Un rating per valutare (e se del caso premiare oppure no) la capacità di attrazione dell’eccellenza da parte dei singoli territori, siano essi comunali o di area più vasta? La loro attitudine cioè a favorire o direttamente creare le condizioni per il buon business, per l’investimento produttivo e per il lavoro di qualità?
L’editoriale apparso su questo quotidiano on line nello scorso venerdì comincia a suscitare un giusto dibattito, soprattutto in tempi nei quali si parla di restituire “dignità” all’impresa e al lavoro per decreto, come recita il titolo del primo importante provvedimento del Governo Lega – 5 Stelle a firma del Vicepremier pentastellato Di Maio.
In particolare è Antonio Livio Costamagna, imprenditore di Racconigi dove ha fondato e presiede la V2, realtà industriale leader nelle tecnologie per la sicurezza di case e ingressi con dieci filiali nel mondo (l’ultima inaugurata proprio un mese fa a Tirana in Albania), a elogiare l’attualità di una simile proposta “la quale rievoca molto bene quella che, in termini diversi ma analoghi, formulai otto anni or sono quando ricoprivo la carica di Presidente regionale delle PMI. La mia idea era di adottare una metodologia analoga alle Bandiere arancioni con cui il Touring Club Italia identifica e premia i Comuni, specialmente quelli più piccoli, meglio attrezzatisi per realizzare un turismo sostenibile e qualificato che sia fonte di ricchezza per l’intera area interessata. Con la stessa logica si dovrebbe agire sul versante delle condizioni territoriali da creare per incentivare gli investimenti industriali innovativi, o per evitare che prendano altri lidi, e per farne una leva di sviluppo di altri settori collegati, dalla produzione ai servizi”.
Specialmente in una fase in cui già allora, così come oggi, si parlava del problema dei tagli subiti dagli Enti locali “la soluzione che era contenuta nella mia proposta era quella di legare una parte dei trasferimenti finanziari, da Roma ai territori, alla capacità degli stessi di promuovere i migliori habitat attrattivi a favore degli investimenti industriali, i soli in grado di creare il valore aggiunto necessario a sostenere tutti gli altri ambiti economici”. In pratica, le Bandiere dell’accoglienza industriale.
“Ogni provvedimento deve creare un quadro molto semplificato a livello centrale, poi però deve assegnare a ciascun contesto geografico, comunale o sovraccomunale che sia, gli strumenti e le premialità economico-finanziarie per incoraggiarlo a esprimersi al meglio nelle condizioni proposte agli investitori e ai talenti aziendali e professionali. Soltanto così si realizzerà la dignità dell’impresa e del lavoro.”
Bandiere che dovrebbero valere anche per orientare al meglio le PMI che, senza delocalizzare in Italia, vogliano però crescere sui mercati esteri.
“Molto spesso – conclude Costamagna – si ha l’impressione che il piccolo o medio imprenditore debba fare prevalentemente da sé nella ricerca delle migliori condizioni offerte dalle realtà internazionali in cui far crescere le vendite e le produzioni. Le Istituzioni economiche italiane con competenze sull’estero dovrebbero esse stesse assegnare delle bandiere sempre aggiornate per aiutare le Imprese medio - piccole a individuare quelle zone più strategiche e adeguate a uno sviluppo espansivo dei vari settori del Made in Italy.”












