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Curiosità | 30 dicembre 2016, 15:45

Domani diremo addio al segnale orario Rai

Il passaggio dall’analogico al digitale fatale al ‘trillo’ dell'ora esatta che ci ha accompagnato ininterrottamente dal 1979

Foto generica

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Era diventato una consuetudine, oltre che un punto di riferimento che scandiva i momenti della giornata. Ma domani dovremo dirgli addio, dopo 37 anni di onorato servizio.

Parliamo del "trillo" del segnale orario della Rai, che precedeva la messa in onda dell’ora esatta e che è stato un appuntamento canonico per tutti gli italiani, trasmesso dalla sede di Torino, generato e inviato dall’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM), anch’esso localizzato nella città della Mole.

E’ stato perché da domani, 31 dicembre 2016, il Segnale orario Rai Codificato (SRC) andrà in pensione: gli è stato fatale il passaggio dal sistema analogico a quello digitale.

Dopo 37 anni la ricezione e la distribuzione del segnale viene sospesa perché con l'avvento delle trasmissioni digitali, che possono avere ritardi anche di alcuni secondi, il segnale SRC radiotrasmesso non è più idoneo a garantire un'accurata disseminazione del tempo. Insomma non è considerato più affidabile.

Domani lo ascolteremo per l’ultima volta, ma questo appuntamento che durava ininterrottamente dal 1979 in realtà era il frutto di una collaborazione nata già 70 anni fa, alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Risale infatti al 1945 la prima generazione di segnali di tempo per l'emittente Rai, che allora trasmetteva solamente attraverso la radio (la tv sarebbe arrivata nel decennio successivo), poi nel ’79 sarebbe arrivato il Segnale orario Codificato, che due anni fa l'INRIM e la Rai hanno celebrato in occasione del concorso internazionale Prix Italia. Patrizia Tavella, responsabile del laboratorio INRIM, da cui viene emesso il segnale orario, ha spiegato che il famoso trillo “in realtà è un codice che, in corrispondenza del secondo 52, comunica ora, minuto, secondo, mese, giorno del mese, giorno della settimana ed anche se è in vigore l'ora solare o l'ora estiva. Dal 1994 il segnale è diventato ancora più ricco d'informazioni grazie all'aggiunta di una seconda porzione di codice che, a partire dal secondo 53, indica l'anno, avvisa se è prossimo il passaggio all'ora solare o all'ora estiva e segnala l'eventuale introduzione nell'anno in corso di un secondo intercalare”.

Questo aggiustamento temporale, in inglese leap second”, ha aggiunto Tavella, è diventato “lo stratagemma con cui si mantiene in accordo la scala di tempo realizzata oggi per mezzo degli orologi atomici con il tempo legato alla rotazione terrestre, più impreciso e soggetto a ogni tipo di variazione”.

Purtroppo, o per fortuna, il futuro avanza e gli strumenti per misurare il tempo sono sempre più sofisticati. L’obiettivo dell’Inrim è la realizzazione di un link ottico che attraverserà l’Italia, da nord a sud, collegandola ad altri paesi europei, creando una rete di istituti metrologici e centri di ricerca.

Nel frattempo, il servizio di sincronizzazione con l’ora esatta italiana continuerà ad essere fornito dall’Inrim per altre vie, come il Network Time Protocol (Ntp), disponibile sul web. Ma non potremo più ascoltarlo sulle frequenze Rai.

Ed allora, apprestiamoci a dire addio al caro e vecchio segnale orario, che ha scandito tanti momenti della nostra vita. Da lunedì non lo sentiremo più.

r.g.

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