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Attualità | 20 maggio 2020, 14:13

Alba, il Ramadan al tempo del Coronavirus: tra solidarietà e preghiera
 (FOTO E VIDEO)

Nel mese consacrato al digiuno diverse le iniziative rivolte ai bisognosi dalle 400 famiglie di fedeli che animano la comunità islamica della capitale delle Langhe. Un contributo da 7mila euro alla raccolta fondi attivata dal Comune

Fotoservizio di Barbara Guazzone

Fotoservizio di Barbara Guazzone

Solidarietà nella preghiera. Questo lo spirito col quale la comunità islamica albese ha vissuto il mese dedicato al digiuno e alla commemorazione della prima rivelazione del Corano a Maometto, periodo che vedrà la sua conclusione questo sabato, 23 maggio.

In vista di questo momento siamo stati ospiti del centro di cultura islamica di via Carlo Biglino, tra corso Torino e piazza Prunotto, dove abbiamo incontrato alcuni rappresentanti di una comunità che, in città, sotto la guida spirituale dell’Imam Abdelhadi El Hani, conta oltre 400 famiglie di fedeli.

E’ proprio l’Imam a raccontarci come la sua comunità ha potuto vivere questo periodo di fede comunitaria nel pieno dell’emergenza Coronavirus.

 



"Senza dubbio questa stagione della nostra vita si è rivelata qualcosa di inaspettato e violento – ci risponde Abdelhadi El Hani –, anche se debbo dire che nel nostro passato non sono mancati momenti in qualche modo analoghi a quello che stiamo attraversando oggi. Noi crediamo nel destino, e una cosa che è 'destinata' ti obbliga a imparare a conviverci, e questo ci sta aiutando".

A pesare maggiormente sono state le limitazioni subite nell’apertura della moschea, che per i musulmani albesi non è solo un centro di preghiera, ma anche un luogo di aggregazione e di scambio, uno spazio che consente di "vivere la comunità". "Una condizione imposta e necessaria – prosegue l’Imam –, e alla quale di conseguenza ci si deve abituare, viverla cercando di fare il possibile per superarla quanto prima".


Analogamente alle nostre chiese, sin dall’inizio della pandemia la moschea è così rimasta chiusa al culto. "Con l’allentamento del lockdown abbiamo chiesto di poter riattivare almeno parzialmente le pratiche legate alla preparazione dei pasti, anche se non li abbiamo potuti consumare comunitariamente, come abitualmente avviene anche come forma di aiuto verso persone e famiglie che vivono in situazioni di disagio economico. In sostanza parte della comunità si mette a disposizione di chi ha difficoltà, nel preparare cibo che poi viene condiviso. Con l’emergenza in corso abbiamo dovuto ovviamente cambiare le nostre abitudini".

Così, con l’allentamento delle limitazioni governative, questa pratica è stata ripresa in una forma che richiama il “take away”: i pasti vengono preparati da diverse famiglie e distribuiti a chi ne ha bisogno, mantenendo il distanziamento e nel rispetto delle normative. Per chi non ha la possibilità di recarsi al centro, magari solo perché abita distante, questa sorta di aiuto alimentare viene consegnato da un gruppo di volontari, come per un “delivery”.

Sono quattrocento le famiglie che fanno parte della comunità islamica albese, che in questo momento di difficoltà si è comunque impegnata per dare supporto ai propri membri, ma anche per dare un contributo alla città e al territorio che la ospita. "Non sono rimasti con le mani in mano", conferma Abdelhadi El Hani, che in questo senso richiama un’iniziativa realizzata con l’Avis per la raccolta del sangue e la raccolta fondi avviata tra i fedeli, che hanno ritenuto giusto fare la propria parte nel dare quanto possibile a chi li ha accolti. "Abbiamo raccolto 7mila euro che sono stati donati al Comune, così che possano servire ad aiutare nelle spese sanitarie e per gli aiuti alle famiglie bisognose. Non sarà una cifra enorme, ma è stata messa insieme con il cuore".


In questa situazione particolare, la preparazione e la distribuzione dei pasti realizzata in occasione del Ramadan è stata poi estesa anche a famiglie non musulmane, arrivando a diversi nuclei di bisognosi che non fanno parte alla comunità islamica.

Una realtà fatta di tanti uomini e donne di origine diversa, ma che si sentono cittadini italiani, grati a chi li ha accolti e che ricambiano con frequenti iniziative di solidarietà e tese a favorire l’integrazione.

In chiusura del nostro incontro, l’Imam El Hani tiene a dirci come, durante tutto questo periodo, ogni membro della sua comunità si è impegnato a pregare privatamente perché questa pandemia potesse finire, "sia per il popolo musulmano che per quello di altre religioni e di tutto il resto del mondo", perché "la solidarietà non ha religione, né nazionalità".

Andrea Olimpi

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