Il clima di lutto che da mesi accompagna le nostre giornate non rende meno toccante la notizia della scomparsa del 35enne Simone Prando, originario di Cannobio, sul Lago Maggiore, ma albese d’adozione, promettente musicista strappato alla vita dalla malattia con la quale conviveva dall’aprile del 2016.
Simone si è spento nella notte tra domenica e lunedì, accudito dalla moglie Giulia, a poche ore dal ricovero presso l’hospice di Bra, quattro anni dopo aver iniziato a battersi contro il male che beffardamente gli si era palesato proprio alla vigilia delle nozze.
Lei albese, si erano conosciuti a Pavia, sui banchi dell’università e mentre lui si dedicava allo studio dello strumento, il contrabbasso, che in anni ancora sereni lo avrebbe portato a calcare i palchi di importanti festival in giro per il mondo, partecipando a progetti quali quello di "Soqquadro Italiano" e collaborando con l’Orchestra Regionale della Toscana, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’orchestra di Sanremo e la Camerata di Prato.
Poi la forzata e dolorosa convivenza con la malattia, che Simone ha affrontato con coraggio e lucidità, per qualche tempo volendo anche raccontarla con bella penna e grande ironia dalle pagine di un blog (simoneprando.blogspot.com), che interruppe poi nell’ottobre 2017, all’indomani dell’ennesima risonanza, quando quella di un ritorno a un'esistenza nuovamente libera dal male era più che una speranza: "(…) io non voglio essere preso come un punto di riferimento, un saggio, un maestro, non ho fatto niente di speciale, sto sopravvivendo a una malattia terribile, e lo sto facendo a mio modo – scrisse congedandosi dai tanti amici che in quei lunghi mesi vollero lottare insieme a lui –. Ne avrei fatto volentieri a meno. Ma mi è successo. E mi ha fatto crescere, ora vedo le cose diversamente. Ma non voglio insegnare niente a nessuno. (…) Che le cose vadano avanti bene o peggiorino non voglio che lo sappiano se non gli amici più stretti e i miei famigliari, perché è così che devono andare le cose. Quindi, fatemi gli auguri di compleanno, mentre scrivo la parola 'fine' a questo blog".
Pagine piene della sua voglia di vivere. Come, pur con mille difficoltà, lo saranno ancora gli anni a seguire, circondato dal calore dei suoi cari e della sua famiglia adottiva. Con un nuovo Cd da regalare agli amici (“With a star in the brain”, con una stella nel cervello, volle intitolarlo, prendendosi scherno della forma di neoplasia - un’astrocitoma – che gli aveva stravolto l’esistenza) e con la voglia di tornare a una normalità possibile che per qualche tempo prese anche la strada della cattedra, come insegnante al Liceo "Da Vinci" prima e alla Media "Vida" poi.
Promesse disattese dall'evolversi infausto della malattia, purtroppo, con la consolazione dell’affetto dei tanti che, in queste ore, si stringono al dolore di Giulia, della mamma Ada e del papà Ruggero, del fratello Fabrizio, dei cognati Paola e Davide e degli suoceri, l’ex assessore albese Antonio Degiacomi con la moglie Anna.
Simone ora attende il momento dell’ultimo viaggio presso la sala del commiato di corso Cortemilia 17/E. Le sue esequie si terranno domani, giovedì 21 maggio, alle ore 11 presso la parrocchiale di San Rocco Seno d’Elvio, in forma strettamente privata. Per volere suo e della famiglia, non fiori, ma opere di bene devolute all’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e a Medici Senza Frontiere.
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