Evitare che le scelte del Governo per una riduzione immediata della spesa pubblica, indicata come precondizione per potere poi procedere a un taglio della pressione fiscale, finiscano per produrre, a conclusione di tutto l'iter, l'unico taglio certo: quello ai servizi socio sanitari dei cittadini e ai redditi di questi ultimi chiamati a pagare di tasca propria ciò per cui dovrebbero già ampiamente bastare le imposte versate, che alte sono e alte minacciano malgrado tutto di rimanere: questa è la posizione di Giuseppe Piumatti, patron di Bra Servizi e per dieci anni dirigente Confapi.
"Da quanto si apprende dalle cronache governative e parlamentari, l'obiettivo sarebbe di recuperare, da qui alla fine dell'anno, 10 miliardi dalla Sanità pubblica, un settore che, specialmente in realtà come la provincia di Cuneo e il Sud Piemonte, ha pagato e sta pagando da tempo il proprio contributo alla causa dei risanamenti regionali e statali che continuano a susseguirsi e di cui non si scorge più la fine."
Mentre non altrettanta fretta si è finora evidenziata in sede politica con riferimento alla situazione delle società partecipate, il cui riordino è stato inserito nella legge delega sulla pubblica amministrazione, in attesa di definitiva approvazione parlamentare, e forse darà qualche primo risultato soltanto fra dodici mesi o più, con i decreti ministeriali di attuazione."
"Un paradosso apparente, se si pensa che, e sono dati non miei ma della Corte dei Conti, la galassia delle Partecipate comporta costi pubblici, diretti e indiretti, per un totale di 26 miliardi di euro, pagati dalle Amministrazioni statali e locali e riversati in vario modo sui cittadini utenti e contribuenti. Una realtà che vale due volte e mezzo la manovra sanitaria iscritta nell'agenda governativa e parlamentare dei prossimi quattro mesi".













