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Politica | 19 ottobre 2021, 16:45

"C’è un nesso tra le parole di Papa Francesco e l’astensionismo delle periferie"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

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Gentile Direttore,
la giusta soddisfazione per la bella e netta vittoria del centrosinistra a Roma e Torino e nella gran parte delle città interessate dal ballottaggio nel weekend appena trascorso che conferma il trend favorevole già registrato due settimane fa non può e non deve nascondere come polvere  sotto il tappeto il drammatico e crescente astensionismo registrato in questa tornata elettorale e che ha come epicentro il così detto popolo delle periferie.

Se l’affluenza al voto tiene sostanzialmente nei quartieri più centrali, nelle zone ztl, ovvero nelle aree socialmente meno disagiate e certamente più “attenzionate” dalle amministrazioni molto diversa e molto più bassa è risultata la partecipazione nelle aree più marginali e decentrate delle città.

Parlare quindi di trionfo per il centro sinistra è perlomeno improprio quando dal voto emerge una crescente sfiducia di milioni di persone verso i Partiti e le Istituzioni, sfiducia che, se non affrontata con serietà e urgenza rischia di tradursi in una irreversibile rottura con una parte importante del Paese tale da metterne in discussione la stessa tenuta democratica.

Gran parte di quella moltitudine di persone che oggi non si presenta ai seggi un tempo era il bacino elettorale tradizionale della sinistra, la sua spina dorsale e non parlo degli ultimi tra gli ultimi, di quelli che i sociologhi definiscono il sottoproletariato, ma di quella che un tempo era la mitica classe operaia e che da tempo frustrata e delusa da una sinistra divisa e rissosa, troppe volte più sensibile ai desiderata di Confindustria che ai problemi di chi lavora, dei precari e di chi un lavoro non riesce a trovarlo, ha scelto l’astensionismo o di consegnare il proprio voto alle vuote promesse e parole d’ordine dei populisti e sovranisti.

Recuperare quel patrimonio di fiducia e di consenso disperso negli anni non sarà compito facile per la sinistra; difficile ma non impossibile. La precondizione per ritornare ad essere attrattivi per la sinistra e il vasto mondo progressista è innanzitutto saper andare oltre le spurie alleanze elettorali che si sono succedute in questi anni e offrire al Paese una proposta politica, un progetto unitario di ampio respiro da contrapporre con radicalità alla deriva fascio populista impressa dalla destra in Italia come nel resto del pianeta in questi ultimi anni.

Serve poi ritornare a dire finalmente “qualcosa di sinistra” ai giovani disoccupati, ai precari, ai lavoratori ed alle lavoratrici che si son visti progressivamente depredare sul falso feticcio della modernità e della competitività degli ultimi anni diritti e tutele conquistate a caro prezzo nel passato.

Per dire qualcosa di sinistra sarebbe sufficiente fare proprie le parole di Papa Francesco rivolte nei giorni scorsi con videomessaggio all’incontro online dei Movimenti Popolari. Salario universale per porre fine alla vergogna delle retribuzioni da fame che oggi vengono imposte a milioni di persone e riduzione degli orari di lavoro, il lavorare meno per lavorare tutti, come sola vera risposta al dramma crescente della disoccupazione in particolare giovanile e femminile.

Sicuramente ci sarà chi non perderà l’occasione di gridare con spregio al ritorno dei catto-comunisti irresponsabili ma, come afferma sempre Papa Francesco, pensare di affrontare il dopo Pandemia con gli stessi schemi del passato sarebbe non solo suicida ma anche ecocida e genocida.

Grazie,

Mario Cravero - Sinistra Italiana Cuneo

Al Direttore

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