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Attualità | 02 dicembre 2019, 14:37

La minoranza di Ceva: "Ecco perché occorre salvare la Provincia"

Approvato in Consiglio comunale l'ordine del giorno rivolto a Governo, Regione Piemonte, Unione delle Province Italiane e Parlamento

La minoranza di Ceva: "Ecco perché occorre salvare la Provincia"

"Siamo favorevoli a sostenere l'ordine del giorno che la Provincia di Cuneo invierà a Governo, Regione Piemonte, Unione delle Province Italiane e Parlamento, per dare sostegno, insieme agli altri Comuni, all'azione politica che sta portando avanti l'attuale amministrazione provinciale".

Così la minoranza consiliare di Ceva, guidata da Fabio Mottinelli, ha commentato il documento approvato in Consiglio comunale, con un'ulteriore postilla, però: "Crediamo che sia giusto fare un po' di chiarezza e rendere giustizia alla verità, ragionando sul perché siamo arrivati a questa situazione. Per la questione della Provincia, ben più ampia e rilevante non solo per i contributi, sono tanti oggi i politici e gli opinionisti che piangono lacrime di coccodrillo".

"Sulla necessità di tenere in vita le Province - ha proseguito l'opposizione -, in passato le parti politiche si sono invertite, e poi addirittura mescolate: negli anni '70 e '80 era il partito comunista che le voleva abolire, poi negli anni '90 ci fu la corsa a costituirne di nuove per ragioni clientelari e partitocratiche. Da qui proliferazione di centri di potere, aumenti di costi, e costituzione delle comunità montane. Prima il M.S.I. e dopo AN e la Lega furono gli unici, nel panorama politico nazionale, ad opporsi in maniera decisa e motivata al disegno di abolire l'ente Provincia. Anche Forza Italia e la Confindustria, nell'ambito della riforma federalista impostata solo su Regioni e Comuni, hanno sostenuto la tesi della loro abolizione. Quindi sia l'allora Pdl, sia il Pd, si sono posti quest'obiettivo nell'intento propagandistico di ridurre i costi della politica".

E ancora: "Con la legge Delrio del 2014 (ostinatamente voluta dal governo Renzi) di fatto non si sono eliminate le Province, ma le si sono ridotte in coma. Si sono persino privati i cittadini del diritto di andare a votare i consiglieri provinciali. Con questa nuova espropriazione della democrazia partecipativa si è, tra l'altro, impedito che qualificati esponenti della politica e della società civile potessero essere eletti in Consiglio provinciale. In più, con la legge Delrio sono cresciuti enti intermedi indefiniti e confusi che si pongono fra Regione e Comune, ossia comunità montane, Unioni di Comuni, consorzi locali, ATO, tutti con problemi di natura politica che non garantiscono i servizi ai cittadini (vedi soprattutto servizi idrici, rifiuti). È stato un grave errore abolire la Provincia, una forma di organizzazione decentrata del territorio che appartiene alla storia del nostro Paese. Questo ente intermedio fra Regione e Comuni ha un forte radicamento territoriale e ha rivestito un ruolo essenziale di programmazione fra soggetti pubblici e privati e di sviluppo economico. Nel sistema delle autonomie, la Provincia argina i rischi dell'insorgere del centralismo regionale, che rivela un'insensibilità politica e una non conoscenza o lontananza dei problemi della periferia che ricadono sensibilmente sui piccoli Comuni. Inoltre, la Provincia favorisce la collaborazione fra aree confinanti".

Il discorso viene poi esteso in ambito continentale: "Nell'ambito dell'Unione Europea, il Consiglio d'Europa aveva inviato a suo tempo al Governo una raccomandazione a tutela delle Province, delle funzioni esercitate e del valore democratico di queste istituzioni. Ci sarà pure un motivo di efficienza amministrativa e progettuale se in Europa quasi tutti gli Stati hanno le Province o i dipartimenti o i distretti. La Francia ne ha 101, la Gran Bretagna 98, la Spagna 50, la Germania ha in atto l'accorpamento di molti circondari, enti intermedi fra Land e Comuni. Trasversalmente ora numerosi amministratori locali recriminano e si rendono conto di non avere più un interlocutore certo e operativo sul territorio, per le funzioni cosiddette di area vasta (viabilità, trasporti, scuola, energia, irrigazione)".

"Certo - ha concluso la minoranza -, quando si invoca tanto la necessità di operare tagli finanziari, senza approfondire motivi, finalità e prospettive, è facile e demagogico ottenere consensi dall'opinione pubblica ignara, ma i risparmi sulla spesa globale sono modesti, tali da non valere lo scopo di contenere il costo della politica, come già sosteneva, numeri alla mano, l'ex ministro dell'Economia Tremonti. È oggi necessario riscattarsi e rilanciare l'ente Provincia; piuttosto, riaccorpiamo le Province di più recente costituzione e rimborsiamo solo le spese ai consiglieri".

Alessandro Nidi

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