5 e 6 novembre 1994: i fiumi Po, Tanaro e molti loro affluenti (in particolare il torrente Belbo, importante affluente di destra del Tanaro) esondarono causando 70 vittime e 2.226 sfollati. Le province di Cuneo, Asti e Alessandria furono duramente colpite da questo tragico evento alluvionale.
Dopo 3 giorni di piogge continue (oltre 600 mm) il fiume Tanaro crebbe a livelli spaventosi. Un'onda di piena si formò il 5 novembre a monte di Garessio e correndo verso valle devastò con furia inaudita tutto il suo corso e le decine di centri abitati lungo le sponde, sino a giungere presso la foce nel Po nelle prime ore del 7 novembre. Anche il torrente Belbo fu preda della furia delle acque: toccò valori di portata eccezionali a Santo Stefano Belbo (1.330 m³/s) e a Castelnuovo Belbo (1000 m³/s), rispettivamente 220 e 167 volte la portata normale, tracimando così per l'intera lunghezza del suo corso e devastando brutalmente quasi tutto il fondovalle. Domenica 6 novembre le stazioni idrometriche di Farigliano e Montecastello indicarono il superamento di un metro del massimo livello precedentemente noto (1951) del Tanaro, che tracimò ad Alba, Asti e Alessandria; le Langhe furono sommerse da colate di fango; il Po riempì le pianure a valle di Torino. E quella sera iniziò la tragica conta delle vittime: alla fine saranno una settantina i morti, migliaia i senzatetto e gli sfollati.
Dopo 18 anni, la cronistoria di quei giorni di acqua e fango resta indelebile nella memoria collettiva, tragica realizzazione di una frase di Alfred de Vigny: “Io, la Natura, sono chiamata madre, ma - talvolta - sono una tomba”.













