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Attualità | 19 gennaio 2012, 15:12

"Se non ora quando" contro la "Crociata abortista di Cota" che costa ai piemontesi 3 milioni di euro in due anni

Sabato 21 gennaio il comitato terrà a Cuneo un presidio in corso Nizza angolo corso Dante, a partire dalle 15, per sensibilizzare le donne sull'argomento

Gemma Macagno, Liliana Meinero, Paola Picollo, Giulia Conte e altre esponenti del movimento SNOQ (copyright targatocn.it)

Gemma Macagno, Liliana Meinero, Paola Picollo, Giulia Conte e altre esponenti del movimento SNOQ (copyright targatocn.it)

Con due delibere negli ultimi anni la Giunta Regionale ha tentato di introdurre i Volontari del Movimento per la Vita nei consultori, fino ad oggi regolati con la legge 194. Un primo ricorso, presentato nell’autunno del 2010 dalla Casa delle Donne di Torino appoggiata da altre associazioni e tante donne, è stato accolto dal TAR nel luglio 2011. Dopo 4 giorni la Giunta regionale emetteva una nuova delibera "rettificata” e prontamente veniva riproposto un nuovo ricorso (autunno 2011) la cui udienza al Tar si terrà mercoledì 25 gennaio. Ma intanto nel settembre 2011 la Giunta Cota ha proposto la legge 160 che, qualora venisse approvata dal Consiglio regionale e diventasse effettiva, aggirerebbe il parere del TAR e cambierebbe aspetto e finalità del consultorio che da servizio sanitario per le donne diventerebbe luogo di promozione di servizi alla famiglia "naturale" attraverso attività di consulenza e perizia fornita da sostenitori della vita. Con la legge 160, in sostanza, verrebbe abrogata la 196 del 1976.

Le donne cuneesi di “Se non ora quando” stanno intraprendendo tutte le battaglie possibili per informare circa le conseguenze della legge e per dissuadere i consiglieri regionali dal votarla. "L'unico obiettivo è negare l'aborto, affermare che l'embrione è persona, violare la privacy della donna e introdurre una commissione "pro-vita", di oltre 12 figure, incaricata di confrontarsi con la donna sul destino del nascituro. L'intera rivoluzione richiede 3milioni di euro inseriti nel “Fondo di aiuto alla vita" che saranno sottratti a vere emergenze sociali" affermano le componenti del comitato cuneese in conferenza stampa. Una donna intenzionata all'interruzione volontaria di gravidanza dovrà quindi affrontare un iter di incontri e colloqui con varie figure. Il tutto verrà relazionato e la relazione verrà fatta sottoscrivere dalla gestante. "Si va a creare un meccanismo farraginoso che andrà a produrre un disastro sociale ed è finalizzato solo a favorire interessi privati con l'eventualità che si riapra il mercato dell'aborto clandestino" aggiungono dal Comitato.

Sabato 21 gennaio il comitato terrà un presidio in corso Nizza angolo corso Dante, a partire dalle 15, per sensibilizzare le donne sull'argomento e affinché i consultori continuino a essere luoghi in cui le donne possano trovare assistenza medica, informazione, rispetto per le decisioni e sostegno nelle loro scelte.

FrAi

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