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Attualità | 24 ottobre 2018, 15:45

“Senza permesso di soggiorno non possiamo attivarti le rate della palestra”, ma Niroshan è monregalese e cittadino italiano da sempre

Niroshan Tomatis è un giovane tecnico di produzione presso la Rai regionale di Genova, studente diplomato come tecnico del suono alla scuola di Alto Perfezionamento di Saluzzo

“Senza permesso di soggiorno non possiamo attivarti le rate della palestra”, ma Niroshan è monregalese e cittadino italiano da sempre

“Avremmo bisogno del suo permesso di soggiorno per completare l’iscrizione in palestra”, è quanto richiede una palestra genovese a Niroshan, giovane tecnico di produzione presso la Rai regionale di Genova, studente diplomato come tecnico del suono alla scuola di Alto Perfezionamento di Saluzzo.

Nulla di strano, non fosse che Niro sia cittadino italiano a tutti gli effetti. A trarre in inganno i gestori della palestra il paese di nascita (Colombo, Sri Lanka) segnato sulla carta d’identità del ragazzo. Documento che, già di per sé, testimonia il fatto che il ragazzo di origine indiane, ma da sempre residente nel monregalese (come peraltro testimonia il suo cognome Tomatis) è un cittadino italiano a tutti gli effetti.

“Per quale motivo dovrei avere un permesso di soggiorno se sono cittadino italiano così come si può vedere dalla mia carta d’identità che avete scannerizzato?”. Risponde giustamente Niro alla strana richiesta mandata via mail.

“Ne avrei bisogno perché il luogo di nascita sul documento risulta essere Sri Lanka, me lo richiedono per completare la pratica per il pagamento rateizzato.” – ribadisce la palestra che sembra non aver capito la richiesta.

“In quanto cittadino italiano non ho mai avuto bisogno del permesso di soggiorno” – continua nel carteggio vai mail Niro – “Il luogo di nascita non conta in quanto sono a tutti gli effetti cittadino di questo paese.”

Dopo questa risposta la palestra si rende conto  della gaffe e chiosa con un laconico: “La pratica è andata a buon fine. Scusi il disturbo”.

“Non me la sono presa” – ci confida Niro – “fortunatamente certe cose non mi toccano, anche perché confido nel fatto che ci sia stata una impreparazione di base dettata magari da semplice distrazione”.

“Forse chi mi ha scritto” – continua – “ha letto il nome e ha visto il colore della mia pelle, senza aver visionato la mia carta di identità. Cose che possono capitare se ci limitiamo al primo messaggio. Al secondo, quando il titolare rincara la dose, fermo sulle sue convinzioni mi sono francamente cadute un po’ le braccia.”

Daniele Caponnetto

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