Ad ogni tornata elettorale si ripresenta la stessa identica questione che viene, strumentalmente, definita quale presenza di genere, identificandola con l’imposizione a veder rappresentato il genere femminile nelle amministrazioni.
Quest’anno a Cuneo pare che la questione femminile possa essere finalmente e definitivamente affrontata non come sola questione di genere (che merita in ogni caso il massimo rispetto) ma fondamentalmente come questione di merito.
In entrambe le coalizioni le candidate donna hanno ottenuto risultati eccellenti: straordinario quello di Patrizia Manassero, 503 voti a favore, ottimi i risultati di Franca Giordano, 210 voti, Gabriella Roseo, 190 voti, Sara Marchisio, 124 voti, Paola Olivero, 105 voti, Liliana Meinero 98 e Rebecca Ghio, 92 voti.
E con loro tante altre, egualmente preparate e meritevoli che non possiamo citare solo per questione di spazio.
Egualmente i “rumors”, non affidabili ovviamente, non depongono per un riconoscimento del merito delle donne, ma noi, per il momento, non vogliamo crederci.
Sta ai candidati sindaci così attenti negli slogan della campagna elettorale riconoscere il valore dell’altra metà del cielo e confermare le proprie affermazioni: non esistono più le facili scuse del maschilismo ipocrita che sino ad ora hanno mascherato l’esclusione delle donne dalla politica con il basso consenso attribuito ai seggi, con l’incompetenza, con la fragilità.
Nulla di ciò può essere affermato, le elette sono preparate, forti e rispettate: ci si attende, quindi, che non si scelga a chi affidare i ruoli in base a consuetudini, amicizie o ancora peggio alla necessità di recuperare chi l’urna non ha premiato (ci sarà forse motivo?) o di acquisire chi svolga, con l’esperienza che “solo un uomo può avere” la funzione di “tutor”.
Ricordiamolo a chi sarà il sindaco: non sarebbe solo scorretto, sarebbe offensivo.
Se invece il futuro sindaco onorerà il merito, anche e soprattutto quello di una donna, sarà il segnale che nel cuore e nella testa di chi dovrà amministrarci qualche cosa è mutato, in sensibilità democratica, attenzione alla famiglia (di cui le donne si fanno carico) e riconoscimento del merito, quello vero, guadagnato nell’urna e con il lavoro. E’ una grande occasione che si offre ai candidati sindaci, senza alibi per escludere le donne: “Se non ora quando?”













