/ 

Che tempo fa

| 27 dicembre 2024, 07:05

Cherasco: primo Natale senza il "travestimento" del benemerito Alberione, vittima del "politically correct"

"Quando un gesto gioioso viene interpretato come un atto di ribellione la società si priva di uno dei suoi ingredienti più preziosi: la capacità di divertirsi insieme"

Il busto dell'Alberione

Il busto dell'Alberione

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da un nostro lettore di Cherasco in merito alla curiosa tradizione, portata avanti da sconosciuti giovani del posto. E, oggi, abbandonata.

***

Per più vent'anni, il busto del benemerito Alberione di Cherasco è stato il protagonista indiscusso di una tradizione natalizia tanto inaspettata quanto amata. Ogni vigilia di Natale, un gruppo di ragazzi ignoti trasformava quel volto di bronzo in qualcosa di unico, surreale e profondamente divertente. Greta Thunberg, Topolino, Donald Trump, Lord Fenner, persino un autovelox: il busto è stato vestito nei modi più disparati, portando allegria e sorrisi ai cittadini. Il tutto accompagnato da un messaggio natalizio, un gesto ironico e gioioso che faceva sentire tutti parte di una comunità viva e creativa. Ma quest'anno, qualcosa si è rotto. 

Nessun costume stravagante, nessuna sorpresa a far sorridere i passanti. Solo un cartello freddo, quasi cinico, appeso al collo del busto: “Causa politically correct, non mi addobbo più. I miei più servili auguri per un distinto Natale e uno spettabile Anno Nuovo 2025”. 

Cosa è successo a questa tradizione? Davvero il "politically correct" ha avuto la meglio su una goliardata che non ha mai fatto male a nessuno? O, forse, dietro quelle parole si nasconde qualcosa di più profondo: la crescente incapacità di tollerare ciò che diverte senza offendere, ciò che rompe la monotonia in modo sano e creativo? Per anni, qualcuno ha storto il naso davanti a questa iniziativa. Le forze dell’ordine diverse volte sono state chiamate a intervenire, come se quei ragazzi fossero criminali invece che semplici portatori di un sorriso. Tuttavia, nessuno è mai stato danneggiato, nessuna offesa è mai stata realmente arrecata. Il loro era un gesto che ricordava alla città che il Natale può essere anche questo: stupore, leggerezza, condivisione. 

Cherasco è un luogo di storia, di tradizioni secolari, ma anche di un’anima vivace che ha saputo reinventarsi nei tempi moderni. Questa tradizione era parte di quell'anima: un piccolo rito collettivo che, pur restando anonimo, creava un senso di appartenenza. Il busto vestito a festa non era solo un oggetto decorato; era un simbolo di una comunità capace di prendersi un po' meno sul serio, almeno per un giorno all'anno. Oggi, invece, la città sembra aver perso un pezzo di sé. Quel cartello, più che augurare buone feste, sembra un manifesto di resa. È come se dichiarasse: “Non ci proviamo più, perché qualcuno potrebbe offendersi”. 

Forse è proprio questa incomprensione a essere alla base della fine della tradizione. Quando un gesto gioioso viene interpretato come un atto di ribellione o, peggio, come una potenziale minaccia, la società si priva di uno dei suoi ingredienti più preziosi: la capacità di divertirsi insieme. 

La domanda ora è: possiamo permetterci di perdere anche queste piccole tradizioni? In un mondo sempre più dominato dalla digitalizzazione e dalla distanza sociale, momenti come quello del busto addobbato a Cherasco sono ossigeno per le comunità locali. Sono un promemoria che la felicità si trova nelle piccole cose, nei gesti inaspettati che trasformano il quotidiano in qualcosa di straordinario. Forse il cartello comparso quest'anno non è la fine definitiva, ma solo una pausa. Forse qualcuno, il prossimo anno, troverà il coraggio di riprendere il filo di questa storia, di vestire di nuovo quel busto e di riportare il sorriso sui volti dei passanti.

Al Direttore

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MARZO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2024" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium