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Attualità | 30 novembre 2018, 07:19

“Iniziammo la filiera del ‘bio’ quando nessuno ci credeva”: in pensione, dopo 38 anni, Bruno Bossa, fondatore dell’Achillea di Paesana

Un vero e proprio pioniere del biologico. La storia di una carriera e di un’azienda, partita in una casa di Pian Munè, con un pentolone per la produzione di marmellate. Un sogno che col tempo si è realizzato, trasformandosi in una delle maggiori realtà occupazionali della Val Po

Bruno Bossa

Bruno Bossa

Dopo 38 anni di carriera, quella di oggi sarà l’ultima giornata lavorativa all’interno della “sua” Achillea, l’azienda montana che sorge al civico 84/a di via Barge.

Oggi si chiude l’era di Bruno Bossa” ci dice scherzando l’imprenditore paesanese, classe 1952.

La memoria corre direttamente al 31 maggio del 1980, quando venne aperta – nei locali di via Crissolo dove ancora oggi si trova con la vendita al dettaglio – l’erboristeria Achillea.

Sembra una vita fa. – ricorda Bossa – Allora decidemmo di partire con una scelta abbastanza avanti per i tempi: erano gli anni in cui nessuno credeva nel biologico, se non rarissime persone”.

Tra queste, proprio Bruno Bossa, insieme ad alcuni amici, al termine di un percorso di studi che lo aveva già avvicinato ad attività all’epoca avanguardistiche, come la macrobiotica, lo yoga e lo shiatsu.

Dopo aver acquisito i primi due livelli di macrobiotica – ricorda – spronato da alcuni amici che incontrai a Barge, decisi di intraprendere la strada del ‘bio’. C’era un nucleo del biologico a Cuneo, dove ci trovavamo una volta a settimana e qui conobbi Armando Mariano, ex sindaco di Villafalletto”.

Le idee ed i progetti di Bruno iniziarono a prendere forma, poi, in una baita di Pian Munè. Qui nacquero – correva l’anno 1977 – le prime marmellate frutto di una produzione totalmente biologica.

Il 31 maggio 1980, poi, l’apertura dell’erboristeria, al termine di un percorso di formazione specializzato in materia. Proprio l’erboristeria si rivelò, nel tempo, “la cartina al tornasole” per capire, insieme anche a fiere e mercati, il gradimento dei prodotti, individuando quelli che andavano per la maggiore.

Qualcuno ci dava 2, 3 mesi di vita. - scherza Bruno – Iniziammo a presenziare alle fiere di Torino e Verona, che ci lanciarono sul panorama del biologico: in quegli anni stavano nascendo i primi punti vendita ‘bio’”.

Ben presto, quelle che erano idee e progetti diventarono sempre più concrete. Il primo prodotto marchiato “Achillea” fu il “Frutto Puro” di fragola, “una delle linee che adesso sta riscuotendo grande successo – spiega Bruno – una marmellata composta solo da frutta concentrata senza dolcificanti, senza antiossidanti né addensanti, quali la pectina”.

I primi tempi furono totalmente dedicati a quelle che oggi potremmo definire “operazioni di marketing”: occorreva farsi conoscere, approfittando di tutti gli spazi e le vetrine possibili.

La gente andava a sciare a Crissolo – racconta ancora Bossa – e si fermava in erboristeria che, complice anche la sua posizione (sulla circonvallazione che conduce in alta Valle: ndr) fu un grande veicolo di promozione”.

La prima grande svolta si ebbe nel 1987, 7 anni dopo l’apertura del punto vendita: “La richiesta era sempre maggiore e decidemmo quindi di ristrutturare un primo lotto di capannoni di proprietà di mio papà (ancora oggi attuale sede dell’azienda: ndr), dove trovò posto il primo laboratorio: un notevole passo avanti rispetto al pentolone col quale iniziammo a fare marmellate”.

Poi, nel 1992, il “colpo grosso”: nacque in quell’anno l’aceto di mele, “il prodotto che mi ha lanciato in un mondo che va oltre il bio”. Sarà infatti proprio l’aceto di mele a riscuotere l’interesse della famiglia Ponti, leader nel settore, con la quale nacquero i primi rapporti, che portarono ad una produzione “marchiata” sia Ponti che “Coop”.

Nel frattempo, passano gli anni, contraddistinti da una costante crescita, che fece diventare i volumi sempre più interessanti.

Nell’intervallo tra il 1996 ed il 1998 un altro grande ampliamento dello stabilimento, a Paesana, “grazie a Lido Riba, allora assessore all’agricoltura della Regione, che ci aiutò molto nella realizzazione di un nuovo capannone, con il reparto dedicato all’aceto mele ed ai laboratori.

Fu un salto di grande qualità”.

Sullo sfondo i sempre più frequenti rapporti con la Ponti, che portarono, poi, ad alcune trattative per la cessione, prima parziale e poi totale, dell’azienda.

Dettai subito tre condizioni – ci tiene a ricordare Bruno – che furono la permanenza dell’Achillea a Paesana, l’ampliamento dell’azienda, dal momento che un investimento su Paesana era il modo per dimostrare che la Ponti credeva in noi, e lo svolgimento della festa dei 30 anni dell’Achillea, con la pubblicazione del mio libro. Mi furono tutte concesse”.

Bruno Bossa continuerà, per anni, a ricoprire la figura di direttore di stabilimento. Da un anno a questa parte, invece, a Paesana opera un direttore generale che ha preso in mano la gestione dell’azienda.

La crescita sempre maggiore dell’Achillea ha portato, nel tempo, alla nascita anche di un secondo marchio, “Monvisia”, che comprende marmellate in formato più piccolo (più richieste in certi comparti) e bevande non gassate, le cosiddette “bevande piatte”.

Sino all’ultimo prodotto nato, una crema di nocciole bio e Igp Piemonte al 45%, senza latte e senza olio di palma: “Può avere grosse possibilità – dice Bossa – è un prodotto al top dei top”.

Una storia che potrebbe essere paragonata ad un sogno coltivato per tanti anni e poi diventato realtà, “anche se mi ha limitato non poco, in tante altre cose, che ora farei in modo diverso, col senno di poi”. Un sogno che ha portato in paese 18 posti di lavoro, facendo dell’Achillea una delle maggiori realtà occupazionali del paese.

A Bruno Bossa, forte della sua vastissima competenza ed esperienza in merito, abbiamo chiesto quale sia, oggi e a distanza di quarant’anni, la sua visione del biologico, di cui egli, all’epoca, fu pioniere.

Il biologico, intorno alla fine degli anni Novanta, ha cominciato a fare gola alla grande distribuzione, che pensava di trasportare cosa trovava in negozi in un angolo dei centri commerciali. Un errore grave: nessuno spiegava la filiera, come avveniva in negozi. Fu un flop pazzesco.

Il bio, però, ha assunto numeri importanti. I prodotti iniziarono a comparire negli scaffali, insieme alla merce ‘comune’. Venne a crearsi uno scompenso tra il negozio specializzato ed i corridoi della grande distribuzione, con un crollo del pezzo che non va bene, dal momento che il prodotto ‘bio’ è diverso. Un aspetto che crea problematiche al comparto ‘bio’ specializzato. Saranno i prossimi anni che stabiliranno chi la spunterà.

La GDO ha trovato un uovo di Colombo, la gente ha meno soldi e ciò si traduce in acquisto saltuario di prodotti ‘bio’. Chi consumava ‘bio’ purtroppo ha dovuto fare un passo indietro”.

Quello di Bruno è l’esempio di come il biologico non sia stato soltanto un “mezzo” sul quale veicolare una realtà commerciale, ma proprio un vero e proprio stile di vita.

Non solo per ciò riguarda l’alimentazione – spiega Bossa – ma anche un modo di vivere, una mentalità che comprende corsi e attività”.

Tradotto? “Caffè e sigarette fanno male. La natura e l’alimentazione sono fattori fondamentali per la crescita e lo sviluppo dell’uomo. Se non li rispettiamo, non andremo lontani”.

Mentre parliamo, lo sguardo non può non cadere sul Monviso, perfettamente incorniciato dalle finestre dello stabilimento, così come previsto nel progetto dell’architetto Renato Maurino (“Fu lui a farmi conoscere Ostana, dove oggi vivo e dove ho realizzato il mio ‘Bosco incantato’” ci dice Bossa).

E ammirando l’imponente Re di Pietra avvolto da una spessa e bianca coltre nevosa, finiamo, naturalmente, a parlare di territorio.

Un territorio, indubbiamente, dalle grandi potenzialità. “La terra dove sono nato, il posto dalle mille potenzialità turistiche sia in inverno che in estate. Dobbiamo puntare alla creazione di villaggi turistici ecosostenibili: la gente va alla ricerca delle particolarità, di un turismo sostenibile e legato alle attività olistiche. Abbiamo un artigianato forse sempre lasciato un po’ da solo. Manca una sinergia, con la bassa Valle, con le città di grande cultura come Saluzzo

La chiacchierata con Bruno Bossa volge al termine. Ancora il tempo di un accenno all’Acqua Eva, “un vanto per il quale si era lavorato già tanti anni fa con Giovanni Battista Mattio sindaco”. Lo stesso Mattio insieme al quale Bossa fu assessore, dal 1999 al 2003: “Era un genio, un uomo dalle grandi vedute futuriste: vedeva il futuro in un modo che nessun’altra sapeva cogliere. Mi ha insegnato tante cose”.

Il tempo stringe, e l’ultimo passaggio lo dedichiamo al futuro.

Da domani, 1 dicembre, mi dedicherò alla famiglia ed al mio ‘Bosco incantato’”. I figli, Virginia e Francesco, “faranno quello che devono, com’è giusto che sia: la prima diventerà un’erborista o una dietista, il secondo invece è professore docente”.

Un’era che si chiude, dunque.

Anche se l’intero paese avrà, per sempre, di fronte agli occhi – in via Barge 84/a - quel frutto di grandi investimenti, di tanta passione e di un’intuizione nata 38 anni fa.

Quell’intuizione che ha un solo nome e cognome: Bruno Bossa.

Nicolò Bertola

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