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Farinél | 10 marzo 2024, 12:52

Farinél/ Di chi scriverebbe oggi Beppe Fenoglio? Chi sarebbero i suoi partigiani? [Seconda Parte]

Tre persone di quelle che ho intervistato tra cui il collega Silvano Bertaina, firma di TargatoCn e La Voce di Alba e compagno di avventura a Lunedì Sport su Radio Alba hanno risposto senza esitazione: «Oggi l’eroe fenogliano sarebbe sicuramente una donna»

Foto: Aldo Agnelli

Foto: Aldo Agnelli

Il primo marzo 1922 nasceva ad Alba lo scrittore Beppe Fenoglio, l’autore che più di chiunque altro ha saputo raccontare un’epoca e una terra. Chi sarebbero oggi i suoi partigiani? Si muoverebbero tra le rovine di Mariupol o Gaza, sarebbero giovani immigrati che lottano per costruirsi un futuro o donne che combattono ogni giorno contro una società maschilista? Dite la vostra.

Riprendiamo da dove avevamo lasciato una settimana fa. Lo scorso numero del Farinél si concludeva con le domande irrisolte “Chi sarebbero oggi Johnny e Milton? Chi sarebbero i partigiani del Duemila?”.

Ho deciso nell’occasione di spalmare l’argomento su due settimane, per non occupare troppo spazio, ma soprattutto per la voglia di approfondire il tema con amici e conoscenti, con uomini e donne della cultura del nostro territorio, ma anche con l’uomo della strada che in molti casi si muove e ragiona senza i preconcetti di chi frequenta abitualmente salotti culturali.

Liquidati nella scorsa uscita del Farinél i temi fondamentali dell’amore, dell’amicizia, dei rapporti tra genitori e figli, con lo straordinario esempio de “Ma il mio amore e paco”, ma anche del racconto “Il gorgo”, temi universali che il Fenoglio di oggi avrebbe potuto trattare tranquillamente con il suo stile inconfondibile.
Ma sarebbe estremamente riduttivo limitare Beppe Fenoglio ad amore, amicizia e famiglia, l’autore langhetto fu uno straordinario cantore dei suoi tempi, probabilmente il più grande in Italia e la sua poetica è intrisa della Malora di inizio Novecento, della guerra, della lotta partigiana, di una condizione contadina di estrema povertà, ben lontana dalla attuale.

Il nostro Beppe avrebbe potuto scrivere solamente di amore, amicizia, o rapporti famigliari? Secondo me no. Dove avrebbe trovato l’ispirazione per andare oltre i temi universali e diventare particolare e profondamente “Glocal” come è di moda definirsi oggi?

La smetto con le domande e provo a passare alle risposte partendo dalle considerazioni di amici e conoscenti intervistati in settimana su questo tema.
Un buon numero di loro non ha apprezzato lo sforzo di immaginazione: Beppe Fenoglio è figlio della sua epoca, è uno straordinario narratore di quel periodo e non può essere immaginato fuori dal suo contesto storico. Punto.

Alle mie rimostranze ricordando che Fenoglio fu strappato alla vita in giovane età e che con un destino meno beffardo, lui, classe 1922 sarebbe potuto arrivare tranquillamente alla soglia degli anni Duemila. E ancora che, se il buon Dio o chi per lui gli avesse concesso una vita lunga quanto quella di Camilleri o di altri autori più longevi sarebbe arrivato quasi ai nostri giorni, si è aperto uno spiraglio in alcuni, altri sono rimasti sulla propria posizione: Fenoglio è un autore legato al suo tempo e in altre epoche non sarebbe esistito, hanno ribadito. Punto e a capo.

Tra coloro che invece hanno apprezzato la domanda vi è un profondo conoscitore della poetica fenogliana, l’attore Paolo Tibaldi che ha risposto senza esitare: «Beppe Fenoglio oggi, come allora, avrebbe scritto degli ultimi. Sicuramente il suo lavoro, con l’avvento del benessere sulle nostre colline, si sarebbe spostato verso i contesti più marginali del nostro territorio».

L’eroe fenogliano, insomma, per Paolo Tibaldi sarebbe: «Un ragazzo di una famiglia disagiata che lotta per cambiare il proprio destino, che frequenta con passione una scuola professionale della zona per imparare un mestiere, che si confronta con il razzismo strisciante e contro la burocrazia per raggiungere la propria realizzazione. Lo immagino così il protagonista di un romanzo di Beppe Fenoglio oggi».

Una chiave di lettura interessante che condivido, l’eroe fenogliano degli anni Duemila che immagino, si avvicina molto a quello di Tibaldi.

Rimanendo ai partigiani secondo alcuni oggi il grande autore albese sarebbe passato a raccontare altre realtà, Alba oggi sarebbe Mariupol o Gaza, i suoi eroi si muoverebbero tra le macerie delle città distrutte dalla follia dei potenti di oggi, nella disperata ricerca di libertà, di pace, di amore.

Altri hanno immaginato Fenoglio trasferirsi in Africa o in Sud America per raccontare i contesti di povertà estrema degli angoli più remoti e dimenticati del mondo.
Chissà, sarebbe curioso vedere Fenoglio che fu un autore stanziale, impregnato del proprio territorio, scrivere di Kenya o Perù, ma faccio più fatica a immaginarlo.
Tre persone di quelle che ho intervistato tra cui il collega Silvano Bertaina, firma di TargatoCn e La Voce di Alba e compagno di avventura a Lunedì Sport su Radio Alba hanno risposto senza esitazione: «Oggi l’eroe fenogliano sarebbe sicuramente una donna».

Le donne sono alla base della poetica fenogliana, spesso rappresentano l’amore della madre per un figlio, di una moglie tradita per il marito, di una donna impossibile per un partigiano, ma sono figlie di un’epoca in cui la donna aveva un ruolo di subordinata all’uomo, pur occupandosi di casa e famiglia e pur essendo la vera eroina di quella Langa grama. Un ruolo che emerge in Fenoglio che scrive ne “La Malora”: “Ricordatevi, o giovani, che le donne sono bestie. Non le potete acchiappare perché non hanno la coda, ma se le picchiate in testa sentono.”.

Una frase di inaudita cattiveria che si ritorcerà contro chi la pronuncia, segno di una battaglia già iniziata anche nei racconti del grande scrittore albese verso una parità allora lontanissima e oggi ancora lontana.

Tirando le somme, sono d’accordo, oggi il partigiano di Beppe Fenoglio sarebbe una partigiana, una donna che lotta contro un mondo ancora troppo maschilista, con la voglia di ottenere il proprio riscatto, una donna della nostra periferia, magari nata in Italia da genitori non italiani, che deve correre il doppio per ottenere la metà, ma che per questo decide di lottare ancora di più, per sé stessa e per le altre donne come lei, alla ricerca di una parità ancora lontana.

Una donna che sa amare un uomo, un’altra donna o un figlio o una figlia e difendere il proprio amore, ma che non scende a compromessi per niente e nessuno.
La immagino così la protagonista di un romanzo di Beppe Fenoglio degli anni Duemila e sono certo che sarebbe un personaggio immortale come tutti gli eroi nati dalla penna del nostro Beppe. E voi cosa ne pensate?


Marcello Pasquero

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