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Attualità | 01 agosto 2018, 16:21

"Perdiamo una persona che non demordeva mai": il Consiglio comunale di Mondovì ha ricordato il suo ex presidente Ignazio Aimo

Il chirurgo si è spento a soli 73 anni d'età lo scorso 26 luglio presso l'ospedale di Cuneo.

"Perdiamo una persona che non demordeva mai": il Consiglio comunale di Mondovì ha ricordato il suo ex presidente Ignazio Aimo

"Non avrei mai voluto fare questo ricordo per via dei personali rapporti ultratrentennali avuti con il defunto"Elio Tomatis, presidente del Consiglio comunale di Mondovì, ha aperto la seduta di martedì 31 luglio con il ricordo del dottor Ignazio Aimo, medico chirurgo ed ex presidente del Consiglio comunale monregalese deceduto giovedì scorso presso l'ospedale di Cuneo a soli 73 anni d'età.

"Non vorrei parlare di lui sotto il profilo professionale - ha proseguito Tomatis -Mi viene più facile parlare del percorso fatto assieme. Conobbi Ignazio nel lontano 1983, quando a Mondovi era nato il partito repubblicano, di cui egli era leader indiscusso. Mi ha affascinato sin dal primo momento: ricordo le riunioni di sezione che si facevano in quegli anni presso l'allora cinema "Italia", la vita di partito, i convegni e i congressi. Da allora sono passati molti anni e nel frattempo Ignazio ha vissuto da protagonista ben 6 legislature. Ci legava una reciproca stima. Di lui ricordo l'onestà assoluta, l'eloquio garbato, che dovrebbe esserci d'insegnamento sempre, e il suo grande carisma. Perdiamo una persona che sapeva battersi, che non demordeva, che amava la sua professione, la politica, la città di Mondovì e il territorio monregalese".

Sono quindi intervenuti alcuni consiglieri comunali per testimoniare il loro affetto e la loro stima nei confronti di Ignazio Aimo, a cominciare da Angela Boetti"Le nostre famiglie erano molto amiche in passato, poi noi giovani ci eravamo un po' persi, finché non ci siamo ritrovati in occasione dell'ultima campagna elettorale. Ignazio non aveva un carattere malleabile e detestava l'approssimazione, la mancanza di fermezza e di ideali. Era l'ultimo a finire di lavorare e il primo a intervenire. Si è sempre posto in maniera composta e pacata verso il prossimo. Nella sua carriera di chirurgo ha fatto quasi 60 mila interventi e tante sono le persone che hanno messo la loro vita nelle sue mani: di certo non ha vissuto invano la sua vita terrena".

Successivamente ha preso la parola il dottor Maurizio Ippoliti, anch'egli chirurgo presso l'ospedale di Mondovì e cresciuto professionalmente proprio sotto la supervisione di Aimo: "Mi fregio di aver lavorato con lui per dodici anni. Ne ricordo le indubbie capacità, il carattere, il linguaggio forbito. Ricordo che una volta, durante un intervento d'urgenza impegnativo, io e gli altri medici non riuscivamo a risolvere la situazione lo chiamammo. Ero giovane, avevo 35 anni. Lui giunse in sala operatoria e ci aiutò. Poi, mentre liberavo un'aderenza tra fegato e stomaco, mi fermò, chiedendomi: 'Serve ai fini dell'intervento?'. E aggiunse: 'Ricorda che non bisogna mai fare un gesto chirurgico che non sia indispensabile'. Era un grande professionista"

Tancredi Bruno di Clarafond ha rivelato che "c'erano cose che ci accomunavano, come la passione per i motori e gli orologi. C'è poi un aneddoto curioso: correva il 1966 e mi accorsi che il mattino dopo avrei dovuto sostenere un compito in classe di greco, ma non trovavo il dizionario. Così, telefonai a Ignazio, che mi assicurò che me l'avrebbe prestato e portato a scuola il giorno successivo. Purtroppo l'indomani pioveva a dirotto e lui aveva una Lambretta: riuscì tuttavia a raggiungere la scuola, infilando il dizionario in una tasca enorme del suo impermeabile. La nostra amicizia non è mai scemata nonostante ci incontrassimo raramente e in una delle serate conclusive della scorsa campagna elettorale abbiamo rievocato le esperienze vissute insieme".

Stefano Tarolli ha sottolineato che "nel lavoro e nelle sue passioni tutto se stesso. Una quindicina d'anni fa mi fece un piccolo intervento chirurgico e mi colpirono la dedizione e la professionalità dimostrate in un'attività per lui routinaria, ma nel mio piccolo molto importante. A livello politico, invece, lo conobbi nel primo consiglio comunale dell'era Rabbia. Ha saputo sempre infarcire di un tangibile substrato culturale i suoi interventi. Ritengo che l'impegno verso la cosa pubblica e il contributo culturale dato a quest'assemblea siano i messaggi più importanti che ci lascia".

Infine, Giampiero Caramello"Ho sempre ammirato Aimo per la sua serietà e la sua dedizione nei confronti del lavoro. Vent'anni fa arrivai in pronto soccorso con una peritonite e lo ricordo con un particolare affetto per lo scrupolo e la meticolosità messi in campo. Mondovì perde una persona importante".

Alessandro Nidi

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