La situazione dell’acquedotto di Pollenzo continua a rimanere incerta. La condotta romana, venuta alla luce oltre trent’anni fa in seguito alla bonifica dei terreni da destinare all’uso agricolo, è una precisa e preziosa testimonianza del nostro passato. Tuttora situata in un campo lungo via Fossano, continua a subire danni causati dal passare del tempo, che produce sfaldature nella parte superiore: negli anni scorsi il Comitato di frazione puntava dunque a trasferirla nella piazzetta Edoardo Mosca, senza trovare riscontro.
"Abbiamo provato a consultare la Sovraintendenza delle Belle Arti, senza mai ricevere alcuna risposta: non ci hanno nemmeno considerati", spiega il presidente del comitato Claudio Rosso. "Quando sono entrato in carica, quattro anni fa, la questione era stata sollevata da molti miei compaesani: ho deciso così di rivolgermi a uno storico esperto del settore che aveva contatti con la Sovraintendenza. Ho scoperto che dal 1960 non spostano più alcun reperto: era inutile quindi sperare che toccassero il nostro".
"La nostra idea è dunque di portare avanti un progetto per il recupero e la conservazione del reperto archeologico, che necessita di urgente manutenzione, nel luogo in cui si trova e in cui è venuto alla luce. Così potremo renderlo visibile a chi transita per Pollenzo, che potrà capire da dove è stato tolto, da dove arriva e la funzionalità che aveva per la nostra città al tempo dei Romani. A questo punto, la Sovraintendenza non potrà non rispondere. Prima della pandemia, avevamo intrapreso un discorso col Comune di Bra, poi interrotto per ovvi motivi; ora come Comitato siamo pronti a rimetterci al tavolo. Nel Pnrr la voce cultura è molto presente, speriamo dunque di poter partecipare a bandi ad hoc e di ricevere i finanziamenti necessari".
"Abbiamo sprecato trent’anni, non possiamo rischiare che diventi un ammasso di pietre!", è l’appello finale di Rosso.













