Ad un primo esame , a caldo, sui provvedimenti di Napolitano , al quale va riconosciuto – quanto meno –l’applicazione del buon senso , due sono le cose che balzano all’occhio. La prima: al governo del Paese è rimasto colui (Monti) che ha perso le elezioni e la fiducia degli italiani. La seconda : chi sbandierava l’ inviolabilità della Costituzione non ha più frecce al suo arco.
E’ stato lo stesso Presidente della Repubblica - forte della versatile fantasia mediterranea, riconosciuta al nostro popolo dal mondo intero ,anche per la scarsa osservanza delle regole- a cambiare di fatto le norme. Con questi suoi comportamenti non rappresenta più l’arbitro od il notaio come la legge vorrebbe, ma è diventato il protagonista di una nuova repubblica presidenziale.
Ed i dieci saggi, nominati per risolvere l’intricato problema ( ammesso che dopo Pasqua non si cambino le carte in tavola), riusciranno a sgrovigliare una matassa così ingarbugliata in tempi rapidi usando a man bassa il “machete” e pensando oggettivamente alle volontà del popolo, senza farsi influenzare da suggerimenti di parte? O si troveranno i soliti fuochi di sbarramento? E se riusciranno ce la faranno a far approvare dal parlamento in modo unanime e non con i tempi biblici previsti dall’art 138, un pacchetto così corposo che preveda di conseguenza anche una nuova legge elettorale?
Che la Costituzione , legittimamente nata in odore di anti-fascismo, ma ormai divenuta anacronistica , debba essere rinnovata -non nella parte ideale ma in quella più ordinatoria - è arcinoto a coloro che masticano un po’ di questa materia: la sua difesa ad oltranza fa capo a quella parte di “conservatori” ad ogni costo ,che ne hanno fatto una bandiera propagandistica.
Certo i problemi lasciati irrisolti da anni da una classe politica vorace sono talmente tanti da essere evidenziati da un forte voto di protesta che può rappresentare l’unico vero stimolo , e speriamo di garanzia, per cambiare le cose. Ed è sicuramente questa la motivazione che ha indotto anche molti moderati a sperare in una volontà distruttiva dell’ ammuffito esistente, per poter costruire qualcosa di moderno e funzionale.
Ora però si tratta di cambiare , di brutto, non con pannicelli caldi, ciò che si è arenato per decenni,superando i bizantinismi ed i veti contrapposti. Auguri!
Marco Borgogno – Borgo San Dalmazzo












