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Attualità | 25 febbraio 2013, 12:14

A proposito di Genola, Paesana e non solo: quando le biomasse “dopano” le amministrazioni locali

Riportiamo uno scritto di Michele Corti comparso sul sito www.ruralpini.it e segnalatoci dallo stesso autore

A proposito di Genola, Paesana e non solo: quando le biomasse “dopano” le amministrazioni locali

La droga dei super-incentivi all'energia elettrica da biomasse contribuisce pesantemente al degrado della politica locale. Amministratori che nascondono sino all'ultimo ai cittadini i progetti presentati, scoperti (e non) interessi personali degli amministratori in un business lucroso.

Genola è un comune della pianura, quindi la realizzazione di centrali a biomasse legnose non può certo essere giustificata con la valorizzazione dei boschi, la loro pulizia, la creazione di filiere corte virtuose. L'unico vantaggio di impianti di tal genere rispetto a soluzioni “domestiche” è rappresentato dai lussuosi incentivi lucrati dalle società proponenti (0,25 €/ kwh, ovvero tre volte il prezzo dell'energia elettrica sul mercato), ovvero è un vantaggio per le società “proponenti”. A Genola la società che propone le centrali a biomasse legnose vede socio l'assessore ing. Roberto Origlia che, invece che astenersi dalla discussione, senza alcun pudore si fa paladino delle centrali intervenendo nella polemica con l'opposizione consigliare (e i cittadini) in modo molto più veemente del sindaco Capello. Tanto veemente da lasciarsi trascinare in affermazioni spericolate: “le centrali inquineranno dieci volte meno della caldaietta di una villetta unifamiliare”.

Che i proponenti cerchino di dimostrare che il calore prodotto attraverso la cogenerazione è ottenuto a prezzo di un inquinamento inferiore di quello degli impianti di riscaldamento domestici è ovvio. Meno ovvio che sia un assessore con palese conflitto di interessi a sostenere la cosa, specie se si affida ad argomentazioni esagerate e palesemente ingannevoli. 

L'assessore di Genola, che è al tempo stesso il proponente di una realizzazione che ha esclusivi fini speculativi (senza i super incentivi le centrali sarebbero in perdita), fa finta di non sapere che la vita delle sue centrali è di 20-25 anni. Le “super-inquinanti” (?) caldaiette a legna private nel corso della durata del progetto raggiungeranno livelli di emissione inferiori a quelli delle centrale, dal momento che le norme europee stiano spingendo ad arrivare a 10-20 mg/m3 di polveri fini. Invece le centrali piccole o grandi possono ancora emettere fino a 100 mg/m3.  Sul piano tecnologico va rilevato che anche le caldaiette a legna di nuova generazione possono essere equipaggiate con sistemi di riduzione delle emissioni molto efficaci (caldaie a condensazione). 

Il premio Nobel all'assessore ing. Origlia. Vantare che si otterrà un risparmio nelle emissioni rispetto agli impianti domestici a legna riguarda solo una parte delle centraline domestiche esistenti oggi. Gli apparecchi a pellet e le caldaie a legna con tiraggio forzato raggiungono valori medi relativamente bassi. Il valore tipico per questi apparecchi, è circa 45 mg/Nm3m; quindi risultati già inferiori a quelli delle centrali a biomasse legnose. Nei modelli più recenti di caldaie a pellet (es. condensazione) si sono raggiunti valori inferiori a 15 mg/Nm3. Come ha giustamente suggerito un consigliere di opposizione di Genola all'ass. ing Origlia bisogna assegnare il premio Nobel se la sua centrale da 0,4MW el. = (1,2 termici) inquina 10 volte meno di una caldaietta privata da 0,02MW termici. Ovvero che a parità di potenza inquina 200 volte meno. Proprio da Nobel.

Michele Corti

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