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Curiosità | 25 maggio 2013, 08:49

Quando con il gettone SIP non era “illimitatamente”...

Quando con il gettone SIP non era “illimitatamente”...

La mia preferita era quella sull'angolo con Corso Vittorio. Un po' defilata, con le doppie porte basculanti che chiudevano bene e soprattutto utilizzata molto poco dal resto del mondo. Perchè la cosa che più ti faceva passare dei brutti quarti d'ora era l'arrivo di una persona, la quale si piazzava lì ad un metro da te, dalla tua telefonata segreta, personalissima e che cominciava a lanciarti occhiate e a batterti il tempo. Partiva la sfida. Tra te che reclamavi il tuo diritto di telefonare in pace (non esisteva ancora il termine “privacy”) e lo sconosciuto fuori che sbuffando ti rovinava tutta la poesia che stavi vivendo, quei pochi minuti clandestini con quella tua compagna di classe che cercavi di filare. “Scusa, ti devo salutare, c'è uno che mi sta picchiando sui vetri della cabina...”

          Perchè alcune telefonate non potevi farle da casa. E allora santa cabina telefonica pubblica ti veniva in soccorso. Ce n'erano ovunque. Ghiacciate d'inverno e torride d'estate. Con quel pavimento metallico che ti restituiva un cordiale tonfo appena appoggiavi il piede per entrarci. Le meglio attrezzate avevano anche il doppio elenco telefonico, protetto da una custodia rigida, che ruotando sul perno centrale si apriva come un messale sull'altare; non sempre però le annotazioni scritte a biro sui bordi degli abbonati erano paragonabili al messaggio evangelico. Comunque era bello, perchè su quegli elenchi trovavi i numeri telefonici e gli indirizzi di tutti, ma proprio tutti, i tuoi amici o conoscenti. Anche quello della tua maestra o dell'arbitro di calcio. Anche quello del sindaco. Fare gli scherzi telefonici era un attimo.  

          Più difficile a volte era recuperare i gettoni. Quelle “monete” di bronzo erano un piccolo tesoro quando partivi per le vacanze. Indispensabili e necessari in grosse quantità quando al mare andavi con i tuoi e dovevi chiamare amici o morose, sufficienti in pochi pezzi quando invece viaggiavi con gli amici e dovevi avvisare a casa: “Ciao, sono arrivato, tutto bene, vi chiamo quando riparto.” Se la telefonata era extraurbana oppure internazionale, non sapevi mai cosa aspettarti dall'apparecchio mangiagettoni. Appena dall'altra parte qualcuno diceva “Pronto?” sentivi uno sciacquone di monetine che ti gelava per un attimo; poi la situazione si stabilizzava e il suono che accompagnava la caduta degli spiccioli diventava regolare, aiutandoti comunque a migliorare la capacità di sintesi nei discorsi. Diverso era se chiamavi in città, dove con un solo gettone sistemavi la faccenda.

          Il gettone telefonico! Prima 50 lire (negli anni settanta), poi 100 lire e infine 200 lire nel 1984, così, da un giorno all'altro, senza nessun preavviso! Per anni mi sono chiesto cosa significassero quelle quattro cifre incise nel bordo inferiore, 7404, 7912, 7804... poi un giorno Marco, che aveva sua madre impiegata alla SIP, mi ha spiegato l'arcano: le prime due indicano l'anno e le seguenti due il mese in cui è stato coniato. Facile. Sempre tramite Marco, o meglio sua madre, credo di aver ricevuto uno dei gadget che più ho amato negli anni. Era quella scatolina trasparente, quel contenitore a trifoglio che racchiudeva tre pile da 5 gettoni l'una, per un totale di 15 gettoni sempre a portata di mano. Un lusso. Per sfilarli si faceva ruotare la base accedendo a uno dei tre scomparti. Ricordo anche che il caso ha voluto che la notte dell'aumento a sorpresa di valore dei gettoni, quel trifoglio fosse pieno, facendomi così arricchire improvvisamente da 1.500 lire a 3.000 lire. So di aver festeggiato l'aumento di capitale bevendo un bicchiere di chinotto!

Valter Castellino

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