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Eventi | 31 ottobre 2020, 20:05

Il Caffè Letterario di Bra è "Beautiful" con il divo hollywoodiano Daniel McVicar

Dalla soap opera più amata della tv fino all'evento culturale braidese, la star americana non ha mai perso i connotati di attore e gentiluomo

Il Caffè Letterario di Bra è "Beautiful" con il divo hollywoodiano Daniel McVicar

Neppure dall’alto dei suoi (quasi) due metri Daniel McVicar riesce ad incutere soggezione o disagio. Ha lo sguardo dolce, i modi affabili e un sorriso pieno di calore che illumina una stanza intera.

L’attore statunitense, che dal 1987 al 2005 ha vestito i panni dello stilista Clarke Garrison nella celebre soap opera “Beautiful”, vive oggi a Torino. Grande estimatore del nostro Paese, Daniel McVicar ha preso parte anche a diverse trasmissioni tv italiane tra cui “L’isola dei famosi” e “Notti sul ghiaccio”, condotta da Milly Carlucci.

Dal 2013 è insegnante di Laboratorio Teatrale presso la Fondazione Teatro Nuovo di Torino e docente all’International Cinema Academy di Milano.
Conosciamolo meglio in questa intervista rilasciata in esclusiva al Caffè Letterario di Bra, prima del Dpcm del 7 ottobre 2020.

La tua personalità in un aggettivo?
«Illimitato».
“Beautiful” è un momento indimenticabile della tua carriera, che ricordi hai?
«L’ho dimenticato, è finito nel dimenticatoio. La memoria è legata all’amicizia con i miei colleghi, anche quelli dietro le quinte, della troupe e della produzione. Abbiamo vissuto la nostra vita insieme. Penso spesso a loro e ci sentiamo tramite i social».
Hai indossato per tanto tempo i panni eleganti dello stilista Clarke, qual è la tua mise preferita?
«Per il ruolo di Clarke avevamo creato un look particolare. Grazie ad un sarto molto famoso di Los Angeles che lavorava alle storie di Hollywood, avevamo realizzato un tipo di Cary Grant moderno. Ora vesto più relax rispetto a quel tempo. Tuttavia, vado ancora da un sarto, perché ho una taglia particolare, sono grande (sorride)».
Il bello e il brutto del mestiere di attore?
«Un giorno fai tante cose e un altro giorno no: questa è la cosa bella e brutta. La vita dell’artista non è una vita normale, ma alla fine si accetta, perché è un modo per sostenere la cultura».
Insegni ai giovani artisti alla Fondazione Teatro Nuovo di Torino e all’International Cinema Academy di Milano. Come si riconosce il talento?
«Come maestro, negli allievi, guardo la loro capacità di lavorare, la loro curiosità, il loro desiderio che è trasformato in azione. Questo è più interessante per me. Alla fine si vede un talento che tocca il cuore».
La difficoltà ad emergere nel mondo dello spettacolo è stimolante o frustrante?
«Deve essere stimolante, altrimenti si torna a casa. Ci saranno cento persone in più domani a tentare di farcela, perciò, se non è stimolante, si deve tornare a casa».
La tua opinione sullo stato del cinema italiano, oggi?
«Va bene. In termini di incasso spiccano soprattutto le commedie che sono divertenti. E poi ci sono tanti artisti, attori e registi bravi. È un cinema molto interessante, certamente è un livello diverso da quello americano, ma forse è meglio così. Adesso in America si fanno film di fumetti e cartoon, con il cinema che è diventato una macchina da guerra, per cui un film costa un sacco di soldi, solo per prendere soldi».
Il merito paga?
«Non sempre (sorride, ndr)».
Sei americano, ma hai scelto di vivere in Italia, che cosa ti piace e che cosa non ti piace del nostro Paese?
«Il ritmo del giorno, scandito dal cibo, con il caffè al mattino, il pranzo e la cena è una cosa molto piacevole, penso anche per gli italiani. Le difficoltà qui sono rappresentate dalla burocrazia e dalle tasse, ma questo è difficile per tutti. Inoltre, vedo che gli italiani non sono sempre ottimisti, invece hanno tante ragioni per esserlo».
Che cosa ti manca degli USA?
«Gli amici, mia figlia, la mia famiglia. Mi mancano soprattutto le persone, gli affetti».
Ti piace Donald Trump?
«No. Donald Trump è una vergogna per l’America, è una vergogna per il mondo. È un uomo pericoloso. Donald Trump lavora con la paura della gente, è una persona distruttiva. Ma passa anche questa tempesta. Credo e spero che possiamo andare avanti con più positività nel futuro prossimo».
Da bambino chi erano i tuoi eroi?
«Per me è il presidente John Kennedy, morto quando avevo 5 anni.  La mia famiglia è un po’ irlandese, scozzese e cattolica e per noi Kennedy è stato come un mito. È ricordato nel mondo per il suo idealismo e la positività. Invece, quando ero bambino e da ragazzo, come attori, mi piacevano molto per la comicità Charlie Chaplin, Dick Van Dyke e Stan Laurel. Poi sono arrivati Cary Grant, Rock Hudson, Clark Gable e guardavo sempre Gene Kelly, ballerino, cantante, attore. Questi sono stati i miei eroi come attori».
Mare o montagna?
«Ad agosto montagna, perché non c’è nessuno, tutti sono al mare. Gli italiani partono dalle città, si spostano tutti insieme in treno o in autostrada verso gli stessi paesi, al mare è pieno di gente. Dov’è la vacanza? Io vado in montagna, non c’è nessuno, faccio passeggiate, l’aria è pura, è buona, vado anche in Francia che è qui vicino. Al mare ci vado a luglio o a settembre, mi piace nuotare anche per mezz’ora, non solo fare il semplice bagno; l’ho fatto anche in California, ma nel Mediterraneo è più piacevole».
Che cosa ti rende felice?
«Tre cose: nuotare nel mare, il sesso ed una torta di ciliegie americana, la “cherry pie” con un po’ di gelato».
La tua migliore qualità ed il tuo peggior difetto?
«Ho una teoria collegabile ai personaggi delle tragedie di Shakespeare, la loro forza e debolezza sono la stessa qualità. Per esempio: Amleto ha una grande intelligenza e questa è la sua forza, ma anche la sua debolezza. Questo è interessante. E poi c’è Otello, la sua immaginazione è la sua forza e debolezza, come pure per Macbeth e la sua ambizione».
Passioni irrinunciabili?
«Non ho ancora rinunciato a recitare, perché è sempre stata la mia passione. Per quanto riguarda lo sport sono tornato alla palestra, ma la cosa più bella è nuotare».
Quanto sei social?
«Con i miei amici, su Facebook, troppo. E anche su Instagram. È una dipendenza per tutti noi, ma adesso sui social ho adottato un profilo basso. Su Instagram mi limito a postare le foto dei quadri che dipingo».
Sei superstizioso?
«Sì, non passo sotto una scala e quando c’è un gatto nero che passa sto attento. Solo per sicurezza, in caso… (sorride, ndr)».
Da piccolo che cosa sognavi di diventare?
«Volevo fare due cose: prima il politico e poi, a quindici anni, l’attore».
Siamo a Bra, la patria della salsiccia. Ti piace la cucina italiana e questa specialità?
«La cucina qui è straordinaria. In Italia mi piace assaggiare sempre le specialità delle zone che visito, perché sono una ricchezza e fanno parte della cultura. In particolare, la salsiccia di Bra è deliziosa».
Un saluto ai nostri lettori?
«Auguro a tutti quanti una buona vita, tanta pace, amore e… buon appetito!».

Silvia Gullino

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