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Al Direttore | 04 dicembre 2020, 14:20

"Noi che protestiamo davanti alla scuola non neghiamo la pericolosità del virus": la lettera di due studentesse del liceo di Cuneo

Le due ragazze hanno sentito l'esigenza di spiegare il perché di una protesta civile, autorizzata dalla questura e nel massimo rispetto delle regole. Le due prof, di arte e matematica, anche stamattina, con la neve e il freddo, erano davanti all'ingresso del liceo

"Noi che protestiamo davanti alla scuola non neghiamo la pericolosità del virus": la lettera di due studentesse del liceo di Cuneo

In questi giorni abbiamo avuto modo di leggere commenti confusi e disorientati riguardo alla protesta che si sta svolgendo su suolo pubblico, in corso Giolitti, di fianco all’ingresso del Liceo e per questo motivo ci siamo sentite in dovere di chiarire gli intenti e le modalità della stessa.

La Questura e la Digos sono state regolarmente informate nei giorni precedenti l’inizio di questa azione di disobbedienza pacifica e civile: non c’è nulla di illegale, manifestare in modo statico e civile si può. Chi partecipa è consapevole dei protocolli anti-covid e li segue minuziosamente.

Tutti indossano correttamente la mascherina, si mantiene il distanziamento e si permette il passaggio pedonale in sicurezza. E’ bene ricordare che gli obiettivi di questa forma di dissenso non sono né negare la pericolosità del virus né un ritorno totale in presenza immediato, con i pullman affollati come a settembre.

La motivazione è molto più profonda: ricordare al governo che la didattica a distanza può essere una soluzione esclusivamente temporanea e da utilizzare in maniera totale soltanto in mancanza di alternative.

Nessuno si è permesso di contestare la didattica a distanza adottata nei mesi compresi tra marzo e giugno, non si poteva prevedere l’insorgere di un’epidemia e per continuare a garantire il diritto all’istruzione è stato necessario adottare questa soluzione. Tutti noi, studenti e docenti, abbiamo fatto numerosi sacrifici adattandoci velocemente alla nuova situazione per il bene del nostro Paese.

Ora la situazione è decisamente diversa: si conoscono le caratteristiche del virus e le modalità della sua diffusione. Quindi ci sorge spontaneo chiederci: Perché durante la pausa estiva non si è fatto nulla per evitare tutto ciò? La nostra scuola ha lavorato intensamente ed egregiamente per il ritorno in sicurezza. Purtroppo, non è accaduto lo stesso per la riorganizzazione dei mezzi pubblici e per far sì che non si creassero assembramenti durante l’attesa degli stessi e fin dai primi giorni di scuola era immaginabile il triste epilogo.

Se non è possibile attuare un ritorno totale in presenza perché non adottare una didattica mista introducendo ingressi scaglionati per fasce orarie? La scuola necessita di riacquisire dignità.

La chiusura delle scuole sta creando danni incommensurabili a tutti gli studenti dal punto di vista psicologico e della dispersione scolastica. Le lezioni a distanza non permettono agli insegnanti di cogliere le sfumature e quindi di capire se sta nascendo un disagio o se si stanno avendo problemi riguardo l’apprendimento. La scuola rappresenta un importantissimo luogo anche per tutti noi studenti in cui trascorriamo ore e ore della nostra vita. A scuola intrecciamo rapporti interpersonali che ci aiutano a crescere e ci insegnano come affrontare al meglio le nuove sfide. Forse ora non si hanno mezzi per comprendere a fondo la tragicità della situazione, ma nei prossimi mesi e anni ci accorgeremo del danno culturale e sociale che ciò ha comportato.

Due studentesse del V anno del Liceo Scientifico “G. Peano”

redazione

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