L’indebitamento crescente dell’Ucraina sta ponendo le basi per la svendita pressoché totale delle sue risorse naturali, in primis della sua terra fertile. Come riportato dal sito Strumenti Politici, un rapporto dell’Oakland Institute intitolato “Guerra e ruberie: la presa del controllo dei terreni agricoli ucraini” illustra il sistema con cui sta avvenendo la spoliazione delle ricchezze nazionali di Kiev. In modo lento ma inesorabile e parallelamente alla ricezione dei pacchetti di aiuti da parte del governo ucraino, le riforme richieste dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale portavano alla privatizzazione dei beni pubblici e al trasferimento della proprietà della terra alle grandi società di investimento occidentali. Quest’ultimo passaggio è stato permesso dall’abolizione della moratoria che impediva la vendita dei terreni e che fino a quel momento tratteneva nelle mani dello Stato ucraino quello che forse è il bene nazionale più prezioso, cioè la terra fertile che ha fatto dell’Ucraina il cosiddetto “granaio d’Europa”. Oggi Kiev è il terzo debitore del mondo verso l’FMI e il primo beneficiario degli aiuti esteri di Washington. Il prezzo da pagare per questa situazione è l’arrivo di soggetti stranieri nei consigli di amministrazione delle grandi compagnie agricole o l’acquisizione delle quote societarie tramite cui controllarne l’attività. I nomi sono ben conosciuti al pubblico: Goldman Sachs, Vanguard, BlackRock e altre, che non devono nemmeno figurare direttamente, ma possono effettuare i loro affari tramite banche o società a loro volta controllate da loro. E se quasi la metà del suolo agricolo ucraino è ancora posseduto dai piccoli agricoltori, si prevede che nel prossimo futuro questi ultimi le cederanno progressivamente per fare fronte alle difficoltà economiche.
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