Il modo in cui le persone vivono l'ambiente montano si è modificato profondamente. Un tempo, l'escursionismo era visto quasi esclusivamente come un'attività secondaria, una lenta marcia di avvicinamento necessaria per raggiungere l'attacco di una via d'alpinismo o un rifugio in alta quota. L'attrezzatura rifletteva questa mentalità, dove la priorità assoluta era la robustezza. Oggi, questa prospettiva è stata ribaltata: l'escursionismo è diventato una disciplina a sé stante, praticata da milioni di persone con obiettivi diversi, che spaziano dalla ricerca del benessere fisico fino alla pura performance atletica. Questa nuova filosofia, basata sull'agilità, ha richiesto una revisione dei materiali, ponendo la calzatura al centro di una rivoluzione tecnologica, dove il peso è diventato un fattore determinante tanto quanto la protezione.
Dagli scarponi chiodati alla ricerca della leggerezza
Nei primi decenni del Novecento, l'idea stessa di una scarpa da montagna era legata a strutture pesantissime, realizzate in cuoio pieno fiore, spesso ingrassato per tentare un'impermeabilizzazione rudimentale. La suola rappresentava l'elemento più critico: per garantire una minima aderenza su roccia e terreni impervi, venivano applicati manualmente chiodi e borchie metalliche. Queste calzature erano indubbiamente resistenti, ma anche incredibilmente faticose da utilizzare sulle lunghe distanze e pericolosamente scivolose sulle superfici rocciose lisce o bagnate. Si trattava di un mondo tecnologicamente lontanissimo da quello attuale, dove le moderne scarpe trekking uomo ideali per escursionisti che cercano leggerezza e performance dominano il mercato, consentendo progressioni agili e un affaticamento muscolare notevolmente ridotto rispetto al passato.
La curiosa invenzione della suola "a carrarmato"
Una delle curiosità storiche che hanno cambiato per sempre il modo di andare in montagna risale al 1935. L'alpinista italiano Vitale Bramani fu testimone di una tragedia alpina attribuita, in parte, all'inadeguatezza delle calzature chiodate su terreno misto e ghiacciato. Tornato da quella drammatica esperienza, Bramani ebbe l'intuizione di utilizzare la gomma vulcanizzata, simile a quella impiegata per gli pneumatici, per creare una suola capace di offrire un'aderenza superiore su diverse superfici. Collaborando con l'industria Pirelli, sviluppò il celebre disegno "a carrarmato" che divenne poi famoso in tutto il mondo con il marchio Vibram. Questa invenzione segnò la fine dell'era dei chiodi e l'inizio della moderna concezione della scarpa da trekking.
L'avvento dei materiali sintetici e delle membrane
L'evoluzione successiva non riguardò più soltanto la suola, ma l'intera struttura della calzatura. L'introduzione di materiali sintetici, come il nylon balistico e il Cordura, a partire dagli anni Settanta e Ottanta, permise di ridurre drasticamente il peso rispetto al tradizionale cuoio, pur mantenendo un'elevata resistenza all'abrasione e ai tagli. Il vero punto di svolta, tuttavia, fu lo sviluppo delle membrane impermeabili e traspiranti, come il Gore-Tex. Questa tecnologia ha permesso di realizzare calzature capaci di proteggere il piede dall'acqua esterna, come pioggia, pozzanghere o neve bagnata, consentendo al contempo al vapore acqueo prodotto dalla sudorazione di fuoriuscire. Oggi, la ricerca si concentra sulle intersuole, utilizzando schiume espanse (EVA) che offrono livelli di ammortizzazione e ritorno di energia impensabili solo pochi anni fa, trasformando le attuali scarpe trekking uomo in veri e propri strumenti di precisione atletica.
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