Ci sono voluti sei anni ma alla fine la Compagnia Europea per il Titanio, la Srl con sede a Cuneo, ha ottenuto il permesso dalla Regione Liguria per realizzare una ricerca mineraria, in parte nel territorio del Parco regionale del Beigua. Parco che nel 2005 è diventato geoparco europeo e mondiale e nel 2015 è stato riconosciuto UNESCO Global Geopark per il suo eccezionale patrimonio geologico.
E anche questa volta non sono mancate le proteste, come accadde già nel 2015 quando l’azienda presentò la prima istanza a Regione Liguria - ma venne respinta - per ottenere l’autorizzazione per poter effettuare una ricerca mineraria. Infatti la C.E.T ha un codice Ateco che prevede “Produzione di metalli di base preziosi e altri metalli non ferrosi”.
Sei anni fa erano tutti contrari: la Regione, infatti, prese atto dei pareri contrari dei Comuni interessati, dell’Ente Parco Naturale Regionale del Beigua che aveva sottolineato che sarebbe stato possibile “asportare rocce, minerali e fossili” solo previa autorizzazione dell’Ente ed esclusivamente per “ricerche scientifiche o per gli accertamenti geognostici necessari ad eseguire interventi ammissibili”.
Che cosa è cambiato in questo arco di tempo? Ricorsi, domande di autorizzazioni, pareri che da negativi diventano positivi e alcune archiviazioni hanno portato la Compagnia Europea per il Titanio nell’agosto 2020, a riformulare istanza alla Regione per il “conferimento, per anni tre, del permesso di ricerca, per minerali solidi (titanio, granato e minerali associati) sul monte Antenna, nei Comuni di Urbe e Sassello (Savona), volto ad effettuare indagini preliminari finalizzate a valutare la distribuzione (areale e superficiale), cioè a definire le concentrazioni delle mineralizzazioni di rutilo presenti nell’area in esame, in modo da implementare ed aggiornare i dati esistenti”. Così è stata autorizzata la ricerca mineraria, con il parere favorevole di Arpal, Asl2 e Provincia di Savona.
Rimangono contrari l’Ente Parco del Beigua e i Comuni di Sassello e Urbe.
“L’area di ricerca proposta – così la Regione giustifica la sua decisione -, dell’estensione complessiva di 458 ha, ricade per circa 229 ha nel territorio del Parco Naturale regionale del Beigua”. Può essere condotta “l’attività di ricerca mineraria con modalità che non alterano lo stato dei luoghi, come già osservato dal Ministero dell’Ambiente”, ma non è possibile “l’estrazione mineraria non essendo ammissibile nell’ambito di tale territorio”.
Le proteste di cittadini e associazioni ambientaliste, nonostante questa rassicurazione, non si placano.











