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Attualità | 08 maggio 2013, 10:10

La Tares, un’ulteriore patrimoniale sulla casa, pur se con nome diverso

Una parte della tassa andrà allo Stato. Intervento dell’avvocato Marta Giovannini

La Tares, un’ulteriore patrimoniale sulla casa, pur se con nome diverso

Nell’ultimo consiglio Comunale si è discussa l’interrogazione che avevo proposto sulla nuova TARES, una imposta che tanto ha, di recente, allarmato i cittadini. Mi è stata data esauriente risposta orale dal Vice–sindaco Foglino che ha giustamente ribadito come in questo mese la commissione consiliare e gli Uffici comunali si occuperanno, approfonditamente, della nuova tassa confermando che purtroppo non c’è alcuna modifica o sospensione del nuovo tributo; soltanto il pagamento – allo stato – slitterà a settembre.

Né si sa – proprio mentre il nuovo Governo discute animatamente di IMU – che una quota della TARES andrà allo Stato. Si tratta quindi – per tale porzione - di una ulteriore “patrimoniale”, pur con un nome diverso.

Nell’approcciarci alla TARES  ci si dovrà attenere alla vigente legge (sempre che nel frattempo non venga cambiata..). Essa dispone che il tributo è dovuto da chi possiede, detiene etc. locali (quindi immobili) o aree “suscettibili di produrre rifiuti”

Mi pare chiaro che la definizione“suscettibili di produrre rifiuti” lascia spazio a interpretazioni diverse e, per quanto mi riguarda (anche in quanto siamo innegabilmente vessati dalle imposte) preferirei un’interpretazione non ampia altrimenti si finisce col tassare tutto:  in natura - insegnano – “nulla si crea e soprattutto nulla si distrugge” e tutto è astrattamente idoneo a produrre/diventare rifiuto.

Sempre secondo la legge la tariffa sarà commisurata ai “rifiuti prodotti” e alla “superficie” della casa, immobile, locale etc.. Si considereranno quindi sia le persone che abitano l’immobile, sia i metri quadrati dell’immobile stesso.

Al criterio applicato dalla precedente Tarsu che faceva riferimento ai soli metri quadrati (a mio giudizio certamente criticabile) si aggiunge, ma  purtroppo non si sostituisce, quello della “quantità” di rifiuti prodotta dalle persone che abitano l’immobile .

La tariffa, nel suo complesso, dovrà poi coprire sia il “costo del servizio di gestione rifiuti” (smaltimento etc..) sia i “costi di investimento”.

Entrambi i punti richiedono particolare attenzione perché: per il “costo del servizio” manca, come al solito, una norma generale che determini il “costo standard”: c’è cioè il rischio di differenze immotivate da una zona all’altra zona (un po’ come per la sanità di cui tanto si discute) per il “costo degli investimenti” c’è la necessità di grande attenzione se – come è scritto – detti investimenti, decisi dalle società di gestione (pubbliche o private che siano) vengono poi pagati (esattamente come per l’acqua) dai cittadini quale componente del tributo.

In breve sarà necessaria, nel tempo, una costante vigilanza sui costi di smaltimento e sugli investimenti per contenere realmente l’imposta a beneficio dei cittadini.

C’è però anche una buona notizia: sempre l’attuale legge dispone che il Comune possa prevedere riduzioni tariffarie per le abitazioni con unico occupante - io stessa nella mia interrogazione mi preoccupavo proprio dei single, delle persone separate, divorziate, degli anziani – nonché riduzioni per le abitazioni occupate per meno di sei mesi, per uso stagionale etc.. - anche tale punto avevo indicato come particolarmente “sentito” poiché l’imposta è ritenuta iniqua per gli alloggi sfitti, che non producono rifiuti, in un momento in cui sempre maggiori sono gli sfratti per morosità.

Il fattore “tempo di occupazione dell’immobile” e quello del “numero delle persone” viene quindi riconosciuto come influente sulla tassa da pagare.

Ancora, la legge assicura, senza distinguo “riduzioni per la raccolta differenziata riferibile alle utenze domestiche” e questo darà – spero - un po’ di fiato alle famiglie.

E’ possibile applicare ulteriori sconti ad altre categorie o ipotesi non indicate espressamente dalla legge  ma purtroppo di ciò si dovrà fare carico il Comune e quindi, in ultimo, i cittadini.  

Marta Giovannini

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