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Politica | 14 novembre 2018, 14:00

“La piazza di sabato scorso è come un bambino piccolo, crescerà. Ma attenti agli orchi”

A Backstage Luca Cassiani, Alessandro Cherio, Edi Lazzi, Domenico Massimino e Patrizia Ghezzi, una delle signore che “hanno fatto l'impresa”: riflessioni e confronti sulla piazza di sabato scorso a Torino. E ora, che succede?

“La piazza di sabato scorso è come un bambino piccolo, crescerà. Ma attenti agli orchi”

“Non lo so, non lo so”.

Lo sguardo volge a destra e a manca, quasi a cercare un conforto, un'ispirazione.

L'aria è sinceramente sperduta. Questa immagine, se ancora si nutrissero dubbi, è la più emblematica nel convincere che quello che è accaduto sabato mattina a Torino non ha padrini di sorta: sono le sette madamin e, certamente, l'attivismo dell'ex sottosegretario ai trasposrti Mino Giachino, ad aver indotto 30mila, solitamente bugianen, torinesi a scendere in piazza per dire si alla linea Alta Velocità Torino-Lione.

E ora? E' il tema dell'ultima puntata di Backstage, come ogni lunedì in onda online su Torino Oggi, Targato Cn, Chivasso Oggi, 24 Ovest, la Voce di Alba, Linea Italia Piemonte.

Ora, appunto “Non lo so, non lo so”.

Non che Patrizia Ghiazza, la signora, di mestiere cacciatrice di teste, intervenuta in trasmissione, non lo sappia nell'immediato.

Le sette professioniste che hanno fatto l'impresa hanno rifiutato la porta tardivamente aperta dal sindaco Appendino intendendo portare le istanze della piazza direttamente al presidente Mattarella a cui intendono chiedere di farsi garante di una valutazione imparziale sull'opera.

Il non lo so è riferito a ciò a cui la politica sta guardando con somma attenzione: il modo in cui tutto questo numeroso quanto improvviso consenso possa o voglia o debba essere capitalizzato.

Non sono manovrate le signore, hanno solo saputo cogliere il momento.

Non permettete che qualcuno metta il cappello, continuate a portare avanti le istanze di quella piazza, è il momento in cui i cittadini si devono fare sentire”, le esorta il consigliere regionale Luca Cassiani, Pd.

E la politica allora a che serve? Non dovrebbe essere la politica o anche il sindacato, in studio presente anche il neosegretario torinese della Fiom, Edi Lazzi, a catalizzare malcontento o preoccupazione, facendosi portatore delle istanze della popolazione?

La politica porta avanti le istanze e le madamin si accodano. Così si pensa che vadano le cose. Invece qui  la politica si accoda a sette (indomite) signore che portano in piazza trentamila persone. Il mondo che va al contrario?

No, dice Cassiani, la politica da sola non è più sufficiente e le persone di quella piazza lo insegnano. E' un segnale fortissimo quello che viene da quella piazza”. Le signore  su questo non necessitano di suggerimenti: fin dall'inizio avevano chiesto che non ci fossero simboli di partito, figuriamoci se li cercano ora.

Così anche il vicepresidente nazionale di Confartigianato, Domenico Massimino, in collegamento dalla redazione di Targato Cn, ribadisce che contro i “no a tutto” gli artigiani sono sempre per il “sì”: “E' del tutto positivo che dei cittadini si mettano insieme e diano forza ad una progettualità. Sono azioni che aiutano le rappresentanze come la nostra che si confrontano quotidianamente con le istituzioni. Servono questi momenti. Purtroppo le posizioni nel teatrino della politica vengono spesso strumentalizzate”.

Voce dissonante quella di Edi Lazzi che contestualizza la discussione sul declino di Torino: “Diciamo da più di 20 anni che Torino è in una situazione di declino che ogni anno peggiora. Pensiamo che la città debba essere rilanciata. Sì alle infrastrutture ma quelle che servono ai cittadini. Ma soprattutto pensiamo che debba essere rilanciato ciò che già c'è.

E noi sappiamo fare le automobili. Io semmai mi stupisco che la gente non sia scesa in piazza quando la Fiat ha abbandonato Torino. Perchè nessuno ha detto nulla? A parte la Fiom, ovviamente”.

La domanda non è da poco, piomba in studio in tutta la sua drammaticità. Prova a rispondere Alessandro Cherio, imprenditore del settore edile nel cui ambito ha rivestito più volte importanti cariche: “La Tav ha indotto la gente a scendere in piazza perchè è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Bisogna fare riferimento alla storia recente: Torino ha questo governo da ormai due anni e mezzo. E' stato votato per mandare a casa quelli che stavano li da vent'anni. Solo che tutte le aspettative sono state disattese. La protesta è contro la mancanza di progettualità di questa amministrazione. C'è un distacco dei cittadini da una politica che non rappresenta più le istanze. Tanto che il fatto che potessero  esserci simboli di partito è stato visto come dequalificante  per cui c'è la richiesta di fare vedere che si è in tanti ma fuori dal “palazzi”.

Bisognerebbe parlare delle cose che contano di più”, insiste Lazzi. “In questi anni dal 2006 ad oggi sono stati persi solo nel metalmeccanico13.500 posti di lavoro che non sono stati più recuperati. Per cui pensiamo che intanto non si dovrebbe perdere quello che già abbiamo. Che è appunto l'auto. Vi preoccupate della Tav. Io vorrei sapere cosa si intende fare per Torino”.

Si va verso una mobilità diversa, entra nel merito Ghiazza, la direzione per Torino, visto che la produzione decresce, deve essere quella di innovare sulla parte di progettazione. Ciò che è importante è stare agganciati a dove va la tecnologia”.

E' possibile pensare che ci sia la ricerca senza la produzione? “Visto che la produzione diminuirà è più importante avere la progettazione che la produzione. Si consideri che solo la parte di “food”, che negli ultimi anni è partita in città, conta tra i cinque i seimila posti di lavoro. Per fare capire come si può creare lavoro anche in un altro modo. Si possono progettare le auto e poi non produrle o produrle solo in parte”.

Tiriamo le fila, a chi si affida questa gente che è scesa in piazza?

Rimaniamo fuori da una dimensione di partiti, ribadisce la Ghiazza, abbiamo un manifesto di intenti che comprende sette “Sì”. Cercheremo di trasformare il dialogo che abbiamo con 40mila persone ma devo essere sincera, non lo so. Siamo nate il 29 ottobre alle 18.11 del pomeriggio. C'è tanto materiale su cui lavorare”.

E' un bambino piccolo, crescerà, afferma sornione Cassiani, diamogli tante cure e teniamolo fuori dagli orchi”. 

Tav, dunque, ma anche declino, auto, produzione, progettazione. Non c'è dubbio, oltre la Tav c'è di più. Ma di questo parleremo la prossima volta. Per ora...attenti agli orchi.

Patrizia Corgnati

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