La minoranza consiliare di Saluzzo, al termine della stagione frutticola, traccia un bilancio sulla situazione del cosiddetto “Campo dei lavoratori africani” tutt’ora presente nell’area del Foro Boario.
E lo fa con parole chiare, ma con ancor più eloquenti immagini nel corso di una conferenza stampa che i consiglieri di opposizione Carlo Savio, Stefano Quaglia, Danilo Rinaudo, Daniela Contin e Domenico Andreis hanno indetto presso l’hotel Griselda.
“Pensiamo – scrivono in un documento gli esponenti del centrodestra - che nessuno debba più avere il coraggio di definirlo, come spesso si è fatto, “campo solidale”.
Di solidale, in quel campo, c’è solamente l’aiuto reciproco che si scambiano fra di loro i giovani africani. Per il resto, di solidale c’è sicuramente la Caritas con i servizi offerti da Saluzzo Migrante e l’azione costante dei numerosi volontari, azione silenziosa come la carità richiede.
Di sbandierato …c’è, invece, il silenzio assordante delle Istituzioni”.
“Non puntiamo il dito contro nessuno – spiegano - ben sapendo che trattasi di un fenomeno, non nuovo, ma comunque di difficile e complessa lettura, in carenza o mancanza di qualsivoglia normativa in merito nè di strumenti efficaci tali da far sì che il problema possa essere regolamentato e governato”.
Secondo i consiglieri firmatari del dossier, correlato di documentazione fotografica, la situazione è insostenibile per tre ordini di ragioni: igienico-sanitarie, sicurezza e coesistenza con la popolazione residente nell’area di piazza d’Armi.
“Abbiamo pensato – affermano i rappresentanti della minoranza - che più di una conferenza stampa inzuppata di slogan, potessero “parlare” le immagini. Immagini che feriscono le più elementari nozioni di civiltà, di dignità, di umanità. Abbiamo ripetutamente e insistentemente richiesto di essere coinvolti nell’evolversi della situazione.
Per monitorare, sostenere, appoggiare o suggerire. Magari anche per criticare, ma con lo spirito di chi non volta la faccia dall’altra parte. Per noi, sarebbe stato facile strumentalizzare politicamente il fenomeno e nessuno può incolparci di aver dato appoggio, men che meno sostenuto, tesi di sapore discriminatorio se non razziste.
Ne abbiamo discusso ripetutamente. La nostra scelta è stata quella, incompresa e trascurata, della responsabilità.
A fine stagione diciamo con fermezza che mai più accetteremo il riproporsi di una siffatta situazione nella prossima stagione.
Il 2017 ha segnato un limite invalicabile che pone in evidenza la questione delle questioni: quale dimensione umanitaria si vuole attribuire al campo dei migranti africani?
Le immagini che abbiamo raccolto – concludono – forniscono una risposta inappellabile”.













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