“Direktoren for det hele (Il grande capo)” è un film di produzione svizzero-danese del 2006, del genere commedia, scritto e diretto dal popolare regista Lars Von Trier.
Ravn è l'amministratore di un'azienda informatica con sede in Danimarca, vicinissimo alle trattative di vendita con l'islandese Finnur, che chiede soltanto di poter firmare il contratto con il proprietario. C'è un problema, però: per anni e con tutti, Ravn si è inventato la figura del “grande capo”, il proprietario dell'azienda, spacciandosi per un suo rappresentante legale. Assumerà quindi l'attore disoccupato Kristoffer per interpretare fisicamente questo suo alter ego non solo nelle trattative con Finnur, ma anche con i suoi stessi dipendenti.
In un mondo interconnesso e globale come il nostro, è risaputo, ogni mossa a livello politico non ha mai una e una sola conseguenza ma piuttosto tante e molteplici e, a volte, inaspettate.
Che l'uscita dell'Inghilterra dalla Comunità Europea avrebbe avuto sul lungo periodo una serie di ricadute importanti a livello economico per i paesi dell'intero mondo... beh, personalmente non mi stupisce e penso non dovrebbe farlo in generale.
Ed è proprio della tanto discussa “BrExit”, e della conseguente svalutazione della Sterlina, che parleremo in questo nuovo appuntamento. O meglio, di ciò che potrebbe probabilmente provocare in un territorio come il nostro lontano diversi chilometri da Londra: è stata resa pubblica negli ultimi giorni, infatti, la decisione della Treasury Wine Estates, azienda australiana che gestisce dal 2015 il comparto vino del colosso mondiale di imbottigliamento di alcolici Diageo, di spostare questo suo ramo in territorio anglosassone.
Il futuro dei 120 dipendenti della sede di Santa Vittoria d'Alba (che si occupa per lo più di imbottigliare vino per il mercato estero californiano) appare ovviamente incerto anzichenò. Una storia già sentita, da alcune decine di anni a questa parte.
Proprio nella giungla del “mondo del lavoro” è ambientato il film “Il grande capo” (mi perdonerete se non lo chiamerò più con il suo “vero” nome), che attraverso una serie piuttosto funzionale di equivoci concatenati ci permette di scavare all'interno dei meccanismi che regolano un'attività moderna e di capire, senza spiegarcelo ma facendocelo intuire con leggerezza, come rispondano sempre e in ogni caso ai rapporti interpersonali tra i personaggi che popolano questo “habitat”, e a un unico principio. Quello della sopravvivenza.
È nel nome della sopravvivenza della propria azienda che i due protagonisti della pellicola mettono in campo la grande truffa relativa all'identità di questo fantomatico “direttore”, ed è sempre nel nome della sopravvivenza (anche se di un altro tipo, molto più personale) che lo scherzo viene perpetrato anche nei confronti dei vari dipendenti dell'azienda.
Sembra quasi che la società, intesa come “impresa” e quindi in senso assolutamente lato, sia una grossa forma di vita animalesca in via d'estinzione, interessata unicamente al salvaguardare se stessa, la propria specie e la propria possibile prole con ogni mezzo possibile; un nuovo organismo biologico che, per funzionare, deve costantemente processare energia ed elementi nutritizi in quantità sempre maggiore e con sempre maggiore velocità. Parti di un ingranaggio, da oliare per bene cercando sempre di sgravarsi da qualsiasi tipo di responsabilità, ecco come vengono dipinti (in senso generale) i lavoratori della ditta di Ravn all'interno della pellicola.
Ma noi viviamo nella realtà fisica del mondo. E quella del cinema è, come al solito, solo un'esagerazione ideologica, e ne abbiamo viste così tante da smettere ormai di considerarle, quasi come le notizie su aziende che chiudono, o che spostano i propri interessi dov'è più conveniente! Giusto?
Sì, certo. Ma anche no, allo stesso tempo.
“L'arte – diceva Degas, e quindi possiamo metterci dentro anche il cinema – non è ciò che si vede, ma ciò che consente agli altri di vedere.”














