Nel pomeriggio di sabato 21 ottobre si è tenuta nella Chiesa de la Missione di Mondovì la sesta edizione del premio Res Publica.
Il Presidente del premio internazionale Res Publica Antonio Maria Costa ha aperto la cerimonia di premiazione ricordando i valori su cui si fonda il premio: il senso civico e il buon governo. In una società sempre più globale in cui si è sopraffatti dalle cattive notizie “i problemi sono comuni e si devono risolvere insieme”, ha enfatizzato il Presidente che ha anche sottolineato che la soluzione è “accettare che il bene altrui è anche il nostro bene”.
Ha seguito, poi, un intervento da parte di Rosa Maria Baretti Rava che ha accuratamente illustrato il restauro dei capolavori di Andrea Pozzo: colori sgargianti, dettagli, forme studiate nei minimi particolari e maestose colonne color Marmo Rosso Francia hanno fatto da sfondo e da cornice per la premiazione.
La Res Publica è diventata la vera protagonista non appena l’Ex Giudice della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana, Gustavo Zagrebelsky, è salito sul palco: analizzando i vari articoli della nostra Costituzione, il costituzionalista ha dimostrato che la Res Publica “tocca tutti e quindi nessuno in particolare. Richiama la responsabilità di ognuno di noi”. Lo scopo del premio è, infatti, elogiare chi promuove il noi rispetto all’individuo.
Il sindaco di Mondovì, in quanto padrino, ha premiato la Comunità di Sant’Egidio per la categoria “Pace, solidarietà e inclusione” per essersi distinta con le sue azioni di protezione del prossimo e del bene comune, di promozione della pace e di condivisione delle responsabilità tra nazioni.
L’amministratore della Comunità di Sant’Egidio Stefano Carmenati ha sottolineato che il loro obiettivo è dimostrare che “non ci sono persone invisibili”. Spesso i volontari della Comunità si fermano in ascolto delle persone che non hanno nulla tenendo sempre bene a mente nelle loro azioni quotidiane i tre pilastri individuati da Papa Francesco: preghiera, poveri e pace.
Per la categoria “Diritti e dignità delle donne” il vice-presidente della Fondazione CRC Enrico Collidà ha premiato Shamsia Hassani per essere un esempio di lotta a favore dell’uguaglianza di genere, del rispetto della persona e della sua dignità a costo di rischio personale. L’artista afghana combatte in modo originale, con l’arte, che a parer suo è un linguaggio internazionale che va al di là delle lingue. Ai microfoni di TargatoCN ha rivelato che il dente di leone che spesso dipinge sui muri di Kabul è simbolo di desiderio: una speranza che un giorno l’Afghanistan sarà famoso per l’arte che celebra le donne e non per le sofferenze che queste sono costrette a subire. Il suo nome significa sole, la sua arte è una luce di denuncia che brilla nel buio di una società secondo la quale una donna coraggiosa che dipinge per difendere i suoi ideali e le sue connazionali sta solo commettendo un peccato.
Il socio fondatore del premio Res Publica Gianluigi Gola ha invece avuto l’onore di premiare Stefania Battistini per la categoria “Giornalismo di guerra e cronaca dal fronte”: la giornalista di guerra del TG1 non ha potuto essere presente perché impegnata a Gaza nel documentare gli sviluppi del conflitto in corso, ma ha tenuto a ricordare con un videomessaggio l’importanza dei reporter di guerra che “vanno il più possibile vicino ai fatti per raccontare la verità nel modo più trasparente e corretto possibile”.
Alla richiesta di spiegare quale fosse la chiave per empatizzare con le persone, trasmettere loro fiducia e riuscire a intervistarle portando comunque rispetto, la crew della giornalista ci ha risposto che nonostante le situazioni tragiche in cui spesso lavorano, cercano di far capire alle persone che il loro scopo è aiutarli anche se questo può voler dire parlare di cose spiacevoli. Il cameraman ci ha, inoltre, svelato che in realtà spesso sono le persone a rincorrere la giornalista per parlare ai microfoni del telegiornale e far sentire la loro voce spesso zittita dal frastuono della guerra o dalle urla dei più potenti.
Infine, il socio fondatore del Premio Giovanni Cuniberti ha premiato il fondatore dell’associazione Plant-for-the-Planet Felix Finkbeiner per la categoria “destino comune di terrà e umanità”. Il ragazzo ambientalista ha fondato il suo progetto all’età di dieci anni e sin da allora si è sempre distinto per la sua capacità di orientare l’opinione pubblica mondiale e coinvolgere i giovani attraverso l’iniziativa concreta del piantare milioni di alberi nell’ottica della lotta per il miglioramento ambientale. Quando gli abbiamo chiesto se il successo dell’associazione fosse dovuto anche alla potenza dei social, Felix ha smentito e rivelato che al momento la forza del progetto sta semplicemente nel tradizionale desiderio condiviso da molti giovani di combattere la crisi climatica nel loro piccolo, consapevoli che il rimboscamento non può stoppare il cambiamento climatico ma può almeno far guadagnare tempo.
Ciascuno dei premiati ha avuto modo di ricordare e enfatizzare l’importanza dell’agire “collettivamente per la comunità e per ottenere un cambiamento sociale, come ha potuto constatare la Vice Presidente del Premio Res Publica Maura Leonti nel chiudere la premiazione.














