A Roma, oggi, medici di Medicina dell'Emergenza e Urgenza (MEU) provenienti da varie zone d'Italia sono stati protagonisti di un flash mob di protesta davanti alla sede del Ministero della Salute.
Tra loro anche il direttore della Medicina e Chirurgia d’Urgenza, primario del Pronto Soccorso di Cuneo, il dottor Giuseppe Lauria.
Perché questa protesta, oggi, dopo quella avvenuta un anno fa?
Perché, si legge nel comunicato stampa del SIMEU, Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza, di cui Lauria è stato presidente per il Piemonte, "le istanze legate alle problematiche della crisi che stiamo attraversando come Medicina Emergenza e Urgenza, non solo non è cambiata ma sembra essere ancora più forte. Dopo 12 mesi ci ritroviamo ancora ad affrontare quotidianamente una crisi strutturale immensa che pare senza fine".
Una crisi strutturale immensa, appunto, che è sotto gli occhi di tutti i cittadini, come dimostra il ricco e ampio dibattito scaturito dalla pubblicazione di alcune lettere giunte alla nostra redazione e relative alla denuncia dei lunghissimi tempi di attesa nei Pronto Soccorso.
Sei ore, qualcuno addirittura nove. Ma di chi è la colpa?
E' negligenza dei medici e degli infermieri? E' uso improprio del Pronto Soccorso, con il 60% degli accessi classificato come codice verde? E se non si va in Pronto Soccorso, a chi ci si rivolge nei fine settimana o in orario serale?
Il Covid ha insegnato quanto sia importante investire sulla medicina di territorio, ci sono molti soldi destinati agli ospedali di comunità, che vanno proprio in questa direzione. Ma nel frattempo?
Sempre nel comunicato del SIMEU si legge che "i cittadini hanno cominciato a capire che le responsabilità di quello che vivono come disservizio NON sono imputabili ai professionisti in prima linea".
I cittadini lo hanno capito, certo, ma quando vanno in Pronto Soccorso vogliono essere assistiti possibilmente in tempi ragionevoli. Sei o nove ore non lo sono. Su questo non ci sono dubbi.
Ma sarà difficile che le cose cambino, almeno nell'immediato.
Si va in Pronto Soccorso perché non si hanno, in alcuni giorni e ore, oggettive alternative né si è in grado di valutare le proprie condizioni e la gravità delle stesse. In Pronto Soccorso i medici, gli infermieri e gli operatori fanno i salti mortali, perché sono decisamente sotto organico. Il problema è nazionale. E ci riguarda tutti da vicino.
Non ci sono medici di MEU e non ci sono più medici del 118, quelli a bordo delle ambulanze. Ne mancano tantissimi in Piemonte e la nostra provincia è quella messa peggio.
Quella della medicina d'Urgenza ed Emergenza è un'attività faticosa, logorante, con ritmi di lavoro e stress che probabilmente non hanno eguali in ambito sanitario. I dati diffusi proprio dal SIMEU sono allarmanti: alla fine del 2021 mancavano già 4200 medici; dall'inizio del 2022 sono 100 i medici che ogni mese lasciano i pronto soccorso. Arriveremo alla fine dell'anno con circa 5000 medici in meno.
La situazione è drammatica. Si traduce in tempi di attesa infiniti, in enorme carico di lavoro per chi resiste, in una fuga verso altre attività mediche. La mancanza dei medici di Emergenza e Urgenza sta diventando essa stessa una questione di Emergenza e Urgenza.
Si possono mettere in campo tutte le strategie possibili, cosa che l'azienda Santa Croce e carle di Cuneo sta facendo, con concorsi, plus attrattivi e quant'altro. Ma i medici non ci sono. E su questa cosa si deve intervenire al più presto. Perché ne va della vita di tutti. Ricordiamo, come evidenzia sempre il SIMEU, che "l'emergenza urgenza ha un valore immenso: è la GOLDEN MEDICINE, la medicina che trova la massima espressione nella “golden hour”, nel preziosissimo lasso di tempo definito “della sopravvivenza” che può fare la differenza tra la vita e la morte di un paziente".
Ed è per questo che a Roma, oggi, hanno protestato i medici di MEU di tutta Italia. Perché chiedono misure urgenti che consentano loro di fare il proprio mestiere al meglio e di salvare vite umane.













