In questo giorno speciale, abbiamo deciso di dar voce a chi, ancora ce l'ha, e dopo anni di sofferenze è riuscita con coraggio a spezzare le catene della violenza. E’ la storia di Laura (nome di fantasia), cinquantenne di Cuneo, che per 12 anni ha subito violenze dal suo compagno e che telefonicamente ha deciso di raccontarci la sua vicenda. “Pensavo fosse l’uomo della mia vita – inizia il suo racconto – lui un uomo affascinante, un professionista conosciuto a Cuneo, ma mi sbagliavo”.
“Tutto è cominciato dalla violenza psicologica – spiega – mi sminuiva in ciò che facevo, mi faceva sentire inadatta, volevo fare un corso di inglese (lui parla 4 lingue) ma lui mi diceva che tanto io non capivo niente”.
“Io, forse anche per il fatto di essere cresciuta con una mamma molto severa, abituata a non rispondere pensavo che forse ero io che continuavo a sbagliare”. Laura cerca di giustificarsi, di trovare delle spiegazioni a una storia che ha lasciato profonde cicatrici.
Questo accadeva anche fuori dalle mura di casa?
“No assolutamente, mai in pubblico, anzi agli occhi della gente eravamo una coppia perfetta, ma intanto arrivati a casa ogni pretesto era buono per litigare, nemmeno a Natale potevo contare su un po’ di felicità, lentamente ha svuotato la mia vita di tutti i momenti di gioia, non andavamo nemmeno più in vacanza perché tanto lui diceva di aver già girato il mondo”.
Quando è passato alla violenza fisica?
“Con il tempo, le offese sono diventate sempre più veementi, mi diceva che gli facevo schifo, è arrivato anche a sputarmi in faccia, intanto lentamente mi creava il vuoto intorno, fino a che un giorno è passato alle mani. Mi ha colpita con un vassoio in faccia, quel colpo ha spinto la pelle all’interno dell’occhio. Quel giorno sono andata in ospedale dove mi han messo sei punti sotto l’occhio, ma non ho avuto il coraggio di raccontare quello che era accaduto, al medico ho detto di aver sbattuto contro la portiera della macchina”.
Da questo momento Laura è sprofondata nel buio.
“Ho iniziato ad aver paura, prima di andare a dormire aspettavo di sentirlo russare per il timore che potesse succedermi qualcosa, non sapevo con chi parlare, mi vergognavo pensavo che fosse colpa mia, ho iniziato a non volermi più bene e sono anche ingrassata.” “In casa – continua – non avevo più la mia libertà, vivevo con una sensazione d’angoscia provando un lieve sollievo solo quando ero sola, magari per andare a fare la spesa, era come se ogni giorno stesse rosicchiando una parte di me, fino a diventare come di proprietà sua, non più di me stessa”.
Non ha mai pensato di andarsene di casa in quei momenti?
“Sì, più volte, un giorno ho deciso di andarmene di casa, ma lui mi ha aggredita, strappandomi le borse di mano, un’altra volta mi sono trasferita da un’ amica per un periodo, ma con l’inganno, dicendomi che aveva avuto un incidente mi ha fatto tornare a casa”. E ancora “Mi ha fatto tante promesse,regalato delle rose, mi ha detto che sarebbe cambiato e sai com’è – mi dice sospirando – come molte donne avevo la speranza di riuscire a cambiarlo, ma purtroppo le persone così non cambiano”. E infatti “un giorno mi ha afferrata per la gola, continuava a stringermi forte il collo, per fortuna sul divano c’era una macchina fotografica che avevo lasciato lì per fare delle foto ai miei nipotini, l’ho afferrata e l’ho colpito in quel momento sono riuscita a liberarmi e me ne sono andata, quella volta per sempre”. “Al pronto soccorso – afferma –mi hanno dato 8 giorni di prognosi”.
Da quel giorno sono passati quattro anni e ancora oggi le ferite nel cuore di Laura non si sono rimarginate completamente. Restano i ricordi, l’amarezza di un sogno d’amore infranto.
“Ho ancora dei momenti in cui ripenso a quei pochi attimi di felicità trascorsi insieme, l’ho ancora rivisto ogni tanto ma sempre in compagnia di un’amica perché avevo paura di ricaderci, lui non ha mai riconosciuto o ammesso niente anzi dice di non ricordare e posso credere che mi dica la verità, in fondo anche io ho dimenticato tante cose”.
Laura alla fine ha deciso di non sporgere denuncia perché ?
“Non avevo i mezzi legali per agire”.
Grazie anche al sostegno psicologico dell’associazione “Mai più sole”, è riuscita a salvarsi.
“E’ importante avere un aiuto psicologico – afferma – subito pensi di riuscire a venirne fuori da sola, anche io non pensavo di averne bisogno,ma mi sono accorta che le risposte che da solo chiunque si può dare, non sono alla fine quelle giuste”. “Con il mio vecchio compagno un pezzo della mia vita – conclude – è andato via, oggi riesco a parlare di quello che mi è successo, ma mi è rimasto il bisogno di giustificarmi per quello che faccio, la paura o l’ansia quando magari arrivo in ritardo”.
Infine “non mi sorprendo quando in tv si sente dire di “quell’ultimo incontro che è stato fatale”, perché so che può capitare, sono dei mostri vestiti da angeli e mi creda succede nelle migliori famiglie e anzi è qui che si cela la percentuale maggiore di omertà, perché si vogliono salvare le apparenze”.
“Ognuno ha la sua storia, ma in fondo sono tutte uguali” - conclude - “alle donne vittime di violenza vorrei dire non abbiate paura, magari vi sembra di essere nel baratro, ma c’è ancora un’altra vita possibile”.












