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Economia | 01 aprile 2020, 08:00

Come proteggersi e cosa fare quando viene rubato il dominio online

Vedersi sottrarre il proprio nome dominio non è infatti un evento così sporadico, e può comportare numerose problematiche, sia nell’atto pratico che dal punto di vista economico.

Come proteggersi e cosa fare quando viene rubato il dominio online

Rubare un dominio online, e con esso il nome con il quale un marchio si identifica, è un problema molto disquisito in ambito giurisprudenziale. Vedersi sottrarre il proprio nome dominio non è infatti un evento così sporadico, e può comportare numerose problematiche, sia nell’atto pratico che dal punto di vista economico.

In presenza di un tale scenario, l’unica alternativa per l’ideatore del marchio è quella di adire le vie legali, al fine di dimostrare che, colui che si è appropriato del dominio, registrandolo per conto proprio, abbia agito in mala fede.

L’art. 52 del Regolamento 2009/207/CE degli Stati Membri in materia di marchi di impresa sancisce che, nel momento in cui venga accertata la mala fede, la registrazione del marchio sia nulla. In Italia, tuttavia, questo concetto non è formulato in maniera definita e la valutazione dell’eventuale dolo è demandata, al variare dei casi, al giudice.

Come tutelarsi dal furto del proprio domino online

Rivolgersi al tribunale, per far valere i propri diritti su un dominio online, può richiedere tempistiche piuttosto lunghe; per non parlare del fattore economico: le spese, infatti, sarebbero molto più alte di quelle richieste per una semplice registrazione preventiva del marchio.

Per comprendere da dove abbia origine il problema, è infatti importante focalizzarsi su una panoramica più ampia della questione, e al fatto che molto spesso si sia portati a pensare di avere la proprietà di un cosiddetto marchio di fatto, in virtù dell’utilizzo pregresso che se ne è fatto (come può capitare con il proprio cognome o con un brand di famiglia); la realtà, però, è del tutto diversa, poiché la legge tutela i marchi di fatto solo in alcune particolari circostanze (fonte:registrareunmarchio.it).

Furto del dominio online: la procedura legale

In giurisprudenza, la sottrazione di un marchio o di un nome a dominio non è legale, ma può diventarlo nel momento in cui il possessore del cosiddetto marchio di fatto non abbia provveduto, per primo, a effettuarne la registrazione in un determinato paese. In questo caso, per difendersi, ci si può rivolgere a un giudice, di fronte al quale bisogna dimostrare, attraverso la produzione di una serie di prove, che l’attività in questione è operante sul mercato da diversi anni.

Un particolare vantaggio può derivare dal riuscire a certificare la vasta diffusione del brand in ambito nazionale, poiché più ampia è la riconoscibilità del marchio, maggiori possono essere i diritti a esso collegati. Tuttavia, se in passato, in sede giudiziaria, bastava semplicemente dimostrare di avere avuto rapporti commerciali in almeno cinque regioni italiane, oggi, con l’enorme diffusione di internet, questa regola non è più così tutelante.

Registrare il marchio per una tutela completa

Va da sé che per difendere il proprio marchio da possibili appropriazioni o furti di dominio sia indispensabile registrarlo. La proceduta può essere effettuata sia in Italia sia all’estero, in questo caso se si prevede di esportare il brand anche oltre i confini europei.

Si tratta di un’azione non obbligatoria per legge, ma che aiuta a tutelarsi da operazioni di marketing parassitario, che possono tradursi in situazioni di concorrenza sleale, di ostacolo all’attività del brand. Se il marchio non è registrato, infatti, non ha valore legale, e, qualora un competitor dovesse appropriarsene associandolo al proprio nome, potrebbe vantare diritti maggiori.

Perché conviene passare dal marchio di fatto al marchio registrato

Il titolare di un marchio registrato, a differenza del proprietario di un marchio di fatto, ha le facoltà legali di disporre del brand a proprio piacimento. In primo luogo, può stabilirne l’utilizzo commerciale al solo ambito territoriale, vincolando così anche il marchio di fatto a operare in un mercato più limitato.

In secondo luogo, qualora si registrasse un calo di affari causato dalla concorrenza di due brand troppo simili, il titolare del nome potrebbe richiedere un risarcimento danni all’utilizzatore del marchio di fatto, con indennizzi che, al variare dei casi, possono raggiungere anche cifre consistenti. Un esborso significativo, che si può evitare registrando il marchio in maniera tempestiva, con una spesa tutt’altro che onerosa e che, sul suolo italiano, si aggira attorno ai soli 50 euro all’anno.

 

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