Riceviamo e pubblichiamo:
Egregio Direttore,
ormai da parecchio tempo viene ampiamente detto che il nostro sistema della mobilità è squilibrato in favore della gomma, sistema che infligge alla collettività costi molto alti sotto il profilo ambientale e sociale, senza dimenticare il pesantissimo tributo in termini di vite umane.
Di questi argomenti si parla a lungo ma senza riuscire a trarne lezioni concrete per modificare il nostro modello di sviluppo. In parte perché ognuno tende a fare i conti con l'utilità immediata delle proprie scelte. E ciò riguarda sia il singolo cittadino, sia i decisori istituzionali di qualsiasi scuderia di appartenenza, che magari ritengono antieconomico ripristinare una tratta ferroviaria, perché si limitano a una mera analisi di bilancio aziendale, ma non considerano i vantaggi e i benefici di tale scelta.
Anzi spesso i benefici vengono occultati con motivazioni tecniche assai discutibili, facilmente smontabili da esperti addetti ai lavori, che ovviamente non vengono interpellati. Il cambio di rotta che dovrebbe profilarsi all'orizzonte si produce anche con progetti relativamente semplici.
Nel saluzzese, ad esempio, insiste una linea che ha subito numerose traversie: l'Airasca Saluzzo, parte integrante di un itinerario alternativo che da Torino andava a Cuneo, passando, appunto dalla città del Marchesato.
Questa linea è stata completamente rifatta negli anni '80 del secolo scorso e di lì a poco inopinatamente chiusa in ossequio alla moda del tempo che vedeva in molte linee locali non degli assi da potenziare, ma dei rami secchi da eliminare. Nel tempo si accese il dibattito per un suo eventuale ripristino, ma durò poco, perché da Airasca verso Moretta i binari vennero eliminati, per far posto ad una pista ciclabile. Un territorio assolutamente pianeggiante aveva proprio bisogno di quello spazio ferroviario per realizzare una ciclovia?
Ad ogni modo ricordo che la legge che consente la realizzazione di piste ciclabili sui sedimi ferroviari, consente altresi il ripristino funzionale della ferrovia qualora se ne ravveda la necessità.
Ma veniamo ai nostri giorni: di quella tratta è rimasto in piedi un tronco da Moretta a Saluzzo, tronco che insiste in un distretto industriale di grande importanza a cui farebbe più che bene un collegamento ferroviario con Saluzzo e con il resto del mondo. Certo bisogna volerlo e volerlo fortemente.
In tante parti d'Italia i raccordi ferroviari non ci sono e si vorrebbero realizzare, ma talvolta è difficile, se non addirittura impossibile. Qui è possibile. Anni fa lo scambio in ingresso a Saluzzo della linea proveniente da Moretta, forse anticipando i tempi, è stato asportato. Oggi ho letto, in altri scritti, che quei binari sono abbandonati: non sono semplicemente abbandonati, sono volutamente abbandonati, perché la circolazione è stata resa impossibile.
Questa tratta avrebbe ancora le carte in regola per un ripristino funzionale ad uso trasporto delle merci e forse anche per altre soluzioni qualora ci fosse la seria volontà di un ripristino.
Piero Canobbio, Gruppo fb: "Unione per le ferrovie del Piemonte"












