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Curiosità | 20 novembre 2022, 10:35

FARINEL/ Con Papa Francesco oggi tornano a casa milioni di piemontesi emigrati in sud America

Il Piemonte aspettava di vivere questa giornata dal 13 marzo 2013 giorno in cui Jorge Mario Bergoglio venne eletto 266° Papa della Chiesa cattolica

Papa Francesco

Papa Francesco

Un momento atteso 9 anni e 251 giorni. Jorge Mario Bergoglio torna a casa. Ieri nella sua Portacomaro, oggi in una Asti vestita a festa, svegliatasi mai così bella e radiosa. Una visita richiesta, voluta, agognata fin dall’elezione di Papa Francesco il 13 marzo 2013.

Un ritorno alle origini che il Papa per primo ha inseguito sottolineando continuamente le proprie radici. L’orgoglio di essere piemontese è emerso più volte nelle dichiarazioni e nelle azioni di Bergoglio, da quel “Noi in piemontese diciamo mugna quacia” pronunciato durante l’udienza generale nel giugno 2014 alla citazione del poeta in lingua piemontese per eccellenza, Nino Costa, nel 2015, fino a dichiarare nel 2018: “La mia lingua madre è il piemontese”.

Dichiarazioni che possono stupire solo chi ignora la forza del cordone ombelicale che tiene legati i piemontesi emigrati in sud America alla loro regione di origine.

Un altro Piemonte, quasi 4,5 milioni di persone partite in cerca di fortuna verso il remoto sud America. Non parliamo di una emigrazione recente, ma di flussi che vanno dal 1880 al 1929 e in misura minore arrivano fino al 1949, lontani nel tempo e nello spazio, ma non nei sentimenti perché il legame è rimasto non ha mai smesso di rinsaldarsi.

Basti dire che le associazioni piemontesi in Argentina, concentrate principalmente nella Pampa (Rosario, Cordoba, Santa Fe), sono ben 180 e rappresentano quasi 4 milioni di nostri corregionali.

Un legame raccontato nel bel docufilm Reis/Raìz, realizzato dal gruppo musicale roerino La Cricca dij Mes-cià, presentato con il sostegno della Fondazione Radici, nel dicembre scorso, ad Alba e Ovada.

Il docufilm racconta la tournée del gruppo musicale nelle comunità piemontesi in Argentina nei mesi che hanno preceduto lo scoppio della pandemia da Covid-19. Concerti da tutto esaurito realizzati unicamente in lingua piemontese in paesi in cui, e questo non avviene nemmeno in Piemonte, i cartelli stradali sono tradotti in piemontese e il Venerdì Santo, tutti, ma proprio tutti, si fermano per mangiare la Bagna Caoda. Gli anziani parlano perfettamente la lingua della nostra regione e tentano di tramandarla a figli e nipoti con un legame che si tramanda di generazione in generazione.

Un legame tenuto vivo al di qua dell’oceano Atlantico da personaggi come Orsola Appendino o come Giancarlo Libert che ha scritto un testo “sacro” sul tema: “Piemontesi d’America. Storie di emigrazione-Partire per la Merica: epopea, storie, luoghi e persone dell’emigrazione dei piemontesi in America”.

Nel libro si trovano tutti i dati del fenomeno migratorio, i personaggi grandi e piccoli, le storie di successo e la vita quotidiana, i ritratti delle comunità all’estero, il rapporto con l’Italia mantenuto attraverso le attivissime associazioni.

Si parla anche di Mario Bergoglio, funzionario delle ferrovie salpato nel 1928 dal porto di Genova. Otto anni dopo, nel 1936, il 17 dicembre, nel barrio Flores di Buenos Aires sarebbe nato il primogenito di Mario, quello che oggi con affetto chiamiamo Papa Francesco.

In casa Bergoglio si parlava Piemontese, la nostra lingua, una lingua che rimarrà viva fin quando sarà parlata da chi in Piemonte si sente a casa. E il Piemonte, Bricco Marmorito a Portacomaro stazione, per il giovane Jorge Mario Bergoglio, sono sempre stata casa, una casa allora poverissima, in un contesto di miseria estrema, tra le due guerre, ma pur sempre casa.

E in queste ore saranno migliaia i piemontesi dall’altra parte di quel grande Oceano che avranno puntato la sveglia presto per vedere il primo Papa sudamericano della storia tornare a casa e sarà un po’ un ritorno anche per tutti loro. Il nostro Piemonte, il loro Piemonte li aspetta per accoglierli a braccia aperte, come ha accolto a braccia aperte Papa Bergoglio, questa sarà sempre la loro casa e poi si sa che “Ël vin pì bun al’è cul ch’as beiv cun ij amis”.

Marcello Pasquero

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