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Attualità | 10 settembre 2020, 12:13

Per il Caffè Letterario di Bra, il poeta Bernardo Negro presenta un’opera inedita di Cesare Pavese

Si tratta della tesi di Laurea dello scrittore langarolo, pubblicata per la prima volta dalla casa editrice Mimesis

Per il Caffè Letterario di Bra, il poeta Bernardo Negro presenta un’opera inedita di Cesare Pavese

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Così, davanti all’ormai fedelissimo schermo, il poeta braidese Bernardo Negro ci spiega la scelta di questa settimana. “A settant’anni dalla scomparsa di Cesare Pavese, desidero segnalare l’inedito forse più importante dell’autore langarolo. Si tratta della sua tesi di Laurea, che viene pubblicata per la prima volta dalla casa editrice Mimesis, con la prefazione del poeta Valerio Magrelli. Dire che questo scritto è il profondo incunabolo di tutta l’attività letteraria di Pavese è un’affermazione che non solo tiene conto della svolta americanista del poeta, ma spiega anche il suo prendere le distanze dalla retorica imperante in Italia tra la fine degli anni Venti e l’inizio del travagliato decennio successivo.

Pavese non rinnegò mai l’ascendenza squisitamente europea dei ‘Leaves of Grass’, cui Whitman attese per tutta la vita, ma ne fa uno spartiacque. La vitalità del Nuovo Mondo traeva il pensiero dal crogiuolo dell’immagine e l’estetica del verso lungo rinnovava quella metrica che poi lo stesso Pavese adottò in ‘Lavorare Stanca’, la sua silloge più importante.

Alcuni gerarchi del regime definirono impertinente il saggio, che però passò tra le maglie della censura. Leggere ‘Interpretazione della poesia di Walt Whitman’ oggi è più importante che mai per comprendere non solo questo grande maestro, il ‘Dante americano’, ma lo stesso Pavese che, insieme a Elio Vittorini, ci introdusse, con le sue opere e le sue traduzioni, nell’esperienza di una Letteratura capace di trasformare il mondo.

Una letteratura che doveva poi, nel 1942, presentarsi definitivamente con l’antologia ‘Americana’, curata dallo stesso Vittorini non senza enormi difficoltà censorie. Ma la sfida era partita da Pavese oltre dieci anni prima col ‘suo’ Whitman e la malinconia di ‘Capitano o mio Capitano’, che risentimmo sullo schermo con ‘L’attimo fuggente’, il magico film di Peter Weir e che divenne il manifesto di una poesia che dura tuttora”.

Silvia Gullino

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