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Attualità | 06 marzo 2012, 12:00

8 marzo: un'occasione per tenere desta l'attenzione su una piaga sociale, quella della violenza sulle donne

Le volontarie di Telefono Donna di Cuneo danno tre consigli alle donne perseguitate: non accettare l'ultimo incontro chiarificatore, non rispondere a chiamate e messaggi, tenere traccia di tutto

Le volontarie di Telefono Donna presso la sede di via Carlo Emanuele III, 34 a Cuneo

Le volontarie di Telefono Donna presso la sede di via Carlo Emanuele III, 34 a Cuneo

L'8 marzo è la festa della donna. Festa si fa per dire, perché la data è stata scelta per ricordare la morte di 146 operai, di cui 129 donne, nel rogo di una fabbrica a New York. Accadde il 25 marzo ma si cominciò, forse per un errore, a celebrarne il ricordo l'8 marzo.

Quella tragedia ebbe il merito di migliorare la della legge del lavoro negli Usa assicurando più diritti alle lavoratrici.

Venendo ai giorni nostri, anche oggi c'è poco da festeggiare. La violenza sulle donne, spesso illogica e tragica prosecuzione del reato di stalking, riconosciuto come tale solo dal 2009 nel nostro Paese, pare non conoscere inversioni di tendenza. Anzi, i dati nazionali parlano chiaro: dopo l'introduzione della legge sugli atti persecutori, i numeri sono addirittura aumentati.

Nel 2007 un'indagine dell'Istat rivelò una realtà a dir poco scioccante: almeno 7 milioni di donne, tra i 16 e i 60 anni, hanno subito almeno un episodio di violenza nella loro vita. Le denunce, però, non superano il 5%. Le cose sono un po' cambiate negli ultimi 5 anni, ma non di molto, purtroppo. La cronaca quasi quotidianamente ci consegna fatti in cui le vittime sono donne: ultimi quelli di Brescia e Verona.

Abbiamo parlato di questa realtà con chi è quotidianamente impegnato, in prima linea, nella battaglia a tutela delle donne e dei loro diritti. Il primo, quello di non essere perseguitate e ammazzate.

Stiamo parlando delle volontarie di Telefono Donna, un numero (0171 631515) al quale le donne vittime di violenza possono rivolgersi per trovare da un lato una parola di conforto, dall'altro consigli e indicazioni su come agire e a chi rivolgersi per ottenere un aiuto concreto. L'associazione, nata nel 1982 a Cuneo, fa parte della Rete Antiviolenza istituita dal Comune di Cuneo nel 2008 per volontà dell'assessore alle Pari Opportunità Elisa Borello. Ne fanno parte anche le forze del'ordine, il consultorio, la Procura, diverse associazioni, medici, psicologi, consorzi: tutte le informazioni al link http://www.comune.cuneo.gov.it/attivita-promozionali-e-produttive/pari-opportunita/violenza-contro-le-donne/rete-antiviolenza-cuneo.html

Anna Quagliaroli, la presidente, ha dato qualche numero: per quanto riguarda le vittime di stalking, nel 2010 erano state 3, nel 2011 il numero è triplicato: 9 denunce. Tutte di italiane. In un caso il reato è stato compiuto da una donna contro un'altra donna. 

Sono state 133 le donne che hanno chiamato Telefono Donna nel 2011. 25 di queste erano straniere, tutte molto giovani. Al contrario le italiane hanno mediamente 45 anni. Di queste 133 donne che hanno chiamato, il 45% lo ha fatto per denunciare una violenza, fisica, psicologica o materiale che sia. Quasi sempre la violenza scatta in ambito familiare. La maggior parte sono state denunciate da donne di Cuneo città o della Langa. Che sono le zone più rappresentate. 

Numeri non enormi, vero, ma non perché la provincia Granda sia un'isola felice, quanto piuttosto perché sono ancora poche le donne che decidono di fare denuncia. Solo il 10%, infatti, si rivolge anche alle forze dell'ordine. A volte per paura, altre volte perché non possono affrontare le trafile di un processo, rischiando poi di non ottenere giustizia, altre ancora per tutelare i figli e molte volte perché non hanno l'indipendenza economica. Molte donne, poi, vivono la sindrome della crocerossina e si convincono di poter "redimere" il loro uomo. 

Anche senza arrivare alla denuncia, le donne vittime di stalking possono adottare alcuni comportamenti per "difendersi". Le volontarie danno tre consigli fondamentali.

Non accettare mai il classico ultimo incontro chiarificatore: spesso è proprio in questo caso che si consuma l'assassinio delle donne. Eventualmente, andarci con una persona, mai sole e mai parlare in macchina.

Non rispondere a messaggi, chiamate o accettare regali. Significa lasciare uno spiraglio aperto, un canale di comunicazione. Non rispondere nemmeno per dire: "Non chiamarmi più".

Tenere traccia di tutte le chiamate e i messaggi e le date di eventuali appostamenti. In caso di denuncia di stalking, è fondamentale che ci sia la reiterazione della pena per poter procedere.

Un augurio e un auspicio per questo 8 marzo? "A Cuneo le iniziative per la festa della donna rientrano nel nome "8 marzo e dintorni". Vorremmo che questi dintorni fossero tutti i giorni dell'anno".

 

Barbara Simonelli

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