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Attualità | 20 febbraio 2013, 18:37

Sulla centrale a biomasse di Genola, come sempre, ciò che manca è l’informazione

Il consigliere regionale Fabrizio Biolè: “Soprattutto per ciò che concerne i danni alla salute ed all’ambiente. Doveroso opporsi alla loro realizzazione”

Una centrale a biomasse in un'immagine di repertorio

Una centrale a biomasse in un'immagine di repertorio

A proposito del controversa discussione sul cosidetto "inceneritore di Genola", posto che i dati precisi sul progetto immagino verranno resi noti al pubblico e ai giornali in settimana dall'amministrazione, ritengo doveroso denunciare la superficialità con la quale spesso scelte che riguardano la vita dei cittadini vengono affrontate.

Il pirogassificatore ovviamente non è un inceneritore: cambia la temperatura operativa, la redditività, il ciclo dei processi di produzione dell'energia e ovviamente la composizione e la qualità delle sostanze derivate dal processo.

Non cambiano però i princìpi basilari e di buon senso per i quali generalmente è doveroso opporsi a impianti del genere:

la distruzione, o meglio: l'irreversibile trasformazione della materia (in questo caso pare legno vergine), che per sua definizione è "finita".

l'assurda situazione nella quale si continua a progettare e realizzare impianti - a prescindere dal tipo - senza una vera necessità e senza una vera elaborazione a vari livelli di un piano energetico (ovviamente la spinta nasce dalla distorsione del settore causata dai Certificati Verdi!);

l'illogica giustificazione secondo la quale se le emissioni sono al di sotto dei parametri di legge, allora significa che non ci sono conseguenze per ambiente e salute;

la mortificante perenne compresenza di compensazioni e mitigazioni, le quali portano automaticamente come sottintesa, l'ammissione di un danno per il contesto in cui l'impianto si va a inserire.
la frequente lunghezza della filiera della biomassa che negli impianti si va a bruciare o gassificare.
la verosimile possibilità di variazione, durante la vita operativa dell'impianto, del tipo di materiale trattato, rispetto ai progetti e agli intendimenti iniziali.

Ma soprattutto, io credo: la mancanza di un confronto alla pari tra amministratori, popolazione e proponenti, non tanto nella ricerca della discussione quanto nella forzata differenza delle basi tecniche e culturali tra i vari attori. E purtroppo in questo anche i media spesso non svolgono il loro compito.
La pirogassificazione non avrà gli stessi effetti diretti di un impianto di incenerimento, ma, senza tema di smentita, il gas di sintesi ottenuto, detto syngas, dopo la combustione, è ricchissimo di inquinanti: ossido di azoto e zolfo su tutti. Deve essere trattato chimicamente e filtrato e poi immesso in atmosfera, senza che comunque la quantità di nanoparticolato (particelle disperse della dimensione tra 2 e 200 nanometri) possa essere abbattuta. Quindi, per dirla in modo spiccio, non parliamo proprio di una passeggiata di salute per i cittadini che abitano nei dintorni e per le loro colture!
L'apparente sollievo derivante dalla chiarificazione rispetto all'impianto costruendo a Genola, non ha alcun motivo di essere, in quanto semplicemente il problema ambientale sanitario si sposta dal danno di microparticelle e diossine, tipico dell'incenerimento, al potenziale danno causato dalle emissioni più sottili, che entrano in contato direttamente con gli alveoli polmonari e le cellule senza possibilità di essere sintetizzate provocando focolari neoplastici e mutazioni genetiche del tessuto stesso.
Rimandando al mittente eventuali accuse di allarmismo e in attesa di dati precisi sugli intendimenti del comune e degli investitori, credo che giornali e amministratori dovrebbero essere sempre molto precisi nelle informazioni fornite ai cittadini, ma ahimè, dalla mia piccola esperienza temo sia una battaglia spesso persa in partenza!

Fabrizio Biolé - Consigliere Regionale

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