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Curiosità | 20 settembre 2019, 10:40

Una vita per il Monviso: l’ultima ascesa di Clemente Berardo a 83 anni dopo più di 400 volte in cima al Re di Pietra

A causa di un incidente subìto due anni fa non potrà più arrivare sulla cima che ha toccato 407 volte. Ma ha voluto salutare per l'ultima volta il Viso, la montagna di cui conosce ogni pietra e su cui ha celebrato più di 50 anni fa il matrimonio con la moglie

Clemente "Mente" Berardo e Elia Lamberti sulla vetta del Monviso

Clemente "Mente" Berardo e Elia Lamberti sulla vetta del Monviso

E’ salito per la prima volta in cima al Re di Pietra quando aveva soli 7 anni. E lunedì 16 settembre è arrivata la sua ultima ascesa al Monviso, a 83 anni. La 407esima della sua vita.

Clemente Berardo, conosciuto come “Mente”, vive nella zona pre collinare di Manta e ancora oggi continua a definirsi fieramente “agricoltore e guida alpina”.

“Ho vissuto dividendomi al 50 per cento tra campagna e montagna.” – ci racconta Clemente, raggiunto al telefono dopo la sua ultima scalata – “Sempre a contatto con la natura. La pianura non mi piace, il mare l’ho visto per la prima volta superati i 30 anni. E’ bello, il mare, ma non credo di esserci mai stato più di 2 giorni. Il richiamo alle alture è sempre stato in me fortissimo. E dopo un po’ dovevo tornare. Tornare a faticare.”

“Mi sono sempre trovato a mio agio nella fatica” – continua – “Credo di aver sempre faticato. Ora, però, sono saturo, le ossa cominciano a fare male. Per questo ho deciso di fare per l’ultima volta questa salita. Bisogna saper dire basta. Dal 2017 non salivo più qui. Ho avuto problemi di salute che mi hanno fatto pensare al peggio. E ora che sto meglio sono venuto a ringraziare il padre eterno per l’ultima volta. E qui ci lascio il cuore.”

Non sa spiegare cosa lo attrae del Monviso rispetto ad altre cime.

“Semplicemente è il timbro che ha segnato la mia vita, ma credo di tutti quelli che vivono in queste terre” – spiega – “Ogni monte ha il suo fascino e ce ne sono in tutto il mondo di stupendi. Il Cervino forse è, per me, il più estetico, ma non saprei dire se è il più bello. Ogni montagna è come una persona, bisogna saper gustare di ognuno la diversità.”

Un rapporto con la montagna che nasce da lontano e che lo ha portato da piccolissimo ad avvicinarsi al Viso e a raggiungere le sue vette. Dal lavoro negli alpeggi che faceva nei 3 mesi estivi di pausa dalla scuola insieme allo zio, reduce di Russia. Dalla passione trasmessa da un altro zio, campione militare di corsa, che lo portò a soli 7 anni oltre i 3.800 metri di quota. Passando agli anni del dopoguerra dove Clemente ha potuto vivere la crescita del turismo famigliare e dell’escursionismo nelle terre del Monviso.

“C’era un’euforia, una motivazione forte a ripartire. Una voglia di progresso e di svago che ha portato molti a camminare qui.”

Dopo il militare intraprende la via del soccorso alpino, una sorta di missione che lo accompagnerà per tutta la vita.

“Ho visto morire tanti amici su queste montagne” – spiega – “Ora la montagna è più sicura rispetto a un tempo, ma non bisogna mai prenderla sotto gamba. Bisogna conoscerla. Ancora adesso che ho 80 anni ho l’istinto del soccorrere chi è in pericolo o in difficoltà. Bisogna essere solidali.”

Si commuove Clemente quando parla di sua moglie Maria Teresa, mancata anni fa per le conseguenze di un incidente.

“Ci siamo ritrovati nella disperazione e nella solitudine (entrambi avevano perso i genitori ndr)” – spiega – “E in questa solitudine ci siamo uniti lassù in cima al Monviso. In intimità con la montagna, non volevamo rumori né fronzoli. Bastava guardarsi negli occhi. Ci ha sposato un parroco, anch’esso guida alpina. E poi erano presenti pochissimi amici. Quelli che sarebbero rimasti tali per tutta la vita.”

Clemente è stato anche gestore del Quintino Sella per 7 anni negli anni ’80. La moglie, insegnante di professione, gli ha dato una mano. Poi il ritorno in paese: "Insieme a Maria Teresa ci dicevamo: proviamo a fare qualcosa per i giovani”.

E così crearono una pista pattinaggio naturale “Polo Nord” in "Cumba Santo" tra Manta e Saluzzo. Qui un tempo erano presenti le antiche ghiacciaie. “Molti sindaci di montagna mi presero in giro: ‘non riusciamo noi a fare una pista a 1.300 metri’ vuoi riuscirci tu a 300’. Ma mi sono intestardito e ci sono riuscito e abbiamo regalato dei bei momenti. Mi ricordo un Natale con 200 persone in pista.”

Finita l’epoca del pattinaggio e a seguito della morte della moglie Clemente Berardo ha continuato a portare avanti il lavoro in campagna e di guida alpina raggiungendo la cima di quella montagna di cui conosce ogni pietra altre tante volte. E lunedì ha voluto realizzare l'ascesa, l'ultima della sua carriera: partendo da Pontechianale all'una di notte, passando per il vallone di Vallanta e giungendo in cima intorno alle ore 12 dove ha toccato la croce di vetta per la 407esima volta.

Sul percorso e in cima ha trovato dei giovani con cui ha condiviso aneddoti del passato, storie di montagna che racconta ancora con grandissima lucidità e una memoria dettagliata. Alcuni di questi sono stati postati sui social (un mondo che Clemente Berardo non conosce). Riportiamo il racconto di Elia Lamberti, anche lui mantese, alla sua prima ascesa al Viso. Qui il suo post su Instagram.

Il post dedicato a "Mente" Berardo su Instagram di Elia Lamberti.

O quello di Federico Martini, pubblicato sul gruppo facebook Lo Splendore dei monti e delle valli cunnesi.

Il post di Federico Martini.

 

 

Le storie di "Mente" lassù oltre i 3.800 hanno fatto breccia nel cuore dei tanti giovani presenti lunedì scorso. Le storie di una persona che ha vissuto a pieno e con un amore totale per la natura.

"Con poco e niente ci siamo divertiti da matti" - conclude la telefonata - "Quando iniziavamo a vedere che le cose arrivavano, dopo un lungo periodo di miseria, eravamo contenti. Quello di cui sono contento, ora, é che non ho sprecato un minuto di tempo. I minuti, tutti, sono preziosi per costruire qualcosa"

E a vedere la sua storia c'è da credergli. E forse anche da imparare.

Daniele Caponnetto

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