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Farinél | 14 aprile 2024, 11:07

Farinél/ Dalle romantiche piazze di Copenhagen ai fiordi norvegesi, dove tutti conoscono Alba

Il nostro Farinél ha fatto parte della delegazione di Alba città creativa in Danimarca e Norvegia e ha riscontrato ovunque grande interesse nei confronti di Alba, delle Langhe, del Monferrato e del Roero, l’episodio più eclatante è avvenuto su un remoto fiordo norvegese

Farinél/ Dalle romantiche piazze di Copenhagen ai fiordi norvegesi, dove tutti conoscono Alba

Sentirsi a casa a 2.500 km da casa, tra le piazze eleganti di Copenhagen o attraverso i selvaggi e piovosi fiordi norvegesi.

Da lunedì 8 a venerdì 12 aprile ho fatto parte della delegazione di Alba città creativa per la gastronomia, guidata dall’assessore Emanuele Bolla e dall’ambasciatore della creatività albese Luciano Tona e ho potuto, una volta di più, appurare quanto lavoro sia stato fatto nel corso degli anni per far conoscere nel mondo Alba, le Langhe, il Monferrato e il Roero.

Che potessi riscontrare interesse per Alba nell’ambasciata italiana a Copenhagen o negli incontri con le istituzioni di Bergen, seconda città per numero di abitanti in Norvegia, non era scontato, ma lo avevo messo in conto, ma l’episodio più eclatante è avvenuto su un veloce catamarano su cui ci siamo concessi un veloce tour dei fiordi, tra un incontro istituzionale e l’altro.

Seduta davanti a me una signora molto elegante passava da una telefonata all’altra con ben tre smartphone diversi. In uno dei rari momenti di quiete, in barba alla proverbiale riservatezza dei popoli nordici, mi nota e mi chiede dove siamo diretti.

Abbozzo uno Skier…non riuscendo a pronunciare il nome del fiordo dove siamo diretti, in una lingua norvegese ricca di consonanti, per noi proibitiva da parlare e ancor più difficile da leggere.

La mia interlocutrice chiede se siamo spagnoli o italiani.

Il passaggio successivo è spiegare da dove arriviamo e allora lancio il classico “Vicino a Torino”, ma il viso della donna non tradisce emozioni, dice che forse l’ha sentita nominare, ma non ha idea di dove si trovi.

Nemmeno un “Not far from Milan”, un non lontano da Milano la smuove e a quel punto tento un estremo e velleitario “From Alba” pensando che non avrebbe sortito alcun effetto. A quel punto il viso della signora si accende e con un sorriso risponde: “Wow, from the city of truffle”, dalla città del tartufo.

Improvvisamente, quella che scoprirò chiamarsi Hildegung ed essere l’amministratore delegato di una azienda con oltre 2.000 dipendenti che esporta salmone e trote in 60 paesi del mondo, gira a testa in giù i tre cellulari e inizia a tempestarci di domande su Alba, sul tartufo, sulla Nutella, sulle nocciole dimostrando una grande conoscenza del nostro territorio rivelando di avere il desiderio di visitarlo al più presto.

Dopo un’ora passata insieme dobbiamo scendere, ci scambiamo i contatti, il viaggio di Hildegung prosegue verso nord, noi siamo giunti a destinazione, ci congediamo, ma prima di salutarci la nostra interlocutrice digita un numero e parla con qualcuno in norvegese, ovviamente non capiamo cosa dica, ma capiamo che stia parlando con entusiasmo di noi.

Scendiamo dal catamarano ed è chiaro a chi avesse telefonato la nostra nuova amica perché sull’isoletta su cui aspetteremo la coincidenza per ritornare a Bergen dopo un’ora e mezza, ci accoglie il proprietario dell’unico ristorante che ci fa visitare il locale e ci invita a sedere.

Anche lui conosce Alba, è appena rientrato con la moglie e le figlie da una vacanza a Venezia e tra i suoi desiderata ha già le Langhe. Parla un inglese stentato e il locale è quanto di più lontano possa esserci dai nostri ristoranti; eppure, ci sentiamo tutti a casa.

Il ristoratore ci offre birra locale e le migliori trota e salmone che io abbia mai mangiato regalandoci un trancio di trota con cui concedersi una deliziosa cena al ritorno in Italia. Trota che potete vedere nell’immagine scattata davanti al ristorante.

Ci saluta con grande entusiasmo dicendo che siamo ospiti suoi e di Hildegung regalandoci una storia da raccontare, nel segno del tartufo, quel fungo ipogeo difficile da trovare intorno al quale Giacomo Morra, prima e Roberto Ponzio, poi sono riusciti a creare un mito in grado di varcare ogni confine e arrivare fino ai remoti e selvaggi fiordi norvegesi.

 

 

Marcello Pasquero

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