Due settimane fa avevamo evidenziato che la nostra città è sempre più teatro di gravi, preoccupanti episodi delinquenziali, di aumento dei furti in negozi e abitazioni, di aggressioni, rapine e danneggiamenti ad opera, soprattutto, di cittadini extracomunitari spesso minorenni.
Abbiamo chiesto una maggior disponibilità sul territorio di forze dell’ordine, la predisposizione di sistemi di videosorveglianza, di organizzare la dovuta prevenzione e la pronta repressione quali interventi improcrastinabili ed indispensabili sottolineando che serve, però, ed è altrettanto indispensabile ed essenziale il rigoroso controllo sociale che parta dalla famiglia e si allarghi da ogni microcosmo all’intera comunità. Va sradicata ogni devianza che ora non presenta più i tratti della occasionalità ma si connota come delinquenza abituale ed ha spiccate caratteristiche di recidivismo.
Questo incremento nella reiterazione dei reati è anche reso possibile dall’emarginazione e dal formarsi di sacche e piccole enclavi, spesso giustificate, tollerate e fin difese da varie associazioni nell’attesa messianica di una prossima integrazione degli immigrati irresponsabili e succubi nel rispettare tradizioni a noi estranee e non condivisibili perché illiberali o addirittura incivili. Va preteso, abbiamo protestato, il rispetto del nostro modo di vivere Occidentale. Liberale e libero per tutti a tutti i livelli, dalla lingua al costume, dal rispetto della donna e della famiglia, del diverso, degli animali, di tutto quello che rappresenta il nostro Paese ed i suoi valori.
E’ intollerabile che gli stranieri che parlano arabo, inglese e francese o quant’altro si rifiutino di imparare e di esprimersi nella lingua del Paese che li ospita, da loro lavoro ed assistenza evitando l’integrazione dei loro figli. Questo fenomeno è di estrema gravità perché spesso in queste “enclavi” si sviluppano episodi di microcriminalità ad opera di minorenni, fatti questi che sono vissuti come una protesta nei confronti del nostro modo di vivere, verso cui, a tutti i livelli è espresso rifiuto anche in forma violenta.
Il problema della microcriminalità ovviamente non riguarda solo gli immigrati, non è nuovo ma è diffuso e grave. Già due anni fa Mondovì Futura ha proposto un progetto di prevenzione – consultabile sul nostro sito – volto a contrastare la diffusione di spinte devianti con il coinvolgimento dei soggetti a rischio in mete socialmente approvate per promuovere l’assunzione di responsabilità secondo uno stile di vita conforme ed impedire l’ “uncinamento” da parte di frange di criminalità. Questo progetto mira ad istruire le comunità locali perché fungano da agenzie di controllo sociale informali, utilizzando come “operatori” persone prese dal suo interno, dalla comunità stessa, capaci di ispirare nei membri a rischio un senso di appartenenza e di consentire loro di confrontarsi con modelli coerenti di comportamento. I membri di ogni comunità, di ogni quartiere devono essere resi partecipi di un tessuto socio-connettivo trasparente anche per l’esercizio di un controllo sociale non invasivo o impositivo ma efficiente nel e per il rispetto delle leggi e del vivere civile.
La dottoressa Maria Avagnina, psicologa e criminologa, ha sottoposto all’amministrazione di Mondovì e ai concittadini attraverso i media il progetto di cui sopra sin dall’estate del 2012. Ma non è giunta risposta alcuna da parte dell’amministrazione che ha ignorato anche la nostra recente denuncia. Ribadiamo la validità della nostra proposta e la rinnovata disponibilità della dottoressa Maria Avagnina e nostra ed evidenziamo l’assoluta urgenza di operare.
Mondovì Futura












