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Politica | 11 settembre 2020, 08:27

“Grande Cuneo”: un brand che passa dalla politica amministrativa alla grande distribuzione

L’ex sindaco e senatore Beppe Menardi, la cui lista civica nel 2012 e nel 2017 aveva la stessa denominazione, potrebbe accampare diritti sul copyright. Non fosse altro per ribadire che il marchio era….buono

“Grande Cuneo”: un brand che passa dalla politica amministrativa alla grande distribuzione

Chi avesse memoria storico-politico amministrativa e transitasse in questi giorni a Cuneo in via Margarita, dove tra qualche giorno aprirà il nuovo Spazio Conad al posto dell’Auchan, potrebbe trasalire pensando ad un anticipo di campagna elettorale amministrativa.

Campeggia infatti sull’ipermercato, in caratteri più grandi della scritta “Spazio Conad”, la dicitura “Grande Cuneo”, il nome della lista civica che accompagnò l’ex sindaco e senatore Beppe Menardi in due campagne elettorali, in verità non troppo fortunate.
L’esordio della formazione civica con questo nome avvenne nel maggio 2012, in occasione delle comunali, quando “Grande Cuneo”, insieme alla Lega (allora rigorosamente Nord), aveva appoggiato la corsa a sindaco di Claudio Sacchetto.

Quelle elezioni le vinse al ballottaggio – dopo una traumatica rottura nel centrosinistra – il neofita Federico Borgna contro il leader della sinistra cuneese Gigi Garelli.
Sacchetto ottenne poco meno del 10% e “Grande Cuneo” gli portò in dote 549 voti, pari al 2%.

Menardi rispolverò la sua lista cinque anni dopo, nel giugno 2017, quando venne candidato sindaco dal centrodestra.

La consultazione confermò sindaco Borgna al primo turno con quasi il 60%.
L’ingegnere-senatore, candidato sindaco di una coalizione formata da: Lega (6,3%), Forza Italia (3,2%), Grande Cuneo (2,9%) e Fratelli d’Italia (1%), ottenne il 14%.
Anche nella tornata di tre anni fa gli elettori non furono magnanimi con la sua lista, che ricevette infatti appena un centinaio di voti in più rispetto al 2012.

Oltre ai dati amministrativi, appannaggio degli appassionati del genere, è curioso rilevare come la denominazione di una formazione politico-amministrativa sia stata fatta propria dalla Gdo (grande distribuzione organizzata).

Menardi, cui la lista non portò fortuna, potrebbe pensare di rifarsi ora chiedendo conto del copyright alla Conad.

Ma è improbabile che faccia causa alla Conad per rivendicare la titolarità del marchio, anche se in punta di diritto – fanno notare legali esperti in materia – il caso ci potrebbe pure stare.

Gli resterà la soddisfazione di ribadire a quelli che non lo apprezzarono nelle elezioni comunali del 2012 e 2017 che quel brand non era poi così peregrino.



GpT

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