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Sanità | 13 marzo 2020, 21:45

"Siamo stati lasciati soli": l'Ordine dei medici del Piemonte attacca Mario Raviolo, direttore dell'Unità di crisi regionale

Se ne chiede la sostituzione e, ancora, di rivedere la gestione dell'emergenza. Ciò che denunciano i medici di famiglia è di "essere lasciati soli nella prima linea della gestione della diffusione del Covid-19".

Al centro il dottor Mario Raviolo. Alla sua sinistra l'assessore regionale alla Sanità Luigi Genesio Icardi

Al centro il dottor Mario Raviolo. Alla sua sinistra l'assessore regionale alla Sanità Luigi Genesio Icardi

La Federazione regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi Odontoiatri del Piemonte ha inviato una durissima lettera (allegata al fondo dell'articolo) al Presidente della Regione Alberto Cirio e ai vertici della Sanità piemontese dove si accusa duramente la gestione dell'emergenza coronavirus per quanto riguarda i medici di medicina generale.

Il presidente regionale Guido Giustetto, a nome di tutti i presidenti delle province del Piemonte, sottolinea come i "medici di medicina generale e di famiglia siano stati lasciati soli ad affrontare il problema senza dispositivi di protezione e senza direttive chiare".

Secondo la lettera non ci sarebbe la possibilità, da parte dei medici, di gestire in modo efficiente le procedure in caso di contagio anche solo per le comunicazioni telefoniche.

Un attacco diretto al direttore dell’unità di Crisi regionale, Mario Raviolo, del quale i medici chiedono l’immediata sostituzione.

La lamentela dei medici di famiglia è in sostanza quella di "essere lasciati soli nella prima linea della gestione della diffusione del Covid-19".

Come più volte detto, sono infatti i medici di famiglia a dover gestire sintomi ed eventuali visite e un primo "triage". I medici lamentano anche problemi di comunicazione con i numeri telefonici di emergenza.

"Segnaliamo - scrivono - un grave disservizio abbastanza frequente: l'operatore del 118 dice al paziente di farsi mettere in quarantena o isolamento fiduciario dal suo MMG, ma questo non è possibile in quanto il MMG lo può fare solo nei casi segnalati per telefono o per email dalla ASL.

I pazienti chiedono al medico di medicina generale tale certificazione che lui non può rilasciare creando una grave turbativa nel rapporto medico — paziente".

Raviolo qualche giorno fa aveva inviato una comunicazione su una gestione non corretta della situazione, affermazione respinta al mittente dai medici . "L’epidemia in Cina – scrivono i medici – avrebbe dovuto allarmare chi in Italia è esperto di emergenze e deputato alla sua gestione, permettendo e suggerendo anche alla nostra regione di programmare in tempo le adeguate misure per reggere all’impatto disastroso che stiamo avendo sul nostro sistema sanitario. Questa è la funzione di una unità di crisi e di chi è esperto di maxi-emergenze, mandare i colleghi allo sbaraglio per non aver previsto i presidi di tutela lascia ampi dubbi sulla sua competenza”.

Nella lettera si legge anche che “due medici di famiglia contagiati, in questi giorni di coronavirus, sono morti sul lavoro in Italia, più di 30 medici di medicina generale in Piemonte sono in isolamento fiduciario ed il loro numero sta continuamente aumentando. Un medico di famiglia firmatario di questa lettera è da ieri ricoverato in ospedale per polmonite interstiziale contratta nell’esercizio della professione”.

“I medici – prosegue la lettera – hanno espletato la loro funzione di tutela della salute dei cittadini armati solo del loro coraggio, senso del dovere e preparazione professionale, fino all’autolesionismo.

Tutto ciò nonostante siano state presentate numerose richieste e proposte avanzate dell’associazioni mediche che “in queste settimane non sono mai state ascoltate”, scrivono i medici.

L'appello al presidente Cirio è una bocciatura senza se e senza ma. “Confidiamo- scrivono - che lei possa riorganizzare tale settore. Nelle figure di responsabilità e interlocuzione le chiediamo di inserire anche un rappresentante dell’Ordine dei medici che noi volentieri indicheremo, in modo che si possa ritornare in Piemonte ad una collaborazione costruttiva tra professionisti e amministrazione, nell'interesse dei cittadini".

Betty Martinelli

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