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Eventi | 01 luglio 2022, 13:28

Ad Alba “Le cose che restano”, docu-film su Ezio Bosso

Lo scorso mercoledì 29 giugno l'artista torinese è stato protagonista di una serata nell’arena estiva del Teatro Sociale

Da sinistra, Pierluigi Vaccaneo, Alessia Cappelletti, Alessandra Morra e Tommaso Bosso

Da sinistra, Pierluigi Vaccaneo, Alessia Cappelletti, Alessandra Morra e Tommaso Bosso

Mercoledì 29 giugno, alle ore 20,30, la città di Alba si è lasciata coinvolgere da emozioni, cultura e arte allo stato puro con la presentazione del film documentario di Giorgio Verdelli “Le cose che restano”, nell’arena estiva del Teatro Sociale. Protagonista indiscusso Ezio Bosso, la sua carriera, le sue vicende personali e il suo amore assoluto per l’arte.

La serata è stata introdotta dal vicesindaco Carlotta Boffa, con delega alla Cultura, che ha colto l’occasione per dare il via anche all’estate albese con il suo ricco calendario di eventi culturali. Le parole del vicesindaco, a tratti commosse, hanno espresso la gioia di poter ospitare un film evento dedicato a un artista immenso, che ha abitato il nostro territorio a lungo. Ezio Bosso, infatti, nato a Torino nel 1971, ha vissuto a Monchiero dal 2002 al 2009, spegnendosi nel 2020 a Bologna.

L’evento è stato moderato da Alessandra Morra, direttrice del Festival InPoetica che ha introdotto Alessia Cappelletti e Tommaso Bosso, non prima di dare la parola al direttore della Fondazione Cesare Pavese, Pierluigi Vaccaneo, che ha introdotto la serata. Le sue riflessioni hanno posto l’accento sull’arte come mezzo di appartenenza: “Come Cesare Pavese, anche Ezio Bosso è stato un artista punk. Per loro non si trattava di un desiderio, bensì di un’esigenza di veicolare un messaggio attraverso la propria vita. Sentirsi parte di qualcosa è necessario per vivere la propria missione con rigore - ha infine concluso con un invito -. La cultura crea ponti, ma bisogna avere il coraggio di attraversarli e questo è il nostro intento quotidiano non solo come Fondazione, ma anche nella vita di ogni giorno”.
Il Comune di Santo Stefano Belbo, rappresentato anche dal sindaco Laura Capra, aveva ospitato l’artista negli anni passati, in due concerti indimenticabili.

Il tratteggio dell’artista è passato ad Alessia Cappelletti, curatrice del libro Faccio Musica, che ha raccontato il suo impegno totale nel produrre un volume non fatto di frasi “da cioccolatini”, ma capace di narrare l’immenso iceberg del personaggio del Maestro, la sua ricerca assoluta del bello.
“Il libro nasce come strumento etico - ha spiegato -. Ezio diceva spesso che una persona può passare tutta la vita a guardarsi i piedi, ma a un certo punto alzerà lo sguardo verso il cielo e in quel momento la bellezza la inonderà, annullando tutto il tempo vissuto a ignorarla”.

La parola, prima di procedere con la proiezione del film, è passata al nipote Tommaso Bosso, che dopo lo shock iniziale per una perdita alla quale dovevano essere preparati, senza però mai riuscirci, ha deciso di occuparsi dell’archivio del musicista.
Un archivio che nasce per custodire qualcosa e renderlo disponibile per tutti.
“La curiosità che ruotava intorno ad Ezio Bosso era dettata soprattutto a livello personale, al suo personaggio eccentrico, al suo handicap - ha affermatoTommaso Bosso -. Invece il fulcro di tutto deve essere la sua arte, la sua vita donata completamente alla musica. Il mio lavoro è questo, restituire un posto alle cose che restano”.

Nel docu-film il racconto è affidato allo stesso Ezio Bosso, attraverso un lavoro di ricerca tra le sue tante interviste e tra le persone che lo hanno accompagnato sia professionalmente che privatamente. Tenendo a mente che, come lo stesso Maestro affermava, “La musica ci insegna la cosa più importante: ascoltare”.

Gabriella Fazio

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