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Cronaca | sabato 21 luglio 2018, 16:19

“Non vogliamo morire schiavi”: i braccianti africani chiedono al prefetto di Cuneo un nuovo incontro con i sindaci e la Regione (FOTO)

Dopo oltre un’ora di confronto, la delegazione torna in strada, di fronte alla Prefettura, per riferire quanto detto dal prefetto. Focus su chi dorme ancora in strada, sull’ex caserma Filippi di Saluzzo, sui contratti e sulle paghe

La manifestazione a Cuneo

La manifestazione a Cuneo

Per la prima volta, Cuneo ha ospitato stamane (sabato) la manifestazione dei braccianti agricoli di Saluzzo, giunti nel capoluogo provinciale per chiedere con forza maggiori diritti e dignità.

Dalla stazione ferroviaria è partito il corteo, che ha raggiunto dapprima piazza Galimberti e – poi – il palazzo della Prefettura, anche se pare che la manifestazione fosse autorizzata solo nel tratto piazza Galimberti-Prefettura.

Circa duecento persone hanno sfilato, con striscioni e cartelli, al grido “Più lavoro per tutti, più dignità per tutti” oppure ancora “Schiavi mai!”.

A vigilare sulla manifestazione, decine di agenti delle Forze dell’ordine, anche in borghese, con il reparto celere della Polizia di Stato in testa al corteo. Non si è registrato alcun tipo di disordine, ad eccezione del traffico, che è rimasto bloccato per qualche decina di minuti lungo l’asse di Corso Nizza e piazza Galimberti.

“Da Gioia Tauro a Saluzzo contro lo sfruttamento” era uno degli striscioni che aprivano il corteo di manifestanti, “firmato” dal Coordinamento lavoratori agricoli.

La protesta aveva un unico fine: incontrare il prefetto di Cuneo, Giovanni Russo, per un confronto sulla tematica dell’accoglienza dei braccianti e delle loro condizioni lavorative.

Di fronte all’Ufficio territoriale del Governo, sindacalisti e rappresentanti di associazioni hanno “contrattato” con Questura e Prefettura per accordare l’incontro. La Celere ha presidiato l’ingresso al palazzo del Prefetto dove, dopo una mezzoretta, una delegazione di manifestanti è stata fatta entrare.

Il prefetto, che in un primo tempo sembrava essere fuori città, ha invece ascoltato le istanze dei sindacati agricoli, che poi, dopo oltre un’ora, sono usciti, per riferire ai manifestanti l’esito del confronto.

A parlare sono stati i rappresentanti dell’Usb (Unione sindacale di base) e del comitato saluzzese dei braccianti agricoli.

Abbiamo tracciato un quadro della situazione generale – è stato detto - sia di chi vive fuori, che all’interno dell’ex caserma Filippi a Saluzzo (dove il Comune ha allestito il dormitorio temporaneo: ndr).

Il prefetto ci ha spiegato come la Prefettura abbia collaborato per giungere a questa situazione, ma noi dovevamo comunque attirare l’attenzione, dal momento che per strada vi sono sempre 200 persone che dormono per terra”.

I sindacalisti, sulla scorta di “quanto ci raccontano i lavoratori”, non hanno lesinato critiche al dormitorio allestito dal Comune di Saluzzo.

Nella Filippi non c’è acqua – hanno detto - non ci sono finestre, non ci sono docce”.

Dal canto suo, il prefetto – stando al racconto dei sindacalisti che lo hanno incontrato – ha detto che la situazione all’esterno del dormitorio sarebbe anche dovuta al fatto che “gli altri comuni non hanno partecipato al progetto di accoglienza”. “Il prefetto non ha potere per obbligarli” hanno detto i sindacalisti, che poi hanno posto l’attenzione sugli oneri sindacali, sul lavoro grigio, sulle paghe troppo basse e sui fondi comunitari destinati alle aziende agricole.

Questi soldi come vengono spesi? – si sono chiesti - Chi lavora nei campi non ne beneficia”.

Ne è nata una proposta. Un secondo incontro, con un tavolo di confronto allargato anche al sindaco di Saluzzo, ai sindaci del territorio, alla Regione Piemonte.

Quello di oggi è un primo segnale per dire ai padroni che senza di noi nessuno può raccogliere la frutta. – ha detto Aboubakar Soumahoro, del coordinamento nazionale Usb – Abbiamo chiesto un secondo tavolo con i Comuni dove di giorno si raccoglie la frutta e di notte nessuno si preoccupa di dove dormano i braccianti.

La Regione Piemonte ha ricevuto finanziamenti per oltre un miliardo di euro dalla Comunità europea, le aziende che percepiscono finanziamenti devono essere obbligate a rispettare i nostri diritti.

Non si possono dichiarare due giorni di lavoro al mese quando ne sono stati svolti venti. Non si possono avere buste paga di 50 euro, quando ci spacchiamo la schiena per 10 ore al giorno, e non per 6.

Questa è sfruttamento. A partire da oggi il messaggio dev’essere che il lavoro equivale a salario, siano i braccianti italiani o migranti.

Il prefetto si è impegnato a sollecitare i comuni nel trovare una sistemazione per i 200 braccianti fuori dal dormitorio. Racconteremo ovunque quanto sta succedendo, perché il prefetto ha delle responsabilità, deve interrogarsi su che fine hanno le persone che dormono in strada.

Così come hanno responsabilità anche i Comuni. Lavoriamo nei campi delle stesse persone che ci definiscono invasori: se lavoriamo non diamo fastidio, mentre se chiediamo diritti sociali dientiamo scomodi.

Vogliamo viver come essere umani, e non come cani abbandonati in strada. Ci dobbiamo organizzare con gli altri lavoratori: se non facciamo così moriremo schiavi.

Dobbiamo unire le forze con gli italiani, perché se siamo uniti ci penseranno due volte a dichiarare giornate lavoro in meno e a pagarci 4 euro quando dobbiamo ricevere il doppio.

Non chiediamo né carità, né assistenza, ma il riconoscimento dei nostri diritti di lavoratori.

Pensate che mentre persino i cani hanno il veterinario, chi vive in strada non ha nemmeno il medico di base. Una vergogna”.

Da Soumahoro sono poi giunte anche pesanti critiche al Comune di Saluzzo.

La soluzione dell’ex Filippi non si può dire che sia buona. I lavoratori dicono che chi non ha il contratto non ha accesso al Pas (anche se le cose non sarebbero propriamente così: ndr). Se confermato si tratterebbe di una discriminazione. Dobbiamo combattere questi criteri, avere un confronto con il sindaco di Saluzzo, per capire chi ha deciso queste regole.

Non basta quello che è stato fatto, siamo di fronte alla latitanza politica degli altri Comuni. Dove paghiamo tasse, vogliamo vivere.

Non serve mandare la Polizia dai braccianti, ma servono gli ispettori del lavoro nelle aziende a controllare”.

 

Nicolò Bertola

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