Mentre si avvicinano le votazioni di giugno per il prossimo presidente dell'Iran, i potenziali candidati stanno intensificando le loro attività elettorali e inviando messaggi all’opinione pubblica. La stagione elettorale si muove ancor di più verso il suo culmine e la corsa alla presidenza sta diventando sempre più una chiara battaglia tra i campi politici della linea dura e quella pragmatica.
Da un lato ci sono i sostenitori di Mohammad Bagher Ghalibaf, attuale Presidente del Parlamento e figura ben nota tra i conservatori. Ghalibaf è cresciuto nei ranghi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane (IRGC) per diventare il capo dell’Aviazione alla fine degli Anni '90. Ha guidato le forze di polizia del Paese nei primi Anni 2000 prima di passare alla carriera politica, divenendo sindaco di Teheran nel 2005.
Visto da molti in Iran come il candidato presidenziale perenne, Ghalibaf si è proposto alla carica non meno di tre volte. Ci sono ancora esponenti all'interno del regime che sembrano intenzionati a spingere in avanti la candidatura di Ghalibaf, con gli ufficiali dell'IRGC che attaccano altri formidabili esponenti politici della linea dura e che persino fanno di tutto per escluderne alcuni attraverso il Consiglio dei Guardiani dell'Iran, cioè l’organo responsabile dell'approvazione dei candidati.
Un altro esponente di punta per il campo politico della linea dura, il Capo della Magistratura Ebrahim Raisi, mantiene alti livelli di popolarità tra l’opinione pubblica e profondi legami con i membri del regime, incluso il Leader Supremo, l’Ayatollah Khamenei. Il comune denominatore tra gli aspiranti presidenziali Resi, Ghalibaf e altri fedeli conservatori è questo: tutti loro offrono strumenti efficaci all’IRGC e coloro che sono fedeli a tale organo per consolidare l'influenza politica della loro rete in Iran impadronendosi sia della presidenza che della Presidenza del Parlamento.
In contrasto con questi potenziali candidati si trovano dall’altro lato gli esponenti più pragmatici, politici iraniani di lungo corso che stanno cercando di allontanare il Paese dal suo comportamento sempre più aspro all’interno della regione mediorientale.
Javad Zarif, veterano Ministro degli Esteri iraniano, è ampiamente visto come una di tali figure. Mentre il lavoro di Zarif è stato per molti anni quello di essere la figura di spicco delle politiche espansionistiche e aggressive dell'Iran, lo stesso ministro degli Esteri sembra nutrire opinioni molto più tranquille su come dovrebbe operare il suo paese.
In una registrazione audio di un'intervista di un giornalista iraniano trapelata di recente, Zarif si sarebbe lamentato del fatto che l'IRGC e i radicali interni hanno usurpato quasi tutto il potere nel determinare la politica estera; inoltre il suo stesso ministero sarebbe stato lasciato impotente e persino fuori da ogni ciclo informativo.
Nonostante la diffusione scandalistica della registrazione (Zarif ha persino rilasciato delle pubbliche scuse per le dichiarazioni fatte durante quell’intervista), molti affermano che Zarif probabilmente ha fatto trapelare l'audio di proposito, nel tentativo di far conoscere la sua posizione più moderata all’opinione pubblica interna e a tutto il mondo.
Oltre a Zarif, c'è Mohsen Rezaee, un ex generale dell'IRGC, che attualmente detiene la Segreteria del Consiglio per il Discernimento dell'Interesse del Sistema.
La carriera politica di Rezaee è interessante. Saldamente all'interno dell’ala conservatrice della politica iraniana, è stato per anni uno stretto membro del regime, incarnando, come è noto in Iran, la cosiddetta "Generazione della Rivoluzione", credendo e rappresentando i valori e la visione della Rivoluzione stessa. Già prima di entrare in politica, Rezaee aveva fama di non aver paura di sfidare l'ortodossia del regime. È diventato noto prima nei circoli del potere iraniani alla fine degli Anni '80, dove come comandante nella guerra tra Iran e Iraq ha sostenuto instancabilmente la linea della diplomazia per risolvere il conflitto, inimicandosi gli esponenti radicali dell'IRGC che credevano che l'unica via legittima fosse attiva conflitto.
Durante l'amministrazione di Mahmoud Ahmadinejad, si è pronunciato regolarmente contro le dichiarazioni bigotte del presidente, e ha ripetutamente criticato le sue politiche intransigenti sia per quanto riguarda le questioni estere che per quelle interne.
Più di recente, Rezaee è stato un fervido sostenitore della riconciliazione con gli Stati Uniti. Allontanandosi dalle richieste più rigide di alcuni suoi colleghi, Rezaee ha posto l'obiettivo di riprendere i colloqui con gli USA, in cambio dell'impegno da parte di Washington di revocare gradualmente le sanzioni contro l’Iran.
In un'intervista al Financial Times, Rezaee ha presentato la sua proposta, affermando che le sanzioni dovrebbero essere revocate mese dopo mese durante lo svolgimento dei colloqui, con priorità data alle transazioni finanziarie e alle esportazioni di petrolio.
Ha proposto poi che gli Stati Uniti sbloccassero miliardi di dollari di fondi iraniani detenuti in banche straniere come misura per rafforzare la fiducia tra i due paesi. L'ex comandante dell'IRGC ha anche reso pubblica la sua opposizione al progresso delle attività nucleari iraniane, sostenendo che esse arrecano danno agli interessi dell'Iran e che alla fine forzeranno la mano della Comunità Internazionale.
Queste recenti dichiarazioni di Rezaee sono forse quelle più importanti, soprattutto per quanto riguarda i firmatari dell'accordo nucleare europeo. Rezaee sta dando la sua disponibilità per intraprendere la strada pragmatica e impegnarsi sia con gli Stati Uniti che con l'UE.
Inoltre, la posizione più moderata di Rezaee sembra avere già un'influenza sulla politica iraniana ai suoi massimi livelli. In qualità di capo del Consiglio per il Discernimento dell'Interesse del Sistema, Rezaee è responsabile dell'elaborazione delle politiche con la diretta approvazione della Guida Suprema iraniana. È probabile perciò che l'Ayatollah Khamenei abbia dato a Rezaee la sua benedizione per interviste di questo tipo, nella speranza che aiutino l'Iran a superare la situazione di stallo diplomatico.
Perlomeno è auspicabile che i leader europei inizino a inquadrare Rezaee nel loro radar. Questo è un uomo la cui carriera politica ha chiaramente plasmato le sue opinioni e gli ha permesso di integrare un approccio pragmatico alle relazioni dell'Iran nella regione mediorientale e nel mondo.
L'amministrazione presidenziale di Rezaee sarebbe probabilmente contrassegnata da un nuovo impegno con l'Occidente e da una revisione dell'agenda espansionistica all’interno della regione mediorientale, caldeggiata degli esponenti più intransigenti. Potrebbe benissimo essere l'occasione tanto attesa per colmare le lacune con l'Iran, causate da anni di tensioni e conflitti sugli accordi nucleari e da una sfilza apparentemente infinita di attacchi regionali.













