517 sostenitori. I cicloalpinisti contestavano l'articolo 5 sulla regolamentazione dell'attività ciclistica in quanto “potrebbe sancire la messa al bando della pratica della mountain bike su centinaia di chilometri di strade e sentieri in tutte le aree protette delle Alpi Marittime che comprendono porzioni della Val Tanaro, Valle Pesio, Val Vermenagna, Valle Gesso e Valle Stura”.

Peccato che il regolamento contestato non fosse quello corretto. Ma in effetti l'unica versione disponibile, in quanto pubblicata sull'albo pretorio del Parco in data 6 aprile 2017.

In realtà la versione corretta dell'articolo 5 del Regolamento è stata pubblicata oggi su Targatocn.

La riprendiamo qui sotto:

Art. 5. Attività ciclistica
1. La circolazione delle biciclette, comprese quelle a pedalata assistita, è consentita su tutte le strade, le piste forestali, i sentieri e le mulattiere delle aree protette.
2. L’Ente può interdire tale circolazione su particolari sentieri e mulattiere dandone pubblicità e informazione al pubblico mediante opportuna segnaletica.
3. E’ vietato compiere con le biciclette percorsi fuoristrada e fuori sentiero se non conducendole o trasportandole a mano.
4. Su strade, sentieri, mulattiere e piste forestali i ciclisti sono tenuti a seguire rigorosamente il tracciato originale senza compiere tagli di curve e tornanti, a dare precedenza ai pedoni e a regolare la propria velocità in modo da non creare pericolo agli altri visitatori.
5. Sono vietati la pratica del down-hill e il ripercorrere più volte lo stesso sentiero utilizzando mezzi meccanici motorizzati per la risalita, salvo su percorsi individuati e segnalati dall’Ente.

Questa invece la versione sbagliata:

Art. 5. Attività ciclistica
1. La circolazione delle biciclette, comprese quella a pedalata assistita, è consentita sulle piste forestali, sui sentieri e le mulattiere individuati e segnalati dall’Ente
2. E’ vietato compiere con le biciclette percorsi fuoristrada e fuori sentiero se non conducendole o trasportandole a mano.
3. Su strade, sentieri, mulattiere e piste forestali i ciclisti sono tenuti a seguire rigorosamente il tracciato originale senza compiere tagli di curve e tornanti, a dare precedenza ai pedoni e a regolare la propria velocità in modo da non creare pericolo agli altri visitatori.
4. Sono vietati la pratica del down-hill e il ripercorrere più volte lo stesso sentiero utilizzando mezzi meccanici motorizzati per la risalita, salvo su percorsi individuati e segnalati dall’Ente.

Quattro comma invece di cinque e, soprattutto, una differenza di approccio: più positivo verso l'attività ciclistica nella versione corretta.

Cosa è successo? Ci risponde il presidente del Parco Alpi Marittime Paolo Salsotto: “Semplicemente sono circolate due versioni. Sull'albo pretorio del Parco c'è la versione sbagliata. Chiediamo scusa, è stato un errore nostro. La versione depositata in Regione è invece quella corretta. Voglio però sottolineare che il Regolamento adottato non ha ancora nessun valore perchè deve essere approvato in Regione”.

A redigere il Regolamento hanno contribuito tantissimi attori: i consiglieri e i dipendenti del Parco, la comunità del Parco che comprende 16 comuni, la Provincia e sei Unioni Montane, oltre alla Consulta per promozione del territorio. È quindi verosimile che siano state proposte diverse versioni e che, per errore, sia stata pubblicata sul sito del Parco quella errata.

“Anche se poi nella sostanza è la stessa cosa – precisa Salsotto –: l'accesso alle bici sarà consentito in tutti i posti tranne dove è vietato. Con la stessa attenzione fatta per chi porta i cani al guinzaglio, vogliamo rivedere l'accesso alle biciclette, sentiero per sentiero. In questo senso è possibile che i percorsi accessibili ai cicloamatori siano ridotti (ad esempio per quei fondi che per natura geologica sono soggetti ad essere erodibili). Vogliamo collaborare con loro per dettagliare queste cartine”.

cristina mazzariello

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