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Cronaca | 15 gennaio 2026, 16:30

Furti e sicurezza, il monito del prefetto Savastano: "No alle ronde di cittadini, vietate e pericolose. Zone rosse? Non in Granda"

Dopo i fatti di Valgrana l’iniziativa del rappresentante del Governo: "Sindaci e associazioni di commercianti da coinvolgere in azioni di «sicurezza integrata». Controlli di vicinato e associazioni di osservatori volontari tra le strade possibili per un migliore presidio del territorio"

Furti e sicurezza, il monito del prefetto Savastano: "No alle ronde di cittadini, vietate e pericolose. Zone rosse? Non in Granda"

"Le ronde sono pericolose e vietate, la "sicurezza fai da te’ può avere gravi conseguenze per il rischio di imbattersi in criminali. E anche perché, compiendole, è possibile commettere illeciti come l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni".

Non usa mezzi termini, il prefetto di Cuneo Mariano Savastano, nel mettere in guardia rispetto ad azioni che gruppi informali di cittadini volessero mettere in atto nella nostra provincia nel tentativo di sostituirsi alle forze dell’ordine.

L’urgenza del monito si giustifica con quanto accaduto a Valgrana negli ultimi giorni dello scorso dicembre.  Qui, al verificarsi di quella che è stata percepita come una particolare recrudescenza nei furti ai danni di abitazioni private, alcuni residenti si sono convinti a prendere in mano la situazione assumendo iniziative che si sono poi guadagnate l’attenzione della stampa locale.

[Il prefetto di Cuneo Mariano Savastano]

"TRE EPISODI, NON TRENTA"

"Ne ho chiesto conto al Comando Provinciale dei Carabinieri e mi hanno parlato di tre episodi, non trentatré – ha proseguito il prefetto, ridimensionando la portata dei fatti alla base di un episodio in realtà non meritevole di tanto allarme sociale –. Il sindaco di Valgrana mi ha spiegato che la situazione è stata, enfatizzata’. In ogni caso parliamo di comportamenti contrari alla legge".

"Ogni forma di sicurezza fai da te è pericolosa e vietata – ha ribadito –. Invito invece a sporgere sempre denuncia, a fare segnalazioni alle forze dell’ordine. Puntiamo molto sulla polizia di prossimità, su esperienze come quella del carabiniere di quartiere o la stazione mobile dei Carabinieri in corso Giolitti a Cuneo".

COINVOLGERE SINDACI E COMMERCIANTI

Il massimo rappresentante del Governo sul territorio ha tenuto invece a ricordare le iniziative con le quali istituzioni e privati cittadini possono impegnarsi per modificare e migliorare i livelli di sicurezza e la loro percezione in capo alla popolazione.

Di entrambe intende parlare ai 247 sindaci della Granda, recapitando loro schede informative utili a sensibilizzarli rispetto a una gestione condivisa, consapevole e proattiva di questa delicata tematica. Al contempo sta incontrando i rappresentanti delle associazioni di commercianti, anche loro da sensibilizzare rispetto al bisogno a misure di sicurezza passiva che spesso non sono adeguate.

GLI "OSSERVATORI VOLONTARI"

Due gli strumenti, in concreto. Il primo, contemplato da un decreto ministeriale del 2009, quando ministro degli Interni era Roberto Maroni, non ha ancora trovato applicazione nella nostra provincia.

Si tratta delle "associazioni di osservatori volontari", presenti in diversi contesti specialmente metropolitani, non ancora nella nostra provincia. Si tratta di realtà quali i "City Angels". La legge richiede che i partecipanti si costituiscano formalmente in associazione, la quale deve poi convenzionarsi col Comune nella quale il sodalizio opera. Vengono quindi iscritte in elenchi tenuti dalla Prefettura. Possono operare con pattuglie formate da non più di tre persone, di età non inferiore ai 18 anni. Non devono utilizzare mezzi motorizzati o animali. Men che meno i suoi componenti possono essere armati. Le organizzazioni non possono richiamarsi a partiti o organizzazioni politiche, men che meno a tifoserie o gruppi di ultra. Possono osservare e segnalare alle forze dell’ordine e devono limitarsi a questo.

I CONTROLLI DI VICINATO

Di più facile organizzazione e realizzazione il cosiddetto "controllo di vicinato": istituto di origine anglosassone, che nel nostro Paese non è disciplinato se non tramite un protocollo-tipo predisposto dal Ministero degli Interni che nella nostra provincia è stato sinora sottoscritto dalla sola Città di Mondovì, cofirmataria insieme alla Prefettura di un’intesa giunta intanto a scadenza e che nei prossimi giorni verrà nuovamente sottoscritta con le firme del prefetto e del sindaco Luca Robaldo.

"La convenzione rappresenta l’unico passaggio formale richiesto – spiega qui Savastano –. I cittadini residenti in una strada o in quartiere possono decidere di formare un gruppo che presidia il territorio. Ma non col 'fai da te', non scendendo in strada, non facendo le ronde. Ci si riunisce, si manifestano questa volontà, si individua un coordinatore cui toccherà raccogliere le segnalazioni dei partecipanti in merito a eventuali presenze anomale, come un’auto sospetta, o supposti fatti illeciti. Sarà lui a segnalarli alla forze dell’ordine. Appositi cartelli nelle zone interessate dal controllo serviranno da deterrente, scoraggiando ladri e malintenzionati".

LA SICUREZZA? DEVE ESSERE "INTEGRATA"

"Le normative degli ultimi anni vanno in una direzione chiara: quella della sicurezza integrata", ha ancora spiegato il prefetto, richiamando la necessità di interventi a tutti i livelli di governo, per gestire una delle tematiche sulla quale è maggiore l’attenzione dei cittadini.

"Insieme allo Stato, anche gli enti locali possono fare la loro parte predisponendo un’illuminazione pubblica efficiente, sistemi di video sorveglianza, interventi di riqualificazione urbana".

NON ALLE "ZONE ROSSE"

"Non è solo il presidio delle forze di polizia – ha proseguito – a fare la differenza. Sempre più importante è la prevenzione. In alcune grandi città i prefetti hanno deciso di istituire 'zone rosse’, per aree sensibili dove istituire una vigilanza rafforzata. Ritengo che realtà come Cuneo, Alba e Bra, non siano in condizioni di insicurezza tali da arrivare a simili provvedimenti. Perché questo vorrebbe dire attingere a strumenti straordinari, mentre gli ordinari sono più che sufficienti. Nel capoluogo provinciale vengono effettuati continui servizi di polizia anche con supporti dal capoluogo regionale. A Mondovì, per fare un altro esempio, ci sono 400 telecamere. Ogni anno il Ministero ne sostiene la posa e nell’ultimo anno sono stati finanziati 10 progetti di altrettanti comuni e di un’unione montana. Ad Alba e Bra abbiamo aperto interlocuzioni con Fs ed Fs Security per intervenire sulle stazioni ferroviarie. Importanti passi in avanti si sono fatti al Movicentro di Cuneo, dove ora è pensabile di riaprire il sottopassaggio chiuso da tempo".

Ezio Massucco

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