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Attualità | 26 aprile 2021, 15:17

Mangiare all'aperto, di sera, in un ristorante in vallata? "Un'immensa stupidaggine. Ai clienti faremo portare la coperta da casa"

Una questione complessa, sulla quale ci hanno detto la loro tre ristoranti molto noti: Il Nazionale di Vernante, la Locanda del Falco di Valdieri e la Canonica di San Damiano Macra

Foto dal sito La locanda del falco di Valdieri

Foto dal sito La locanda del falco di Valdieri

La Granda attende il passaggio in zona gialla dal prossimo 29 aprile. Il resto del Piemonte è tornato nel colore con minori restrizioni dalla giornata di oggi.

In zona gialla bar e ristoranti possono stare aperti a pranzo e a cena, purché all’aperto.

Il servizio al chiuso sarà possibile solo dal 1° giugno, dalle 5 alle 18. Sono state fissate regole sul distanziamento - almeno un metro tra i commensali - e sull’occupazione dei tavoli. Un massimo di quattro persone per tavolo, a meno che non si tratti di conviventi.

Ormai da un anno abbondante, sono tante le attività che si sono dovute rimodulare nel rispetto delle regole imposte per il contenimento del contagio da Coronavirus. Chiusure, asporto, distanziamento, plexiglass, contingentamento degli ingressi, prenotazione obbligatoria, registrazione dei clienti, sanificazione, gel disinfettante, misurazione della temperatura. Ormai si vive così, che si vada dal parucchiere o che si vada al ristorante.

E proprio il ritorno al ristorante, stando alle regole dell'ultimo dpcm, è quello che maggiormente suscita perplessità. Solo all'aperto.

Al di là del meteo previsto in questa settimana, come è pensabile cenare all'aperto nei ristoranti di vallata? 

Andrea Macario, de Il Nazionale di Vernante, parla di una situazione particolarmente complessa. Collegato al Relais, ha potuto continuare a lavorare con la clientela dell'albergo, così come il Bistrò con i dipendenti delle aziende. Il lavoro è ovviamente diminuito, ma fortunatamente non è stato azzerato. Sulle nuove regole c'è la massima incertezza. "Stiamo valutando se aprire o aspettare giugno - ci dice. La gente, quando viene da noi, si aspetta un certo servizio. Abbiamo un piccolo dehor ma le temperature, soprattutto di sera, non consentono di mangiare all'aperto. L'anno scorso è capitato 5/6 volte, non di più. Stiamo ragionando sul da farsi e provando a studiare qualunque soluzione possibile, come i funghi o le termo coperte, ma per ora non abbiamo deciso".

Stessa situazione spostandosi in Valle Maira. All'Osteria La Canonica a San Damiano Macra lo spazio all'aperto non manca. Ci sarebbe posto per una trentina di persone, ma il giardino non ha alcun riparo. Oggi, lassù, il termometro segna dieci gradi. E piove. Mangiare all'aperto non sarebbe pensabile. "Diremo ai clienti di portarsi la coperta da casa - ci dice Silvana con ironia. Non potevano pensare ad una stupidaggine più grande. Per ora apriamo a pranzo il sabato, poi si vedrà. Ma fare lavori di copertura o comprare i funghi che scaldano, in un anno come questo, dove non abbiamo praticamente lavorato, non ci è possibile".

Alessandro Re, de La locanda del Falco a Valdieri, conferma la grande difficoltà di una gestione legata al meteo. "Daremo un servizio diurno nel cortile interno, dove potremo ospitare una ventina di persone. Dalle 12 alle 19 circa ma, appunto, dipenderà dalle temperature. Per la sera, al momento riteniamo di non aprire. Il dehor verrà coperto, ci stiamo lavorando, ma non può essere chiuso e riscaldato, anche perché, a quel sarebbe come aprire all'interno. In questi mesi ci siamo inventati i panini gourmet, abbiamo provato a lanciare tante idee e ad altre stiamo lavorando. La clientela ha apprezzato. Da giovedì ci organizzeremo cambiando ancora. Ma il rischio che abbiamo, noi come tutti, è quello di dover buttare via il cibo, di dover chiamare il personale e poi mandarlo a casa. In montagna il meteo cambia improvvisamente e non possiamo pensare che le persone abbiano piacere di mangiare a 10 gradi, con il piumino addosso".

Se la cosa è di evidenza macroscopica per i ristoranti in vallata, non lo è da meno per gli agriturismi, tema sul quale è intervenuta anche Coldiretti Cuneo

“Gli agriturismi – evidenzia Giuseppe Buttieri, presidente di Terranostra Cuneo – sono sicuramente i luoghi che maggiormente offrono agli ospiti la possibilità di stare in ampie aree all’aperto a contatto con la natura. Certo nella Granda il clima del periodo, soprattutto la sera, non favorisce ancora l’ospitalità all’aperto e cosa più importante, non permette la necessaria programmazione che è indispensabile per riprendere l’attività. Detto ciò, pur vedendo con favore la riapertura, siamo consapevoli che non risolverà la situazione drammatica del nostro comparto agrituristico nell’immediato. Le nostre strutture sono pronte e, fin da subito, hanno riorganizzato i loro ampi spazi al meglio per garantire il rispetto delle misure anti contagio e per essere comunque vicini ai cittadini speriamo, pertanto, di poter presto recuperare una ‘normalità’ lavorativa che ci permetta di offrire ai clienti una proposta adeguata e nel pieno rispetto delle regole”.

“L’agriturismo – evidenzia Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo –  svolge un ruolo centrale per la vacanza Made in Cuneo post Covid perché contribuisce in modo determinante al turismo di prossimità per garantire il rispetto delle distanze sociali ed evitare l’affollamento. Le difficoltà si registrano a valanga su tutti i settori dell’agroalimentare con vino e cibi invenduti per un valore di 11,5 miliardi dall’inizio della pandemia”.

 

barbara simonelli

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