Negli ultimi giorni, su due diversi settimanali locali, sono stati pubblicati due importanti interventi del consigliere regionale Allemano sulla gestione dell'acqua in provincia di Cuneo. Gli articoli citati portano finalmente Allemano ad una presa di posizione ufficiale che era da tempo nell'aria ma che non era mai stata resa pubblica.
La prima cosa che salta immediatamente agli occhi è che in entrambi egli si esprime come se i cittadini non avessero mai votato ai referendum del 2011.
L'ex sindaco di Saluzzo per due mandati, si dice “non scandalizzato” dalla possibilità di rivolgersi ad un socio privato, reperito con gara internazionale che garantisca la bancabilità e la specificità territoriale. Ma se la gara è internazionale è sicuro di poter ottenere la seconda garanzia senza incorrere in violazioni della normativa sulla libera concorrenza? E poi, chi meglio di una società interamente pubblica, partecipata solamente dai comuni del territorio, può garantire la specificità territoriale?
A proposito di bancabilità: il consigliere regionale dovrebbe indicare con nome e cognome le aziende totalmente pubbliche (ad esempio Smat-Torino, Metropolitana Acque-Milano, Acquedotto del Monferrato-Asti) che lui afferma non essere in grado di fare gli investimenti perché le banche non gli prestano i capitali. A noi risulta piuttosto che le aziende che fanno meno investimenti sono quelle miste (Iren, Hera, Acea, Publiacqua, A2A) le quali però non rinunciano affatto a distribuire ogni anno sostanziosi dividendi ai soci.
Succedeva anche a Parigi, Grenoble, Berlino... che infatti hanno ripubblicizzato.
Afferma poi giustamente che l'ipotesi dei sub-ambiti è oggi vietata per legge ma che in futuro potrebbe non essere così. Ecco chiarito il motivo del suo intervento: la suddivisione del territorio in ambiti gestionali è una delle poche competenze che ha la regione nel settore, forse è a questo che lui sta lavorando?
Abbiamo lasciato per ultimo la questione delle tariffe perché ovviamente, in un periodo di crisi come l'attuale, è il tasto più delicato per fare presa sui cittadini. Allemano sa perfettamente che dal 2017 la tariffa unica di ambito è obbligo di legge già recepito in apposita delibera da Egato4 Cuneese. Ciò significa che la zona gestita da Alpiacque, che ad oggi ha le tariffe tra le più basse della provincia, dovrà obbligatoriamente adeguarsi ad un livellamento verso l'alto. Per noi è soprattutto una questione di giustizia e di omogeneità per i cittadini della provincia, ben oltre la percentuale solidaristica, da lui erroneamente citata come contributo al servizio idrico
delle aree montane ed invece destinata alla salvaguardia idrogeologica di quei territori a vantaggio non solo di tutti i cuneesi ma di tutti gli italiani!
Per lui, al contrario, il raggiungimento della omogeneità tariffaria sembra essere un cavallo di battaglia da spendere per raggiungere i suoi scopi. Secondo noi sarebbe più opportuno spiegare ai cittadini cuneesi il perché di queste differenze tariffarie.
Certamente c'è un motivo di territorio “meno difficoltoso”, ma principalmente esistono anche motivazioni legate a mancati investimenti da parte del gestore. Proprio nei nove anni del suo mandato, la città di Saluzzo ha dovuto abbandonare il suo vecchio depuratore che non era più in grado di funzionare. Il gestore avrebbe dovuto costruirne uno nuovo, con investimenti che in allora sarebbero stati coperti principalmente da fondi pubblici.
Invece è stato autorizzato a “noleggiare” un impianto di una multinazionale con stabilimento nel saluzzese e a non effettuare l'investimento. Autorizzazione concessa proprio dalla prima giunta Allemano. Infatti il gestore Alpiacque risulta avere tra i più bassi indici di investimenti procapite: appena 14 euro.
Per chi sa appena un po' come funzionano i metodi per la determinazione delle tariffe, è evidente che questo ha permesso un contenimento significativo delle stesse. Ma, si obietterà, è stata allora una buona operazione che ha giovato ai cittadini. Non è così! In primo luogo la città di Saluzzo si è messa nelle mani di un privato che ha di fatto il monopolio (è l'unico impianto adeguato esistente sul territorio) e quindi può imporre ogni sua legittima attesa di redditività. Non basta, così facendo non ha attivato il meccanismo di ammortamento dell'opera per cui ad oggi non dispone di una riserva di capitali destinati alla ricostruzione del depuratore al termine della sua vita operativa. Ecco come, in parte, si sono tenute basse le tariffe!
Nonostante questo, nell'ultimo anno, su quel depuratore di proprietà di privati terzi, sono state eseguite opere di adeguamento alle norme europee, di valore significativo, sostenute in parte da finanziamenti pubblici a fondo perduto ed in parte dalle bollette degli utenti di Alpiacque, che comunque rimarranno di proprietà del privato concedente.
Allemano fornisca piuttosto i raffronti corretti tra gli investimenti eseguiti e le tariffe dei gestori in provincia di Cuneo e lasci ai cittadini decidere se è “ideologico” sostenere il rispetto del chiaro voto referendario del 2011 o se per caso non lo sia il sostenere ad oltranza, oltre l'evidenza dei fatti e dei numeri, il grande apporto del “buon socio privato locale”, a prescindere dall'esame dei dati di gestione.
Comitato Cuneese Acqua Bene Comune





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