Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di un gruppo di genitori del Comprensivo di Revello che prende le distanze dalla posizione del Comitato, di cui abbiamo pubblicato la lettera qualche giorno fa.
L'Istituto Comprensivo di Revello verrà accorpato con quello di Sanfront-Paesana a partire dall'anno scolastico 2026/27, creando un unico grande polo scolastico che includerà tutti i plessi (materne, elementari e medie) di Revello, Sanfront e Paesana, con l'obiettivo di ottimizzare la rete scolastica secondo le indicazioni ministeriali del PNRR, nonostante le iniziali perplessità dell'amministrazione di Revello
***
Negli ultimi giorni, sui giornali e sui social, è comparso un articolo firmato da un collettivo di genitori che si propone come voce dell’intera comunità scolastica.
È doveroso chiarire, con rispetto ma con altrettanta fermezza, che quel collettivo non rappresenta tutti i genitori.
Esiste infatti una parte ampia e silenziosa di famiglie che osserva con attenzione, sì, con preoccupazione in alcuni casi, ma anche con senso di responsabilità e fiducia nel proprio Istituto Comprensivo, nelle insegnanti e nel valore della scuola pubblica che i nostri figli frequentano ogni giorno.
Nessuno nega che ci siano criticità. Sarebbe ipocrita farlo.
La dirigente scolastica, come ogni essere umano e come ogni figura professionale complessa, può aver commesso errori, aver avuto ritardi, aver gestito alcune situazioni con modalità discutibili o non sufficientemente tempestive. Questo è un dato reale, ma una cosa è l’analisi critica, altra cosa è la demonizzazione. Una cosa è chiedere chiarezza, un’altra è costruire un processo alle intenzioni, anche con informazioni non fondate, alimentando un clima di sospetto, rabbia e aggressività.
Il collettivo nato con l’obiettivo di contrastare l’unione di due istituti ha progressivamente smarrito quello scopo, trasformandosi in qualcosa di diverso: una campagna di attacco personale, che spesso travalica i confini del confronto civile e rischia di diventare persino diffamatoria.
E in tutto questo, la domanda più importante resta sospesa nell’aria: dove sono finiti i nostri figli?
Perché non possiamo pretendere una scuola serena, accogliente, educativa, se noi adulti siamo i primi a usare toni violenti, linguaggi aggressivi, atteggiamenti arroganti e divisivi.
I bambini imparano più da quello che vedono che da quello che diciamo.
E oggi stanno vedendo adulti che urlano, che si contrappongono, che cercano nemici invece di soluzioni.
Esiste però un’altra realtà, che merita di essere raccontata.
Esiste un gruppo numeroso di genitori – mamme e papà – che ha scelto una strada diversa: quella della collaborazione, del dialogo, della disponibilità concreta a costruire.
Genitori che supportano le insegnanti, che riconoscono la loro straordinaria professionalità, che credono nella serietà dell’Istituto Comprensivo di Revello, da anni considerato un fiore all’occhiello del territorio.
Parliamo di una scuola che ha investito in un progetto educativo innovativo come il Senza Zaino, che ha ottenuto certificazioni di qualità, che possiede un PTOF chiaro, coerente e di grande valore educativo.
Una scuola che, fino a oggi, ha funzionato bene. E proprio perché ha funzionato bene, oggi vive con maggiore fatica un momento di cambiamento.
Il ridimensionamento con l’altro Istituto, a partire da Settembre, sono una realtà. Possiamo affrontarla con una guerra interna, oppure come una sfida da governare insieme. Noi scegliamo la seconda strada.
È importante che anche le famiglie dei territori coinvolti sappiano che la narrazione fatta dal collettivo non è l’unica, né la più fedele.
Non siamo una comunità allo sbando, né una scuola allo sfascio.
Siamo una realtà viva, competente, con problemi reali – come tutte le scuole – ma anche con risorse enormi e persone che ogni giorno lavorano con dedizione per il bene dei bambini.
I problemi nascono per essere risolti, non per essere moltiplicati.
Quando si aggiungono rabbia alla rabbia e muri ai muri, le soluzioni si allontanano e i problemi diventano giganti, ingestibili.
Per il bene dei nostri figli serve meno odio e più responsabilità. Meno slogan e più lavoro condiviso. Meno urla e più visione d’insieme.
Costruire è più faticoso che distruggere, ma è l’unica strada che valga davvero la pena percorrere.
Ed è quella che molti genitori, silenziosamente ma con convinzione, hanno già scelto.
I nostri figli ci guardano.
Imparano da come affrontiamo i problemi, da come parliamo, da come trattiamo le persone.
Per il bene dei nostri figli serve meno rumore e più responsabilità: i problemi si affrontano, non si scavalcano.
La scuola non si difende urlando, ma costruendo, insieme.
Un gruppo di genitori














